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L’ALTRO E’ UN ALTRO ME STESSO … PURCHE’ RESTI UN’IDEA

L’altro.
Il rapporto con l’altro e l’assunzione di responsabilità verso l’altro da me conferiscono senso all’incontro e alla convivenza civile.
Non basta incontrare l’altro, accoglierlo e parlargli – ci ricorda Lévinas – bisogna assumersene la responsabilità.
Accogliere l’altro, uguale a me benché diverso, considerando un valore e una ricchezza proprio la sua diversità, implica la consapevolezza della possibilità di identificazione con l’altro: “Io sono l’altro”.
Per il quale, a mia volta, l’altro sono io.

Se oggi in Italia vi sono adulti tra i quali si deve citare il ministro Bossi, condannato in via definitiva per reato di vilipendio che, in stile subculturale, (stra)parla di “zingaropoli”, casi conclamati di “hate speech” (discorsi di incitamento all’odio) e insuperabili rappresentanti di “sovversione e neopopulismo in Italia” dal sottotitolo dell’imperdibile saggio “L’idiotie en politique” di Lynda Dematteo – le buone pratiche ci sono, sono diffuse e bisogna dar loro pubblico riconoscimento.

La buona pratica che segnalo è l’esperienza della lettura collettiva della Costituzione della Repubblica Italiana con due classi elementari multiculti: la quarta A e quarta B dell’Istituzione scolastica San Francesco di Aosta.

43 giovani apprendiste/i cittadine/i recitano a memoria consapevolmente alcuni articoli della Costituzione e dimostrano di essere in grado di accompagnare uno straniero – simulazione agita in un setting reale – nell’acculturazione di base, teorica e pratica, ai principi fondamentali costituzionali.

Se le Costituzioni e i trattati internazionali tutelano, in modo complementare, i diritti e i doveri dei cittadini, migranti inclusi, non c’è ragione perché gli stranieri residenti che concorrono al benessere di uno stato col loro lavoro e col pagamento delle tasse, diversamente dagli evasori autoctoni in libertà neppure vigilata, non godano dei diritti politici.

Dunque diritto di voto subito.
Così come accesso allargato ai beni comuni per tutti senza privatizzare alcunché rendendo privilegio ciò che è di tutti.
Senza se e senza ma.

Silvia Berruto, anche giornalista contro il razzismo

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