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REGGIO EMILIA 1 MARZO 2010.Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia

L’intervento di Vincenzo Linarello-Reggio Emilia 1 marzo 2010 – © Photo Silvia Berruto

Parte seconda

Come ogni anno c’è poi il rito, forte e commovente, dell’illustrazione del segno.
Un segno visibile, emblematico, che, come una bussola, segnala la via da seguire.
Il marchio, viene definito così il segno a Reggio Emilia, unendo il segnale di senso obbligato e la bilancia, indica che non vi è altra direzione possibile se non quella della GIUSTIZIA per contrastare ogni mafia e per costruire una società basata sul rispetto.
Dal palco giunge l’invito: “Oggi 1 marzo 2010, qui a Reggio Emilia, iniziamo questo corteo con un timbro!
Facciamoci timbrare!
Facciamoci riconoscere!
Questo è il marchio verso la giustizia!”
E dopo la lettura di riflessioni e intenzioni contro le mafie e le massonerie deviate il corteo si avvia.
Partiamo.
E’ la banda municipale ad aprire il corteo e Don Eugenio (uno degli organizzatori, ndr) ricorda che “Davanti c’è lo striscione del “1 marzo 2010 Reggio Emilia 2010”, poi sfilano i gonfaloni dei comuni e NOI, tutti, dietro” in un percorso che si snoda da Piazza dei Martiri del 7 luglio fino a Piazza Prampolini dove numerosi sono stati gli interventi di esponenti degli Enti delle Cabine di regia dell’Alleanza e delle autorità.
A Piazza Prampolini il Sindaco Graziano Delrio da’ il benvenuto a tutti e ricorda che Reggio Emilia è città del Tricolore e Medaglia d’Oro per la Resistenza e che in prima fila ci sono proprio i partigiani che testimoniano che c’è una “Resistenza nuova che va fatta ed è contro le mafie, contro la delinquenza. Loro sono qui al vostro fianco perché hanno conosciuto che cosa vuol dire vivere insieme a persone che vogliono toglierti il futuro, il diritto di parola.”
Tutta l’ANCI dell’Emilia Romagna ha aderito alla manifestazione e molti sindaci sono sul palco.
“Noi vorremmo che la giornata di oggi diventasse la giornata della legalità in Italia, che fosse una giornata dedicata alla riflessione sulla legalità. Il problema della corruzione e dell’infiltrazione della ‘ndrangheta è un problema che riguarda tutti: Nord e Sud.
C’è chi è in prima linea come i ragazzi della Locride come Vincenzo Linarello. Ma ci siamo anche noi implicati in questa guerra.
E’ una guerra che non fa sconti.
E’ una guerra che non ha solo un colpevole, un aggressore.
Non ci sono solo i politici corrotti. Come ha detto Piero Grasso c’è un metodo mafioso che infiltra i nostri comportamenti quotidiani.”
A questo non c’è altra risposta, secondo Delrio, che l’assunzione di una forte eticità pubblica e privata. “Bisogna essere esigenti con noi stessi, con i nostri figli, nel luoghi di lavoro per arrivare a dire che questa battaglia è cosa nostra e riguarda tutti.
A Reggio Emilia si è verificato un evento storico importantissimo il 1 marzo 2010: quattro Camere di Commercio – Modena, Reggio Emilia, Caltanissetta e Crotone – hanno firmato un protocollo per la legalità che sancisce la ribellione delle Camere di Commercio contro chi le ricatta

E’ la volta di Sonia Masini, presidentessa della Provincia. “E’ qui il cuore di Reggio Emilia. Ed è qui il cuore dell’Italia migliore: delle donne e degli uomini che vogliono essere liberi e che hanno dato al paese la libertà e continueranno: contro le ingiustizie, contro la corruzione, al fianco dei magistrati che vengono ingiustamente attaccati e rischiano la vita.”
Masini ricorda come alla fine degli anni Ottanta e Novanta a Reggio Emilia venivano inviati pregiudicati in soggiorno obbligato. “I sindaci e le istituzioni furono in prima fila per far cancellare una legge ingiusta. Riuscimmo a dire che, anche con quella misura, si poteva avere il pericolo di infiltrazioni mafiose. Forse un po’ di male derivò anche da quei provvedimenti.”
La presidentessa ribadisce l’impegno contro le mafie e contro il ricatto che esse agiscono contro tutti. E non vogliamo farlo contro chiunque abbia un accento che viene dal sud: perché abbiamo tante persone oneste, tanti lavoratori e lavoratrici.” Ad essi Masini suggerisce di “collaborare”, di non farsi ricattare e sottolinea che devono essere liberi “come LIBERI siamo stati dalla Resistenza in avanti.”
Chiama a raccolta tutti i giovani, affinché la loro forza e la non rassegnazione siano l’antidoto ai mafiosi, e affinché dicano “Basta con la sopraffazione!
Per un’Italia migliore!”

Poi interviene Santo Vazzano, Presidente del Consorzio Jobel di Crotone.
“Noi di Crotone, in modo particolare, ci sentiamo a casa a Reggio Emilia perché l’emigrazione della Calabria e della provincia di Crotone, in modo particolare, in questa provincia è molto presente.
Questa manifestazione sottolinea Vazzano è espressione di libertà e di un cammino che stiamo facendo.
E questi sono fatti evidenti e sono evidenti in questa Alleanza, sono evidenti nei passi concreti che facciamo,

sono evidenti soprattutto nel nostro specifico che è la cooperazione sociale.
Cooperazione sociale per noi significa espressione di libertà, di coscienza civile, di lotta contro l’ingiustizia in un territorio come la Calabria la cooperazione sociale vera autentica significa non essere sotto il vassallaggio dei partiti politici, al di fuori di ogni clientela e di ogni collusione politica-mafiosa.
Questo è difficile ma i frutti ci sono perché, ed oggi è un’evidenza, siamo stati capaci di creare reti, piccole associazione, consorzi di cooperative e consorzi di consorzi. E non ci siamo fermati.
Abbiamo creato molte reti: istituzionali politiche associative.
Io credo oggi nell’espressione che noi buoni dobbiamo fare più rumore perché qui a Reggio Emilia, come lo è stato a Locri, come lo è stato a Crotone, ci sono tante persone indifferenti che stanno alla finestra a guardare.
Noi come buoni dobbiamo allearci sempre di più e condividere passaggi e soprattutto azioni.
L’augurio che faccio è nelle parole di Giovanni Falcone: “PER UNA SOCIETA’ MIGLIORE OGNUNO DEVE FARE IL PROPRIO DOVERE E LO DEVE FARE NEL MIGLIORE DEI MODI.”Solo così noi riusciremo a cambiare nel modo migliore questa società.
Vazzano porta anche il saluto del Vescovo di Crotone e segnala che il Vescovo e il Consiglio Presbiterale ed economico della Diocesi di Crotone, sabato 27 febbraio, hanno fatto un gesto molto concreto: hanno messo a disposizione per le cooperative parte del loro patrimonio immobiliare, agricolo e di edifici in ristrutturazione affinché questo bene comune diventi “beni comuni” da utilizzare.

Quindi prende la parola Vincenzo Linarello, Presidente del Consorzio GOEL e portavoce di “Comunità Libere”.
Vincenzo Linarello ringrazia tutti perché hanno scelto di essere a Reggio Emilia.
“Non era scontato!
Per chi capisce questo è un messaggio. Perché vuol dire che questa piazza è una piazza che è disponibile a pagare di persona, non ad esserci tanto per esserci.”
Vincenzo spiega le ragioni della scelta di organizzare il 1 marzo 2010 a Reggio Emilia e come essa sia un esito felice del percorso iniziato nel 2008 con l’avvio dell’Alleanza con la Locride e la Calabria.
“Uno degli obiettivi dell’Alleanza è stato, fin dal principio, non solo combattere la ‘ndrangheta e le massonerie deviate in Calabria ma fermare l’infiltrazione delle stesse fuori dalla Calabria.
Un anno su tre ci siamo detti che il 1 marzo l’avremmo fatto fuori dalla Calabria.
Ed è la prima volta che usciamo dalla Calabria. Siamo a Reggio Emilia perché fin dal principio, fin dal principio, è stato, forse, il territorio che ha partecipato maggiormente all’Alleanza.
Fin dal principio ha dato vita ad un coordinamento CO.LO.RE – coordinamento Locride/Reggio Emilia – fatto da decine di realtà in tutta la provincia.Reggio Emilia non ha ceduto alla tentazione della rimozione del problema come accade in altre parti d’Italia:anzi ha creato il primo Osservatorio Civico Antimafie. “Uno degli obiettivi che noi ci davamo era di dare vita a Osservatori civici territoriali dove la società civile poteva andare a cogliere tutti gli indicatori di un fenomeno di infiltrazione in atto.”
Nessuno, sostiene Vincenzo, era riuscito a mettere attorno ad un tavolo società civile, cooperazione, sindacati, Confindustria, le realtà delle Camere di Commercio, il comune, il volontariato e “non per dare degli auspici ma come è avvenuto nel convegno dell’altro ieri (27 febbraio, ndr) ognuno si è preso un obiettivo concreto.”
Vincenzo ritiene, per questi motivi, che Reggio Emilia deve essere un modello di riferimento per il Nord.
“Vorrei proporre oggi che si faccia un patto reggiano contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta e delle massonerie deviate in questo territorio dove ognuno si assuma un impegno concreto e che le cose dette nel convegno si mettano per iscritto e che periodicamente si verifichino.”
Agli altri territori e alle altre regioni Vincenzo suggerisce di imitare, personalizzandolo, il percorso fatto da Reggio Emilia, e di rivolgersi al coordinamento COLORE per creare le condizioni perché anche in altri territori si possa celebrare un 1 marzo come questo.

Il secondo tema di quest’anno, continua Vincenzo, è la cittadinanza attiva.”Oggi la politica e la democrazia sono ammalate soprattutto da tre cancri. Il primo è la delega.
Dove funziona il pubblico è passato questo equivoco si è caduti nell’illusione, da parte dei cittadini, di poter delegare tutto e solo alle istituzioni.
Dove lo stato non funziona si è caduti nell’illusione che le soluzioni debbono venire solo dalle istituzioni.
Lo stato e le istituzioni non sono un’entità metafisica che sta sopra la collettività sopra le comunità locali.
Sono le comunità locali e la collettività a legittimare ed esprimere lo stato e le istituzioni.
A chi, durante un incontro internazionale, chiedeva a Vincenzo se ” voi con le vostre attività vi sostituite allo stato” Vincenzo ha risposto, con consapevole senso civico, con un legittimo interrogativo: “Perché, scusa, io che cosa sono? Non sono un pezzo dello stato. Noi non siamo un pezzo dello stato ma cosa dobbiamo aspettare? Noi dobbiamo metterci a fianco delle istituzioni in una logica attiva non in una logica di delega.

Il secondo cancro della democrazia e della politica è la disperazione.
Non so se è intenzionale o meno, però oggi i media sono degli aspersori di disperazione.”
E mentre i media insistono troppo sui fatti spesso solamente negativi agli occhi di Vincenzo, che gira molto l’Italia, si prospettano, al contrario, “situazioni di una bellezza unica in cui vedo la gente pronta a partecipare.
Ma il problema è che ognuno pensa di essere da solo.
Ognuno pensa di essere perdente.
Ognuno pensa di avere di fronte una situazione che non è possibile cambiare.
Invece l’Italia è disseminata di speranza, di impegno e di onestà!

Terzo cancro. C’è una tendenza perversa in questo nostro paese.
Si prendono sempre più decisioni pubbliche in luoghi privati.
Questo è il grande problema delle massonerie deviate.
La democrazia muore dentro ad una dinamica di questo tipo.
Le decisioni pubbliche vanno assunte in luoghi pubblici.
Alla luce del sole, con la massima trasparenza.

Altro tema è il tema della sicurezza.La ‘ndrangheta sta conquistando il Nord.
Lo fa con una carriera ben precisa.
Parte con il narcotraffico.
Vincenzo ricorda, e fa ricordare, che ogni euro dato al consumo di droga è un euro di finanziamento e una raccolta fondi per la ‘ndrangheta.

Il narcotraffico, l’inserimento negli appalti, il settore immobiliare, poi la finanza, poi le imprese, poi la politica.
Questa è la carriera della ‘ndrangheta.

La situazione è più pesante in una congiuntura sfavorevole quale è oggi quella in cui ci troviamo e dove c’è crisi, una crisi finanziaria che è, poi, una crisi di liquidità. E la ‘ndrangheta, coi suoi 60/70 miliardi di euro, di giro di affari annui, “sta andando in giro per l’Italia a comperare le vostre imprese.
Sta comprando le imprese nel vostro territorio, dopo aver cominciato ad impossessarsi del vostro patrimonio immobiliare.”
Bisogna dunque comprendere che, in Italia, in questo momento, c’è un gravissimo problema di inquinamento del mercato.

Ma “PECUNIA OLET” afferma Vincenzo.
“I soldi, alcuni soldi, puzzano.
Alcuni soldi vanno rifiutati.
Alcuni soldi non vanno usati per lo sviluppo dei territori.
Non si può turarsi il naso nel nome di uno sviluppo del territorio perché poi in fondo questi portano ugualmente soldi.
Sono soldi malati che inquinano.
Bisogna rifiutarli!”
Per queste ragioni gli osservatori civici territoriali possono dare un grande contributo.
Un gruppo di cittadini che fa il monitoraggio del territorio.
“Voi dovete impicciarvi del territorio.
Dalle mie parti c’è un detto mafioso: “Se ti fai i fatti tuoi campi cent’anni in più!
E’ il contrario.
Se ti fai i fatti tuoi non campi!
Se ti fai i fatti del territorio e ti impicci, camperete cent’anni in più e questo territorio sarà sano!”
Silvia Berruto

Riproduzione riservata
per aderire all’Alleanza con la Locride e la Calabria
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