16
Ago
11

Peppe Sini mi ha chiesto …

1. Quale e’ stato il significato piu’ rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

La prima Marcia Perugia-Assisi, per la pace e la fratellanza dei popoli, del 24 settembre 1961, è stata un unicum.

Fatto irripetibile per il portato, di rottura, culturale, sociale e politico e per il contesto storico, la marcia ha rappresentato un modello, poi “variamente” interpretato, e un punto di riferimento per molte e per molti, non solo e non necessariamente,  attivisti o studiosi.

30.000 persone marciarono con le associazioni democratiche, con i sindacati, con donne e uomini di cultura, che, dal basso, parteciparono ad una manifestazione della quale Aldo Capitini ebbe a dire: “Questa marcia era necessaria ed altre marce saranno necessarie nel nostro e negli altri paesi, per porre fine ai pericoli della guerra, liberare i popoli dai mali dell’imperialismo, del colonialismo, del razzismo e dello sfruttamento economico.”

La mozione conclusiva riassunse con chiarezza gli obiettivi della marcia: cessazione degli esperimenti nucleari di ogni genere, disarmo universale, aiuto reciproco tra i popoli, alleanza di tutti gli uomini che volevano la pace.

Per dire NO alla guerra “senza se e senza ma”, come si direbbe oggi, per dire “NO alla morte” come affermò allora Guido Piovene .

Ragione e occasione per la base per riflettere su contenuti, modi, tempi e stili per un attivismo allargato e consapevole delle proprie capacità di auto-determin- azione: allora come ora.

Ora, come allora, per coscientizzare, come disse, allora, Renato Guttuso: “Noi oggi siamo in grado di decidere del nostro destino”.

 2. E cosa caratterizzera’ maggiormente la marcia che si terra’ il 25 settembre di quest’anno?

La proposta (della via) della Nonviolenza. Dalla teoria (studio) all’azione (prassi).

Il ripudio della guerra (l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana) e, contestualmente, la difesa della Costituzione della Repubblica Italiana e di altri trattati internazionali.

Mentre scrivo è stata approvata, in un’Italia commissarriata, “la manovra delle manovre”. Non ho ancora potuto leggere il testo integrale ma, in un clima di permanente ingiustizia e iniquità a carico della popolazione che pagherà, oltre al resto e ad ulteriori misure di economia non sostenibile, anche le incompetenze del governo italiano, non sembrerebbero essere stati previsti tagli ALLE SPESE MILITARI.

3. Quale e’ lo “stato dell’arte” della nonviolenza oggi in Italia?

Fatti. Non parole.

Sono necessarie più azioni che parole.

Pur in presenza di un buon apparato teorico, fatto di un know-how e di complementari percorsi collettivi di acculturazione, non seguiti, però, da un progetto d’azione sistemico e trasversale, capace di coagulare una base allargata di attivisti in grado di portare a termine azioni ed iniziative nonviolente di “massa”,  è indispensabile, a mio avviso, una metodologia per l’evaluation e per una restituzione, intellettualmente onesta, dei progetti e delle azioni nonviolenti intrapresi.

Sulla base di un’autocritica serrata, sempre intellettualmente onesta, si deve pensare ad allargarne la potenziale trasversalità che potrebbe favorire una probabile maggiore visibilità.

La Nonviolenza è, a mio avviso, un’utopia concreta che può essere e deve diventare sistemica.

4. Quale ruolo puo’ svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini?

Il Movimento Nonviolento non è sufficientemente trasversale sul territorio.

Non è capillarmente e trasversalmente presente sul territorio italiano nella sua auspicabile funzione di catalizzatore, attore (e co-attore) e regista di azioni collettive.

200 iscritti non rappresentano un numero sufficiente per un progetto di azioni e iniziative nonviolente permanenti.

Mi pare che oggi il movimento sia troppo debole/esiguo per esprimere, ma soprattutto per  agire, tutto il  suo potenziale reale.

Dovrebbe essere, a mio modo di vedere, più vicino agli ultimi e provare ad essere più criticamente e, autocriticamente, una presenza più determinata, dal basso.

Al congresso nazionale del MN, dell’ottobre 2010, svoltosi a Brescia, proprio mentre in città si stava consumando la tragedia della gru, nel gruppo di lavoro e di studio della sesta commissione “per una nuova convivenza nella città aperta” non si registrava neppure la presenza di un migrante.

Non è più tempo di parlare, in nome e per conto di altri, e/o, al loro posto.

Nonviolenza significa anche promuovere un protagonismo reale ed un empowerment di tutte e di tutti, per tutte e per tutti: verso la realizzazione di una forma di utopia concreta dell’omnicrazia capitiniana.

La critica che viene mossa al movimento, circa il suo atteggiamento un po’ elitario, ovvero chiuso, mi pare pertinente.

Penso allora che si debbano incentivare la comunicazione e l’informazione, non sufficientemente adeguate, la formazione, l’organizzazione, training collettivi per promuovere un’acculturazione e un’azione meno dilettantesche finalizzate ad una preparazione professionalizzante – teorico-pratica – all’azione nonviolenta di tutte le amiche e di gli amici persuase e persuasi della nonviolenza.

5. Quali i fatti piu’ significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

L’azione e il protagonismo delle donne di “Se non ora quando”, le azioni

nonviolente della popolazione resistente in Val di Susa, la lotta per i diritti dei migranti, la rete di un attivismo convinto in ripresa alla base della vittoria  dei referendum.

Le azioni nonviolente degli indignados (tra cui gli amici e resistenti di Spagna e del Cile) e dei resistenti di ogni dove.

La rivoluzione nonviolenta islandese.

Il gesto estremo di Mohamed Buazizi, tunisino, il 17 dicembre 2010, la cui morte diede il via alla resistenza e rivolta democratica che portò alla caduta di Ben Alì.

La primavera araba e le lotte nonviolente per l’emancipazione del popolo.

Il Movimento 20 febbraio”, il sito Lakome.com, il gesto estremo di Hamid Kanuni vessato dai poliziotti di Berkane.

… tra gli altri.

6.Su quali iniziative concentrare maggiormente l’impegno nei prossimi mesi?

Azioni allargate, condivise e concertate di resistenza collettiva.

Dalla com-partecipazione alle lotte della popolazione in Val di Susa, alle lotte dei migranti per i diritti fondamentali, alle lotte dei cittadini per la difesa dei diritti collettivi e dei beni comuni.

Per a difesa dei diritti “primari”.

Per il diritto al lavoro.

All’istruzione.

Alla sanità.

In un atteggiamento di scelta di com-passione.

GlocalMente.

7. Se una persona del tutto ignara le chiedesse “Cosa e’ la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?”, cosa risponderebbe?

La Nonviolenza è una scelta.

Uno stile di vita.

Implica capacità di trasformazione creativa dei conflitti e l’abbandono di schemi che ripropongono assetti e posizioni di forza (es. maggiore-minore, come insegna Pat Patfoort), nel quotidiano.

Una metodologia.

All’insegna degli insegnamenti di Aldo Capitini fra i quali nonmenzogna, non uccisione …,  e delle vie tracciate dagli altri maestri e compagni, amici e persuasi della nonviolenza tra i quali cito Danilo Dolci, Don Milani, Johan Galtung, Pat Patfoort …

Per una vita collettiva improntata alla semplicità volontaria che permetta a tutte e tutti di vivere.

E anche per la realizzazione dell’omnicrazia capitiniana.

Con rispetto

Silvia

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