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Scuola, biblioteca e agorà in Collettivamente memoria 2010. Il senso di un progetto culturale sperimentale

Dedicato a Ida Désandré

La scuola.
La biblioteca.
La piazza (agorà).
Sono luoghi di proprietà e di responsabilità collettiva della cittadinanza allargata.
Per questa ragione, quest’anno, Collettivamente memoria è andata a scuola, in biblioteca, e poi, collettivamente e trasversalmente, in piazza.
Per iniziare, non per portare a termine, un percorso collettivo, in luoghi collettivi, alla ricerca di altri spazi e di altri tempi di più ampia collettività.
E di storia.
Mi avevano persuasa di questa necessità le preziose sollecitazioni contenute in un articolo di Enzo Collotti apparso su Manifesto il 10 febbraio 2009, a cui rimando, intitolato “Smemorati a Trieste” in cui egli ricordava, in merito al Giorno della Memoria, “la destinazione prevalente ma non certo esclusiva del lavoro con e nelle scuole, e che (ndr) tornare alla metrica originaria appare assolutamente necessario” ribadendo così la necessità di tornare alla storia.
Per evitare il rischio della ritualizzazione e di indebite attualizzazioni tornare alle radici storiche è imprescindibile così come improbabile è “lo strano equilibrismo di chi, andando a Trieste, vuole andare insieme a San Sabba e alle foibe, perché mescolare due occasioni così distinte non aiuta a fare l’indispensabile operazione di distinguere”. E in chiusa: “[…] contro l’omologazione secondo la quale ogni cosa è uguale a un’altra che, oltretutto, è la via diretta per alimentare l’indifferenza.”
E ancora Paolo Rumiz, citato da Boris Pahor in “Tre volte no. Memorie di un uomo libero”, mi conforta. Dice Pahor:” Ha ragione Paolo Rumiz quando dice che l’Italia è l’unica nazione europea che ha ben due giorni dedicati alla Memoria, ma è anche l’unica a servirsene non per chiedere scusa ma per esigere scuse.”
Dopo essere tornati alla storia è necessario leggere il presente con lucidità e percepire la pericolosità di analogie, contenuti e culture del passato, non per stabilire errate e supposte coincidenze con fatti accaduti, ma per non doversi mai dire “Distratti dalla libertà” (Lorenzo Guadagnucci, coedizione Consorzio Altra Economia edizioni e Editrice Berti, 2003).
Per onestà intellettuale ricordo che il progetto culturale Collettivamente memoria è iniziato nel 2008 all’Espace populaire, in Espace Memoria, per un Giorno della Memoria davvero speciale.
Intanto perché il 27 cadeva di domenica ed è noto che gli spazi istituzionali sono spesso chiusi nei giorni festivi, e su questo si dovrà, probabilmente, prima o poi iniziare a riflettere, e Ida Désandré non avrebbe ricevuto alcun invito, per quel giorno, a quanto ne so.
Speciale perché ricordo che tutti gli (amici) intellettuali intervenuti, tra cui la giovane regista Michela Cane, Carlo Ottino e Lucio Monaco, per la presentazione di “La parola libertà. Ricordando Ravensbrück” di Anna Cherchi e per stare con Ida, erano riusciti a coinvolgere Ida e il pubblico in uno di quei rari momenti di storia e memoria, in cui solo un’azione e una compassione, culturali e politiche, possono garantire di eludere tutti i rischi di ritualizzazione.
Ma per produrre cambiamento bisogna muovere e smuovere, provocare e agire forme di partecipazione altre, credo in spazi culturali sempre diversi ma sempre più collettivi tra i quali quest’anno ho ritenuto la biblioteca, la scuola e la piazza con un programma culturale, sempre sperimentale ma in progress e in prospettiva: verso il futuro, verso il passato ma anche nel presente.
Per questo CM 2010 propone una prima assoluta in uno spazio culturale pubblico collettivo valdostano: la proiezione integrale di Shoah, il capolavoro di Claude Lanzmann, una prima, indimenticabile per tutti, quale vorrei che fosse la lettura collettiva della Costituzione Italiana, la memoria come impegno contro il razzismo secondo e a cura di Giornalisti contro il razzismo, la scelta di accompagnarsi a giovani studenti nel tentativo di opporre a facili silenzi e a posizioni allineate il dovere di ricordare, di testimoniare e di opporsi a leggi anticostituzionali.
Per me sarà certamente indimenticabile perché si comincerà la lettura collettiva della Costituzione Italiana proprio in Biblioteca regionale, coi piccoli cittadini dai quattro agli otto anni, il prossimo 11 marzo.
A chi si domanda – come fa chi è coinvolto, in prima persona in quanto sopravvissuto e testimone, agenzia educativa o attivista che sia, come lo fa, ogni anno, anche Ida Désandré, mi pare con peso sempre maggiore – quale sia il senso e se serva ancora (a soli dieci anni dalla nascita della legge che lo sancisce!) il Giorno della Memoria, rispondo che in molti hanno creduto in CM 2010 e grazie al lavoro di molti è possibile la sua realizzazione.
Ad oggi, i dati parziali confermerebbero la mia tesi: sarebbero circa 400 le persone tra cui studenti, insegnanti, cittadini – che hanno partecipato a CM 2010.
Per onestà intellettuale so che tutti gli spazi democratici e collettivi e tutte le persone democratiche e antifasciste insieme alle agenzie educative, e non, presenti sul territorio devono imparare a lavorare insieme per agire collettivamente non solo memorie.
Al più presto.
Per questo la chiamata a raccolta per la lettura collettiva della costituzione in piazza il 25 aprile 2010 è così importante e fondante: perché collettiva.
Per storia.
Per memoria.

Silvia Berruto, antifascista

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