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“Da Piazza Fontana a Piazza della Loggia. Tra violenza e verità”

“Da Piazza Fontana a Piazza della Loggia. Tra violenza e verità”
Italy, Aosta Valley, Aosta
“Collettivamente memoria 2015”
25-26-27 novembre 2015

Parte seconda

Il processo d’Appello bis di Piazza della Loggia è l’unico processo per strage ancora aperto in Italia.

Ai funerali delle sei vittime della strage, il 31 maggio 1974, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi, Alberto Trebeschi, Euplo Natali e Bartolomeo Talenti parteciparono circa 600.000 persone provenienti da tutta Italia e non solo, il servizio d’ordine fu affidato al movimento dei lavoratori e fu assicurato, anche di notte, da 6000 cittadini, dal 30 maggio in Piazza della Loggia. “Le forze dell’ordine furono escluse dal processo decisionale relativo ai funerali delle vittime.” (Noi sfileremo in silenzio. I lavoratori a difesa della democrazia dopo la strage di Piazza della Loggia, Silvia Boffelli, Cristina Massentini, Marco Ugolini, A cura di Ivan Giugno, Roma, Ediesse, 2007).

Le istituzioni presenti furono protette ma anche fischiate. Protette dal servizio d’ordine perché l’istituzione era ed è riconosciuta, e dunque da tutelare, ma fischiate perché la bomba fascista aveva sancito il fallimento di QUELLE istituzioni, di QUEGLI uomini delle forze dell’ordine e di QUELLA politica. Non delle istituzioni, degli uomini delle forze dell’ordine e della politica tout court.

Dal legittimo bisogno di sicurezza alle necessarie risposte ad esso – alla cui costruzione ogni individuo dovrebbe collaborare – dalle richieste securitarie, alle quali è intrinsecamente connesso il complesso concetto di delega, per come vanno le cose, si ottengono, come ben spiegato da Sinicato nella prima parte di questo articolo, quasi inevitabilmente, risposte riduzioniste: dei diritti, del libero pensiero e di movimento.
Il passo è breve per giungere a “presunte” risposte di forza o di guerra.

Chiedo a chiunque proponga l’uso delle armi, i bombardamenti e la guerra giusta, di recarsi su un fronte di guerra per un solo giorno, è sufficiente anche solo per un’ora.

So che svanirebbero, polverizzandosi, le banalità di un male diffuso che supporta risposte che non rispondono, se mai lo hanno fatto.

Per ragioni quest’anno legate alla lettura delle motivazioni della sentenza, attese per fine ottobre, e dunque solo per preventive ragioni di cautela, prima dell’estate decidemmo di attendere il più possibile sperando, con una certa dose di ragionevole certezza, di poter commentare le motivazioni durante gli incontri aostani. E’ stato così che la scelta delle tre date si è posizionata sull’ultima settimana di novembre.

Non avremmo mai ipotizzato un autunno così caldo e carico di terrorismi e stragi che, seppur tragicamente ri-posizionano, e hanno riposizionato, attualizzandola, la riflessione sul terrorismo stragista.

Dalle ricerca di risposte, plausibili e concrete, alle proposte di guerra, nell’impegno per il 25 novembre, giornata internazionale contro le armi giocattolo e della più nota giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è nato il taglio dei miei contributi per i tre giorni dedicati al processo e alla strage di Piazza della Loggia.

Propongo di seguito alcuni estratti dai miei speech, integrandoli dove è il caso, testimoniati anche, o solo, con immagini, alla fine di questo report.
Per i contenuti complessivi rimando alla raccolta in progress dei contributi delle otto edizioni di Collettivamente memoria in preparazione.

“Collettivamente memoria è un progetto culturale dedicato a Italo Tibaldi e Ida Desandre deportati politici e alla partigiana Anna Dati e a tutte le donne e gli uomini R-esistenti.
Non beneficia di sovvenzioni pubbliche ed è interamente e libera-mente autoprodotto. Per essere libero.

Dedico questa sera (26.11.2015, ndr) ad un altro concittadino, l’internato militare Francesco Gallinari, che accompagna con una presenza di maestro di vita, nella compresenza capitiniana dei vivi e dei morti, così come è per l’amico e maestro Italo Tibaldi, il percorso di Collettivamente memoria.

La biblioteca, la scuola e la piazza sono i luoghi di proprietà e di responsabilità collettive in cui si svolgono provocatoriamente le azioni e le lotte per la visibilità non certo del progetto ma dei temi proposti dallo stesso fra fra storia e memoria.
I giovani i destinatari ma anche i protagonisti attivi del progetto.

Violenza sistemica e sistematica a partire dal Giorno della memoria (27 gennaio), sui più deboli e fragili come profughi e richiedenti asilo, sui Rom. Per un percorso collettivo verso una cittadinanza allargata e consapevole, sino alla lettura della Costituzione della Repubblica Italiana sul palco delle autorità il 25 aprile di ogni anno nel corso delle celebrazioni ufficiali.

Il 25 novembre, il primo incontro proposi dal progetto culturale Collettivamente memoria” APERILIBERI. Parole, voci e testimonianze per Piazza della Loggia.”

APERILIBERI, sezione del progetto-intervento LIBERI NON BOMBE, nella loro duplice lettura, ha ospitato il contributo di storia e memoria dedicato alle tre donne vittime della violenza stragista FASCISTA del 28 maggio 10974: Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi e Giulietta Banzi Bazoli.
Donne,
insegnanti,
compagne attive nel sindacato per la costruzione della buona scuola.
Il tutto per voci e con testimonianze femminili.

Tributo a cura di donne, violate e violentate, non solo eufemisticamente o in astratto – Ida Desandré ricordo violata da violenze di donne naziste – kapò e Ausirke (“erano sadiche quelle ausirke” dice in Vita da donne, Milano/Lecce, Editori di Comunicazione – Lupetti/Piero Manni Letteratura, 1995) – in nome e per conto di subculture violente fasci-naziste mai estinte.
Dal fascismo che – come diceva Brecht – “non potendo mettere ordine nella sua produzione ha bisogno di guerre.” DUNQUE DI VIOLENZA SISTEMICA, teorica e applicata.

Rimando al contributo di Brecht, che, con Breton fu l’unica voce dissonante del CONGRESSO INTERNAZIONALE DEGLI SCRITTORI PER LA DIFESA DELLA CULTURA svoltosi a Parigi nel giugno 1935, contenuto in “LA CULTURA CONTRO IL FASCISMO”, disponibile anche nel fondo bibliotecario valdostano.

Tutti i contributi sono stati proposti nel consueto SPAZIO LIBERO dedicato ai libri, i protagonisti di quella cultura nonviolenta, che in tante e tanti cerchiamo di costruire, e che ha proposto testi da:
– prestito speciale dalla biblioteca civica di Gavardo (Brescia);
– prestito ed esposizione, in duplice sito e in contemporanea allestiti in biblioteca regionale di Aosta e all’Espace Populaire di Aosta – di libri – dono della Casa della Memoria di Brescia alla collettività valdostana;
– fondo privato “28 maggio 1974” proprietà della sottoscritta.

Con LA PROPOSTA E LA RISPOSTA della NONVIOLENZA che è stile di vita e via, proposta a cura delle amiche e degli amici e persuasi della nonviolenza.

Fra i tanti esempi possibili ho citato due scrittrici e studiose amiche e persuase della nonviolenza.

L’austriaca Bertha Von Suttner che nel 1889 scrisse “Giù le armi! Fuori la guerra dalla storia”.
L’amica e maestra olandese Pat Patfoort con “Se défendre sans attaquer. La puissance de la nonviolence” per il quale ebbi l’onore, il piacere, e l’onere, di eseguire traduzione simultanea al centro studi Sereno Regis di Torino durante il seminario che Pat tenne nel lontano aprile 2005.
Rimando alla lettura di questi due testi in cui teoria e prassi sono ben declinate e sono strumenti utili e guide verso possibili azioni nonviolente.

E che dire della ribellione e delle proteste collettive contro la guerra dell’autunno 1915.
“Il 26 novembre 1915 trecento alpini del 4° Reggimento si riversarono per le strade di Aosta gridando “Abbasso la guerra”, lanciando sassi, liberando dalla prigione i soldati puniti. bloccando la stazione ferroviaria” (Ercole Ongaro, direttore dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.
La vasta opposizione popolare alla “grande guerra” dei potenti in “Azione nonviolenta, n.611, settembre- ottobre 2015).

Ma torno all’attualità.
Il 2 ottobre 2014 il Movimento Nonviolento, insieme a sei Reti della società civile italiana, ha lanciato la Campagna “Un’altra difesa è possibile” con la proposta di legge di iniziativa popolare per promuovere in Italia – uno dei Paesi più armati del mondo – la difesa civile, non armata e nonviolenta, da finanziarsi sia attraverso percorsi di disarmo che attraverso la scelta del 6 per mille dei cittadini.
Per questo sono state raccolte e consegnate oltre 53.000 firme al Parlamento italiano e lo scorso 10 settembre 2015 una delegazione ha incontrato la Presidente della Camera Boldrini alla quale ha chiesto un impegno di vigilanza sull’iter istituzionale della proposta di legge che vuole collegare l’articolo 11 della Costituzione (il ripudio della guerra) con l’articolo 52 (la difesa della patria) con la valorizzazione del Servizio civile, dei Corpi civili di pace, la Protezione civile: un esercito di pace a difesa della vita e dei diritti di tutti.

Anche la Valle d’Aosta ha costituito il comitato regionale per la campagna e ha raccolto e consegnato 211 firme.
Il comitato regionale Valle d’Aosta era (è) attualmente composto dai seguenti soggetti e referenti: ARCI Valle d’Aosta/Espace Populaire (Alexandre Glarey), Movimento nonviolento Valle d’Aosta (Silvia Berruto), Scuola di Pace Valle d’Aosta (Andrea Asiatici), Legambiente (Paolo Fedi), Donne in Nero (Angelika Schwartz), M.I.R. Movimento Internazionale della Riconciliazione (Andrea Asiatici), Dora Donne in Valle d’Aosta (Viviana Rosi), Libera Valle d’Aosta (Marika Demaria).
Il 17 dicembre 2015 il Comitato festeggia il suo primo anno di vita e di azione.

Nel 2014, all’Arena di Verona è stato lanciato un appello:
la Resistenza oggi si chiama NONVIOLENZA
la Liberazione oggi si chiama DISARMO.

Molti di NOI stanno studiando e lavorando per questo.

Silvia Berruto, bresciana, antifascista.Amica e persuasa della nonviolenza.

 

® – Riproduzione riservata

– continua –

 

 

 

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