Archivio per 8 maggio 2015

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Valle d’Aosta e i migranti. Lettera aperta al Presidente della Regione Valle D’Aosta Augusto Rollandin by Daria Pulz

Augusto Presidente,

siamo basiti di fronte alla sua risposta in qualità di Prefetto della Regione autonoma Valle d’Aosta al Viminale, che segnalava ad ogni regione la necessità di fare la sua parte di fronte all’emergenza profughi mettendo a disposizione un numero definito di posti: pare che in Valle d’Aosta ci troviamo “nell’impossibilità di assicurare una civile accoglienza ai gruppi di migranti e di richiedenti asilo. Eventuali trasferimenti potranno essere disposti nei limiti della disponibilità già comunicata pari a un posto”: caspita Presidente, lei ha lanciato un allarme sociale e l’altra Valle d’Aosta (sì perché ce n’è un’altra che sta crescendo in consapevolezza e spirito critico) si chiede che cosa stia davvero succedendo dietro le quinte. Ci sta annunciando la bancarotta? Dobbiamo preparare le valigie come i nostri padri, nonni e bisnonni di fronte all’imminente catastrofe? Forse la nostra Autonomia sta imbarcando acqua in un’inarrestabile discesa verso il baratro?

Presidente, siamo seri: ci è stato chiesto di ospitare, dei 6500 migranti previsti per tutto il territorio nazionale, 50 immigrati in aggiunta ai 62 già divisi in 3 centri di accoglienza. Pare che in piazza Deffeyes abbiate valutato tale impossibilità dopo un serio confronto con gli enti locali, e in nessuno dei 74 comuni valdostani ci sono strutture idonee all’accoglienza: Presidente, è una notizia inquietante considerando la gran quantità di case e hotel del tutto deserti sotto gli occhi di ognuno. Facendo due rapidi calcoli, i comuni della Valle d’Aosta non sarebbero quindi in grado di ospitare un immigrato ogni 1000 abitanti? E nemmeno le parrocchie hanno nulla da aggiungere, solo il mortifero silenzio dell’evangelica indifferenza?

Signor Rollandin, ci scusi ma la sua risposta proprio non è credibile: il popolo non è sempre bue, a volte attiva il cervello e si chiede da dove venga tanta arroganza di voler essere la voce stessa della Valle d’Aosta.

C’è chi in questa regione si vergogna di sputare sui sacrifici di almeno un parente per famiglia spinto dall’estrema miseria a lasciare le belle montagne, le stesse che hanno poi accolto immigrati da varie zone del Nord e del Sud Italia: dalla loro integrazione è nata una comunità originale, variegata e ricca, capace di aprirsi poi a nuove ondate migratorie dal Maghreb e dall’Europa dell’Est.

Vivo nella memoria di molti è l’orgoglio con cui il paesino di Cogne seppe accogliere donne e bambini in fuga dagli stupri etnici in Bosnia: in tanti ricordiamo i loro occhi che lassù han ritrovato la speranza.

La Regione autonoma Friuli–Venezia Giulia (dove tra parentesi e chissà perché i buoni benzina nessuno si è mai sognato di sopprimerli) sta già accogliendo 100 richiedenti asilo e saranno alloggiati in un hotel che ha da poco chiuso l’attività turistica invernale.

Il nostro stupore aumenta mentre leggiamo sul sito del Viminale: “si realizza nel nostro Paese un sistema di accoglienza che vede al centro la rete degli enti locali. Per attivare il sistema, gli enti locali possono utilizzare le risorse finanziarie messe a disposizione dal ministero dell’Interno attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo.”

Presidente, le offriamo la nostra collaborazione perché ci pare evidente il vuoto di progettualità del suo governo e le chiediamo a gran voce di tornare con urgenza sui suoi passi perché non sono quelli dei valdostani, a meno che non sia in atto anche nella nostra comunità un pericoloso rigurgito di xenofobia e razzismo che lei per primo dovrebbe denunciare con sollecitudine.

Noi ci vergogniamo della decisione sua e dei 74 enti locali, ci vergogniamo di fronte ai barconi carichi di esseri umani, tra cui molti bambini, che hanno annegato i loro sogni nel cimitero del Mediterraneo: quelle persone non scappavano solo dalla miseria come i nostri nonni, ma anche dalle bombe che l’Occidente opulento e democratico vende ai loro governi.

Non faccia della crisi un alibi e abbia il coraggio, Presidente, di denunciare chi ha mangiato le imponenti ricchezze che hanno fatto della Valle d’Aosta negli anni un luogo di privilegiato benessere, ora che l’albero della cuccagna sta per cadere in testa al suo malgoverno regionale (“finchè ce n’è viva il re, quando non ce n’è più… anche il re cade giu'”).

Ci avete tolto tutte le risorse che l’Autonomia garantiva nei luoghi cardine come la sanità e la scuola, lasciateci almeno il ricordo dello Statuto speciale: ci pare che parlasse di solidarietà e di rispetto delle minoranze culturali perché nacque dalla Resistenza e dalla tragedia della guerra, la stessa a cui lei vuole condannare con tanta superficialità chi ci chiede di poter tornare a vivere.

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