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Apr
16

Per Renato SOLMI. Un ricordo di Peppe Sini. Nel primo anniversario della scomparsa di Renato Solmi

Ho ricevuto, apprezzato e stimato questo prezioso contributo di Peppe che volentieri posto.

Grazie Peppe.

PER IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI RENATO SOLMI

Ricorre domani, il 25 marzo, il primo anniversario della scomparsa di Renato Solmi.

Che è stato nel nostro paese uno dei più profondi e rigorosi pensatori e militanti della pace e della nonviolenza.

Era l’uomo più colto del mondo, ed il più generoso. Una delle figure maggiori della nonviolenza in cammino.

Fu lui che fece conoscere in Italia gli ineludibili capolavori di Theodor W. Adorno, di Walter Benjamin, di Max Horkheimer, di Guenther Anders; fu lui che ci mise a disposizione libri decisivi del pensiero e dell’impegno critico ed antiautoritario, antifascista ed antimperialista, antirazzista ed antitotalitario, pacifista e disarmista, antimilitarista ed antinucleare, nonviolento.

Di fecondo, nitido e intransigente impegno intellettuale, morale e civile, testimoniò con le sue concrete e coerenti scelte di vita l’esigenza della verità, della solidarietà, della responsabilità; rinunciò ad ogni carriera e ad ogni privilegio (e la sua formazione e i suoi meriti erano tali che avrebbe avuto agevole accesso alle più prestigiose e ai più gratificanti) per porsi al servizio dell’umanità intera, adempiendo alla missione del dotto, nel movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune, per la necessaria resistenza alla disumana violenza dei poteri dominante, per la necessaria rivoluzione nonviolenta che salvi l’umanità e la biosfera dalla catastrofe.

Con l’opera e con l’esempio è stato in Italia dagli anni Cinquanta del secolo scorso uno dei maestri migliori delle generazioni venute all’impegno politico contro ogni oppressione.

Ancora una volta qui lo ringraziamo per i doni suoi grandi, e lo ricordiamo maestro e compagno di lotte.

Solo la nonviolenza può salvare l’umanità.

*

Un minimo profilo di Renato Solmi

Renato Solmi è stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico contemporaneo, è uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di persone impegnate per la democrazia e la dignità umana, che attraverso i suoi scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria strumentazione intellettuale; impegnato nel Movimento Nonviolento del Piemonte e della Valle d’Aosta, è deceduto il 25 marzo 2015. Dal risvolto di copertina del recente volume in cui sono raccolti taluni dei frutti maggiori del suo magistero riprendiamo la seguente scheda: “Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si è laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli presso l’Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa editrice Einaudi. A metà degli anni ’50 ha passato un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l’insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo introdotto e tradotto in Italia. Dopo l’allontanamento dall’Einaudi, ha insegnato per circa trent’anni storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. E’ impegnato da tempo, sul piano teorico, e da un decennio anche su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Ha collaborato a numerosi periodici culturali e politici (“Il pensiero critico”, “Paideia”, “Lo Spettatore italiano”, “Il Mulino”, “Notiziario Einaudi”, “Nuovi Argomenti”, “Passato e presente”, “Quaderni rossi”, “Quaderni piacentini”, “Il manifesto”, “L’Indice dei libri del mese” e altri). Fra le sue traduzioni – oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L’abicì della guerra, Einaudi, Torino 1975) e Marcuse (Il “romanzo dell’artista” nella letteratura tedesca, ivi, 1985), che sono in realtà edizioni di riferimento – si segnalano: Gyorgy Lukacs, Il significato attuale del realismo critico (ivi, 1957) e Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica (ivi, 1960); Guenther Anders, Essere o non essere (ivi, 1961) e La coscienza al bando (ivi, 1962); Max Horkheimer e Th. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo (ivi, 1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (ivi, 1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (ivi, 1976); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976)”. Opere di Renato Solmi: segnaliamo particolarmente la sua recente straordinaria Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 24 marzo 2016

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it

* * *

Allegato primo: Un ricordo di Renato Solmi del 25 marzo 2015

E’ deceduto Renato Solmi.

La cultura, l’intera vita civile italiana perde uno dei suoi maestri.

Tutte le oppresse e tutti gli oppressi del mondo perdono il più generoso dei compagni di lotta per la comune liberazione.

Tutte le persone amiche della nonviolenza perdono un amico fedele e uno strenuo lottatore che alla teoria e alla prassi della nonviolenza ha immensamente contribuito con il suo agire e il suo pensare, con i profondi e schiudenti suoi scritti, con la sua testimonianza limpida e luminosa.

Il nostro cuore è colmo di tristezza per questo lutto tremendo.

Ed insieme è colmo di gratitudine per quanto per sempre Renato Solmi ci ha donato.

Perché di Renato Solmi resta all’umanità l’alta lezione, l’impegno inesausto, le opere e l’appello; la prova e il legato del rigore intellettuale, morale, civile, della solidarietà con le oppresse e gli oppressi che ognora resiste e giammai cede all’oppressione; il persuaso impegno e la ferma coscienza che occorre lottare contro tutte le menzogne, contro tutte le ingiustizie, contro tutte le violenze, per la liberazione comune dell’umanità.

Ci ha lasciato un maestro e un compagno. Altri uomini e altre donne sorgeranno a proseguirne la lotta.

La nonviolenza è in cammino.

* * *

Allegato secondo: Un ricordo di Renato Solmi del 24 aprile 2015

Il 25 marzo, un mese fa, è deceduto Renato Solmi.

E’ la persona che ha introdotto in Italia con le sue traduzioni per Einaudi alcune opere fondamentali di Theodor W. Adorno, di Guenther Anders, di Walter Benjamin, di Max Horkheimer, di Gyorgy Lukacs, e basterà dire due titoli: Minima moralia e Dialettica dell’illuminismo, per cogliere la decisività della funzione che svolse nella formazione di più di una generazione di militanti.

Io sono uno di quei militanti di quella che allora si chiamò nuova sinistra che attraverso i saggi scritti ed i libri tradotti, introdotti, curati da Solmi costruirono tanta parte della propria “cassetta degli attrezzi”, della propria percezione di sé, della propria – leopardiana e marxiana – visione del mondo. E poiché già negli anni Settanta mi parve evidente che la prospettiva politica per cui lottavamo richiedeva la scelta nitida e intransigente della nonviolenza, provai una gioia profonda quando anni dopo seppi che anche Renato Solmi condivideva quella persuasione e quell’impegno.

*

Vivo poveramente e non frequento intellettuali. Ma sempre mi ha molto sorpreso che molti intellettuali che pure hanno fatto letture ed esperienze affini alle mie (che intellettuale non sono ma da militante mi è pur capitato di riflettere sul mondo grande e terribile e sui compiti dell’ora, sulla missione del dotto e sulla missione dell’uomo) non siano arrivati a cogliere la necessità della nonviolenza, come essa sia irrinunciabile “aggiunta” (l’aggettivo capitiniano, che significa anche fondazione, fondamento) all’impegno per il socialismo, per quel socialismo che è l’alternativa alla barbarie: sempre ho saputo che la rivoluzione socialista urgente e indispensabile, o sarà nonviolenta o non sarà. E sempre ho saputo che il primo dovere di ogni persona decente è contrastare la guerra e le uccisioni, opporsi a tutte le oppressioni e le devastazioni, difendere la vita – e il valore, la dignità – degli esseri umani e del mondo. Che il movimento e il progetto socialista di emancipazione e salvezza dell’umanità deve essere nonviolento, che l’unico comunismo possibile ed ammissibile è nell’azione nonviolenta, è nella realizzazione della società nonviolenta, nella comune liberazione attraverso la concreta coerenza tra mezzi e fini.

Renato Solmi lo sapeva.

*

Mi fece una volta il dono immenso di venirmi a trovare. Vivo una vita ritirata, alla periferia di Viterbo, che è una piccola città fuori dalle grandi direttrici di trasporto ferroviario o stradale, e lui qualche anno fa scendendo in treno da Torino a Roma deviò, prolungò e rese alquanto più scomodo il suo viaggio affinché potessimo incontrarci. Che è come se Giacomo Leopardi, o Karl Marx, o Mohandas Gandhi, bussassero un giorno alla tua porta.

Fu un breve incontro che commosse profondamente mia moglie e me, che sovente poi lo abbiamo ricordato: quell’uomo che era la summa della cultura e della coscienza morale della tradizione civile dell’Occidente era anche una persona non solo di squisita cortesia, ma di un’umanità così calda, così mite, così comprensiva e sollecita ed affettuosa come assai di rado o quasi mai ti capita la fortuna di incontrare: l’umanità come dovrebbe essere.

*

Non ultimo dei suoi meriti, la rinuncia alle carriere e al successo: uscì dall’Einaudi per un gesto di solidarietà che era anche un atto di fermezza politica e morale; insegnò nelle scuole con autentica dedizione; preferì porre la sua intelligenza al servizio del sapere comune, dell’emancipazione di tutti, anziché all’affermazione di se stesso; si dedicò ai libri degli altri rinunciando a pubblicarne di suoi (l’Autobiografia documentaria – che è un capolavoro – in cui in tarda età per richiesta degli amici raccolse gli sparsi saggi da decenni introvabili che avevano segnato la cultura italiana, reca testi che sarebbero stati sufficienti non ad uno ma a molti volumi e tali che gli avrebbero garantito la celebrità e gli ossequi che non volle).

*

Nella sua ironia e nella sua pazienza, nel suo sapere e nella sua sapienza, nella sua militanza e la sua critica, era davvero il miglior fabbro. Qui lo ringrazio ancora.

* * *

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