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UN CLARINETTO NEL LAGER

   Valerio Cacco suona Tu scendi dalle stelle
Saint-Vincent 20 gennaio 2010
© Photo Silvia Berruto

Un clarinetto nel lager
Diario di prigionia 1943-1945

“Internato militare non collaborazionista”.
Così, nel 1985, l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, definì Aldo Cacco conferendogli il diploma di “combattente per la libertà d’Italia 1943-1945”.
Aldo Cacco, Valerio per tutti, prigioniero numero III B-307569, è un sopravvissuto all’internamento nei campi di Fürstenberg am Oder e Mittelbau-Dora, ha portato la sua testimonianza su “come sono stati i fatti” e su un’altra resistenza.
La resistenza degli IMI: (gli) internati militari italiani.
Dopo l’8 settembre 1943.
Data cruciale e indimenticabile per molti. Anche per noi che non c’eravamo.
“E abbiamo una nazione è allo sbando” . Ricordo a tal proposito, con Patrizio Zanella, il libro di Elena Aga Rossi Una nazione allo sbando che è la storia di questo armistizio.
E da questa data ha inizio la Resistenza.
“Teniamolo presente – dice Zanella – perché i primi ad imbracciare il fucile non sono proprio i partigiani che vanno in montagna ma sono i graduati, comandanti dell’esercito, che non si fanno catturare, si danno alla macchia e organizzano le prime formazioni partigiane.
Quindi l’embrione della Resistenza noi l’abbiamo anche attraverso l’esercito.”
Hitler poi “costruì” un nuovo status giuridico per tutti i militari italiani imprigionati: lo status di IMI.
Per mettersi al riparo da due rischi: il non rispetto delle convenzioni di Ginevra per il trattamento dei prigionieri di guerra e la scelta deliberata di evitare i controlli della Croce Rossa nei lager.
Gli internati militari (IMI) diventano un’enorme risorsa per il Terzo Reich e manodopera a basso costo per l’industria bellica tedesca.
Patrizio Zanella, qui in veste di storico, cita i dati di riferimento.
“I militari dell’esercito italiano erano 2.460.000. Di essi 810.000 vengono internati in Germania, 60.000 aderiscono alla neonata repubblica di SaIò e 50.000 di questi muoiono nei lager.
Valerio, non collaborazionista e resistente, è un (testimone) sopravvissuto grazie al suo clarinetto.
Musica e Lager è stata una grande occasione di alta civitas collettiva.
All’insegna della musica e del lager “noi stasera proviamo a offrirvi una riflessione” ha dichiarato Patrizio Zanella, storico e giornalista, che ha avuto “il compito di fare da spalla a Valerio”.
Sessanta slide intercalate all’ascolto della musica che “Valerio suonerà per voi” sottolinea Patrizio, hanno ritmato lo straziante ed intenso percorso di storia/e e memoria/e proposto da Valerio e da Patrizio seguito dalla presentazione dei lavori svolti dagli studenti del liceo scientifico Binel-Viglino proposti a cura degli stessi studenti.
“Io sono qui per dare una testimonianza vissuta e sofferta da un ragazzo che aveva 19 anni … dice Valerio.
“La valenza della sua (di Aldo Cacco, ndr) testimonianza continua Zanella, si riassume in due aspetti sostanzialmente: uno strumento musicale, un clarinetto, lo stesso che Valerio ha conservato durante la prigionia, e un diario, lo stesso che è riuscito a portare a casa dalla prigionia e che poi è diventato questo libro intitolato Un clarinetto nel lager. Diario di prigionia 1943-1945.
Dopo un rapido profilo foto-biografico su Valerio Patrizio Zanella ha proposto un breve excursus storico sulla cronologia essenziale del periodo in questione.
Valerio, recluta diciannovenne arrivato da poco più di un mese dice: “mi stavo spogliando dell’abito militare e mi stavo vestendo con gli abiti civili … ma sono stato beccato proprio a metà … cioé … avevo ancora i pantaloni … in mano.
E questo ha fatto sì che non c’è stata via di scampo.
E ho dovuto subire quel che ho subito… […]”
Due sono gli impegni assunti da Valerio: la fedeltà al re e, in caso di ritorno, il “voto” di fare vita onesta e corretta.
Inderogabili.
Pagati con due anni di lager.
Nell’agire e per agire un’altra Resistenza: quella delle resistenti e dei resistenti nei lager.
Struggente e non più sopportabile è stata la coincidenza delle parole, non solo delle frasi, degli intenti, dell’insegnamento, della fedeltà alla parola data, che sono coincidenti e comuni a quelle di altri internati fra cui l’internato Francesco Gallinari.

A questo punto un pianto irrefrenabile, inconsolabile e silenzioso mi ha colto.
Come accade anche ora, mentre scrivo.

Dunque per quanto attiene al parlare o al recensire dell’indicibile non posso far altro che smettere qui.
Nel tentativo fallace e incompiuto di restituire ciò che ho visto e sentito per chi, come noi, non potrà mai comprendere, la sola cosa che posso restituire, nell’immensa e incommensurabile impotenza, è l’invito a tutti a partecipare e a non delegare.

E a leggere il diario di Valerio Cacco.

Imperdibile.

Musica e Lager – mercoledì 20 gennaio 2010 – Auditorium dell’IPR di Saint-Vincent – Manifestazione organizzata in occasione del Giorno della Memoria. Curata dalle insegnanti Gabriella Garavoglia e Luisa Sasso del liceo scientifico Binel-Viglino di Saint-Vincent. In collaborazione con la biblioteca comunale e il Comune di Saint-Vincent.

Aldo Valerio Cacco
Un clarinetto nel lager
Diario di prigionia 1943-1945
A cura di Patrizio Zanella
Edizioni Messaggero Padova

Silvia Berruto, antifascista

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1 Response to “UN CLARINETTO NEL LAGER”


  1. gennaio 28, 2010 alle 2:25 am

    ciao Silviuzza, ho visto il tuo volto in TV stasera a proposito della giornata della memoria, hai citato un libro ma non ho fatto tempo ad appuntarmelo. Magari se mi scrivi ne parliamo. Pierluigi Vernetto vernetto@yahoo.comciao!


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