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Feb
09

Vincere la battaglia dell’informazione sui media Questo l’imperativo categorico secondo il giornalista Alessandro Robecchi

Alessandro Robecchi, giornalista de Il Manifesto, all’Espace Populaire di Aosta lo scorso giovedì 19 febbraio, ha restituito uno spaccato lucido e impietoso del sistema italiano dell’informazione e della crisi culturale, prima che politica, dell’attuale società italiana.
Contro “la teoria del caso singolo e clamoroso”, insieme tecnica e strategia del potere, contro l’erosione dell’informazione dal basso e contro l’orizzontalizzazione del messaggio dall’alto non resta che l’imperativo categorico di vincere la battaglia “sui media, o almeno combattere alla pari, o almeno combattere”.
Secondo Robecchi uno dei paradossi, tutti italiani, sta nel fatto che proprio laddove l’argomento principe è inerente alle televisioni lì si nota che i più elementari meccanismi di funzionamento del mezzo televisivo non sono conosciuti
Oggi in Italia su 60 minuti di trasmissione televisiva 12 minuti sono di pubblicità e sono di proprietà dell’inserzionista che compra i minuti all’inizio dell’anno quando la rete presenta i palinsesti, a Cannes o a Montecarlo, e sulle stime dei programmi compra gli spazi pubblicitari.
“Ma non si tratta di un semplice processo economico” – sottolinea Robecchi – che invita a riflettere su che cosa è uno spot ovvero il comunicato commerciale di 30 o 90 secondi che è pubblicità di un oggetto ma che, prima di essere la pubblicità di un oggetto e di un prodotto, è la pubblicità del mercato che lo vende. Noi possiamo dire tranquillamente in Italia su ogni ora di trasmissione televisiva 12 minuti sono di pubblicità del capitalismo”.
E quando si tira fuori la famosa accusa “ma sei ideologico, usando la parola ideologia come una parolaccia, io mi diverto moltissimo” – dice Alessandro – “perché invece vedo quelli ideologici ci sono, prosperano, vivono. Ho letto le dichiarazioni di Bagnasco su Eluana (Englaro, ndr) … se non c’è ideologia lì!
Robecchi a questo punto cita tre casi clamorosi e, a proposito di ideologia, introduce la sua “teoria del caso singolo e clamoroso” che consiste nel montare un caso generalizzando un caso singolo.
“È un caso ? No.
E una tecnica!
Se la cosa passa, passa.

Se la cosa non passa si fa marcia un po’ marcia indietro e si ritorna al caso singolo. Del resto a che cosa serve un capro espiatorio. Quello che mi interessa è il caso mediatico”. Nel giro di due anni si è passati dalla denuncia, ad esempio, del caso singolo del professore non licenziabile “ad un movimento di opinione guidato dall’alto, dal ministero della funzione pubblica, che di fatto criminalizzava l’intera categoria dei dipendenti pubblici.”
Ma sull’onda di questa cosa si riducono i diritti di tutti. Ad esempio a chi aveva un familiare fortemente disabile, per cui aveva diritto a giorni di permesso per prestare le cure necessarie, sono stati dimezzati i giorni di permesso. Se in una famiglia erano due persone ad avere giorni di permesso per curare un parente disabile grave questi sono stati loro dimezzati.
“E aspettiamo il resto! conclude cinicamente, ma non troppo, Robecchi.
L’invito e l’incitamento all’astensione dal voto al referendum sulla fecondazione assistita (legge 40) e per questo rimando anche al mio articolo “Dopo il referendum sulla fecondazione assistita. L’invito all’astensione e la legge” pubblicato su Informazione Valle d’Aosta numero 12/2005) – e il teleorientamento del voto sono altri esempi citati per attestare l’esatto capovolgimento delle cose.
“La madre di tutte le truffe è – anche secondo Robecchi – l’emergenza sicurezza”.
Infatti non esiste nessuna emergenza sicurezza.”E triste dirlo adesso che va molto di moda lo stupratore” dice Robecchi. Secondo i dati del Ministero degli Interni infatti il numero degli stupri è diminuito: il dato da segnalare è che se ne denunciano di più.
Robecchi cita i dati del giugno 2007 relativi agli omicidi avvenuti nel 1991 – picco assoluto degli omicidi – che sono stati, in totale, 1901; nel 2006 sono stati 621, ovvero meno di un terzo. A questo bisogna aggiungere che di questi 621 quasi la metà è avvenuto in territori dove comanda la criminalità organizzata.
I furti in appartamento nel 1999 erano 380 ogni 100.000 abitanti; nel 2006 erano 233.
Per quanto riguarda la violenza sulle donne: sono state 150.000 le donne molestate nel 2006 (unico dato ad aumentare): nel 62,4 % dei casi di violenza sessuale, nel 68 % dei casi di molestia e addirittura nel 70% degli stupri il responsabile, si sa, è una persona conosciuta.
“Non esiste quindi, e penso agli anni 2006, 2007, 2008, un’emergenza sicurezza, dice Robecchi
che cita, negli stessi anni, l’incremento delle notizie di cronaca nera all’interno dei telegiornali italiani.
Un sospiro davvero marcato di Alessandro sottolinea la fatica del citare questi dati.
Dal 2003 al 2008 nel TG1 la cronaca nera nei telegiornali era aumentata del 18,4 % a fronte di una diminuzione dei reati; nel TG2 21%; nel TG3 13% (è il dato più basso); nel TG5 24%; nel TG4 26,8%. La media della RAI è 17,9 %, la media Mediaset si attesta sul 21,1 % e LA7 è perfettamente in linea con la RAI.

Quale è stata nel 2007 – che è stato forse nella storia d’Italia il primo unico anno intero di campagna elettorale protrattasi per ben quindici mesi dal 1 gennaio 2007 a quando si è votato nell’aprile 2008 – la frequenza, nei tg, come prima notizia di fatti di cronaca nera: nel TG1 36 volte; nel TG2 62 volte; nel TG3 32 volte; nel TG4 70 volte; nel TG5 64 studio, in Studio Aperto… 197 volte. Due giorni su tre Studio Aperto ha aperto il tg con una notizia di cronaca nera.
Ma Robecchi incalza. “Alla fine si arriva poi sempre lì dove c’è una concentrazione di potere, di raccolta pubblicitaria e di diffusione e di manipolazione delle notizie che è in mano a pochissime persone, in realtà si potrebbe dire quasi a una persona, la quale persona esprime anche il potere politico in questo paese.
Il problema – dice – è come si combatte contro queste cose.
La mia sensazione è che o si combatte con la guerriglia, sto parlando ovviamente della guerriglia dell’informazione in senso figurato, o non credo che noi possiamo andare a combattere quella battaglia lì. Anche perché nessun segno c’è che la stiamo combattendo”.
Per comprendere che significa “guerrilla” dell’informazione si consulti il sito http://www.alessandrorobecchi.it/. Infine conclude Robecchi “bisogna ripartire dal presupposto che il mercato più l’abilità di gestirlo hanno vinto e che “quello” ha vinto e gli altri (noi) hanno perso.”
Dopo gli applausi Robecchi riprende immediatamente il discorso per far notare che “quando è esploso il caso Eluana Englaro i sondaggi attestavano che il 92% degli Italiani era col signor Beppino e l’8% era una minoranza di estremisti cattolici del movimento per la vita.
La faccenda è finita con i sondaggi al 54% con il signor Beppino Englaro e 46% con i cattolici integralisti.
Nel giro di soli sei mesi la cosa si è quasi ribaltata e se la cosa durava ancora un mese, forse ancora anche solo quindici giorni, vincevano loro.
Attenzione ve lo dico perché quando mai ci sarà invece da sterminare gli zingari, sarà così
Se facciamo un sondaggio adesso è già così.”

Silvia Berruto



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