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nov
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“Lačò Drom” Cena

È morta “Cena” Huseinović
 

sopravvissuta alla deportazione nel campo di sterminio di Jasenovac

All’ospedale San Giovanni Bosco di Torino stanotte si è spenta Cena Huseinović, una delle ultime testimoni Rom sopravvissute alle deportazioni nei campi di sterminio.

Cena ha atteso gli ultimi attimi della sua vita per raccontare gli orrori patiti durante la seconda guerra mondiale nel più grande campo di sterminio dei balcani, a Jasenovac, nella Croazia a quel tempo governata dagli “ustascia” alleati delle forze nazi-fasciste. Lo ha fatto a gennaio, nell’ultima Giornata della Memoria celebrata a Torino dalle donne di Idea Rom, ricordando il “Porrajmos”, la shoah dei Rom, da lei vissuto in prima persona.

Cena quel giorno era visibilmente commossa ma, al tempo stesso, convinta e determinata nel “donare” la sua testimonianza alle giovani Rom, quasi a passar loro il compito di ricordare nel tempo cosa tutta l’umanità dovrebbe evitare di ripetere.

Cena aveva 12 anni quando, nel 1942 a Višegrad (Bosnia centrale), venne catturata assieme ai suoi parenti e caricata in un treno che la portò prima a Sarajevo e poi a Jasenovac. In quel campo i deportati erano costretti a lavorare nella produzione di mattoni e catene e, quando gli sforzi e la fame li indebolivano, venivano uccisi e gettati ancora moribondi nel fiume Sava. Cena in quel fiume ritrovò anche il cadavere della madre, con i seni mutilati ed i pesci che ne divoravano le carni. Le donne venivano violentate, gli uomini crocifissi sugli steccati, a chi tentava di fuggire venivano tagliati i piedi. Quasi tutta la famiglia di Cena venne sterminata, lei sopravvisse assieme alle sorelle e ai fratelli più piccoli grazie all’aiuto di un loro ex vicino di casa amico di Latif, il promesso sposo di Cena, a quei tempi “il più bravo artigiano fra i Rom calderai”.

Ma la memoria del Porrajmos a Jasenovac è quasi scomparsa, con i documenti irrimediabilmente distrutti pochi giorni prima della liberazione e gli edifici spianati dagli ustascia prima della fuga. Secondo gli storici in Croazia furono uccisi 600 mila tra ebrei, rom, serbi, mussulmani e partigiani, quasi tutti nel campo di Jasenovac. I cadaveri venivano seppelliti in fosse comuni sulle rive della Sava ma per anni, durante le esondazioni, i corpi dei cadaveri riaffioravano e venivano trascinati dalle acque.

A Jasenovac, come in altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom.

“Lačò Drom” Cena, buon viaggio nella lingua dei Rom.

 

Torino, 5 novembre 2010

Con l’impegno di continuare a ricordare

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo e forse un giorno gagì engagée


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