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LA RABBIA DI PASOLINI. Al FrontDOC 2009

LA RABBIA DI PASOLINI
Al FrontDOC 2009
Rencontres documentaires de la Vallée d’Aoste


La proiezione del film La rabbia di Pasolini, ricostruzione della versione originale del film di Pierpaolo Pasolini per la regia di Giuseppe Bertolucci, ha aperto ieri la seconda edizione di FrontDoc.
Luciano Barisone, curatore e direttore della rassegna, ha introdotto il film e ha letto una breve dichiarazione di Bertolucci.
“Il film è una storia curiosa” dice Barisone.
Nel 1963 una produzione italiana incarica Pasolini di lavorare su dei cinegiornali di “Mondo libero” con dei materiali raccolti, sempre sulla base di cinegiornali dati in Inghilterra e in Cecoslovacchia.
Pasolini si pone come scopo quello di lavorare quei materiali d’archivio dando a questa forma, che Bertolucci definisce la forma più bassa di documentario, una dignità poetica.
Il film acquista rapidamente il tono di un atto d’accusa: “Duro, durissimo!” sottolinea Barisone ma è cifra palese dello stile e del contenuto del film ancorché dello stile e della vis polemica dell’autore.
Il produttore di allora, intimorito dalla fama e dalla posizione nette di Pasolini e preoccupato dalle possibili reazioni politiche, alla ricerca di un’improbabile par condicio, decide che una voce sola, così orientata a sinistra, non sarebbe andata bene. Così decide di affiancargli “una sorta di contraltare cattolico, di centro destra, lo scrittore Guareschi “.
Il film nasce così con due voci, con due anime.
Pasolini all’inizio è riluttante ma poi accetta, anche se parte del materiale che aveva preparato per il suo progetto viene tagliata.
Il film esce.
A distanza di anni appare in tutta la sua evidenza la differenza fra la parte di Guareschi della quale Barisone dice “con tutto il rispetto per Guareschi, che è autore di una saga, diciamo così, catto-comunista fra Peppone e Don Camillo, anche piuttosto interessante e divertente, però fondamentalmente non ha la stessa forza poetica e la stessa forza polemica di Pasolini.”
Nel 2006/ 2007 Bertolucci, che già si era cimentato in un altro lavoro legato a Pasolini (Pasolini prossimo nostro, 2006), finge di essere Pasolini, ricostruisce il film e ci aggiunge sue dichiarazioni e degli altri materiali.
Il film da un dittico diventa un’opera più complessa, con più sfaccettature.
A questo punto Barisone legge la dichiarazione di Bertolucci.
“Il caso ha voluto che negli ultimi anni io mi sia occupato di alcuni giacimenti pasoliniani [… ] – prima fra i reperti di Salò contenuti nell’archivio di Bachmann – “e ora lavorando alla ricostruzione della versione originale di uno dei film più inquieti e inquietanti e controversi della nostra storia: La rabbia del 1963.
Ancora una volta, anche a distanza di trenta o quarant’anni, Pasolini ci sorprende con una delle sue più spericolate performance metalinguistiche.
L’idea di rivisitare il genere cinegiornale, il più basso, il più esposto alle peggiori derive qualunquistiche, e di sporcarsi le mani in quel letamaio per estrarne le pietre preziose di alcune straordinarie immagini, di cambiarlo di segno inventandosi un irripetibile prototipo di poema dell’attualità, solo Pasolini poteva arrivare a tanto” e che solo “quei meravigliosi anni Sessanta” potevano consentirgli di fare.
“Per questo ci sembrava assolutamente necessario provare a restituire al progetto pasoliniano la sua fisionomia originaria, sottraendolo alla problematica coabitazione con gli episodi di Guareschi e ricostruendo la parte iniziale, alla quale aveva dovuto rinunciare per fare posto, appunto, ad un inquilino quanto mai scomodo e disomogeneo.”
Bertolucci con Tatti Sanguineti ricostruisce i primi sedici minuti della versione originale del film.
Non c’è più la parte di Guareschi, e questo è sicuramente un ottimo risultato filologico, oltre che politico.
La rabbia di Pasolini è appassionata, disperata, sincera e tormentata dal presente e dal futuro: una via d’uscita, dallo status quo, così lontana da quella di Guareschi, invece, sappiamo (essere) reazionaria.
I sedici minuti del film si aprono con i funerali di De Gasperi e si chiudono con l’inizio delle trasmissioni televisive: due segni emblematici ed epocali “dei quali Pasolini riesce a leggere tutta la valenza epocale e tutta la terrificante potenzialità.”
Nell’opera aperta, come la concepisce lo stesso Bertolucci, il regista ha inserito anche alcuni esempi, tratti dai cinegiornali definiti dallo stesso Bertolucci come delle armi improprie, del linciaggio mediatico di cui Pasolini fu oggetto all’inizio degli anni Sessanta .
“Ci sembrava interessante (e una forma di risarcimento dovuto) – afferma Bertolucci – provare a restituire, dopo tanti anni all’opera di Pasolini i connotati dell’originale.
Partendo dal testo del poeta e dalla collezione di “Mondo libero” abbiamo comunque lavorato alla ricostruzione (o meglio alla simulazione) di quella prima parte mancante e la presentiamo, naturalmente con beneficio di inventario, al pubblico di oggi,”

Imperdibile.
Cult.

Silvia Berruto

Luciano Barisone presenta La rabbia
Aosta – Cinema De La Ville – martedì 5.05.2009
C 2009 – Photo Silvia Berruto

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