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WHAT IS HOME? Ipotesi per cambiamenti collettivi possibili

WHAT IS HOME
SEGNI.XI Festival teatro, arte, spettacolo
Mantova, 27-28-29 ottobre 2016

Community engagement.
Questa l’ouverture, invito e proposta programmatica insieme, del progetto-intervento per cambiamenti collettivi possibili, con azioni e obiettivi ad assetto variabile.

In considerazione della presenza e della promozione del protagonismo individuale e collettivo, con spazialità diffuse e ricognizioni riuscite anche al di fuori del centro di attenzione principale (il quartiere Valletta Valsecchi a Mantova), WHAT IS HOME deve essere considerata una buona pratica agita più che un evento o un mero intervento culturale sul territorio.
Parte propulsiva di un progetto più ampio, Epicentro Culturale diffuso Valletta Valsecchi,  è animazione e partecipazione umana e sociale insieme per la costruzione di mondi e di modi di vivere collettivi a partire dal quartiere, dall’unità costitutiva più piccola: la casa.
Per un “progetto di rigenerazione urbana e innovazione sociale attraverso le arti e il teatro con spettacoli e laboratori nel quartiere” come si legge nella sezione Progetti e chiavi di lettura del programma di Segni 2016.
A Mantova ogni anno artisti diversi abiteranno nel quartiere dove agiranno processi di interazione creativi finalizzati alla produzione di un evento o di uno spettacolo.
Nel 2016 è stato il Teatro del Piccione (compagnia teatrale genovese) a imbastire, significare e co-condurre insieme agli abitanti del quartiere, il processo preparatorio di vita e di teatro collettivo. Gli abitanti coinvolti e supportati dai professionisti agiscono due processi: la produzione di materiali scenici e l’organizzazione di uno spettacolo e, parte più segnificativa (neologismo in omaggio a Segni) del processo, più intima e collettiva, la condivisione di storie e vissuti personali che gli attori contaminano e cuciono in forma compiuta e sussistente e che si fa racconto collettivo.
Protagonista è la partecipazione. Declinata nelle sue forme totali: individuale e collettiva.
Più che progetto di ricerca, se non per quanto si ricerca e si raccoglie collettivamente nella ricognizione umana e sul/dal territorio, i seminari e gli spettacoli “vissuti” e proposti, è, di per se stesso l’obiettivo raggiunto: il vissuto collettivo condiviso e espresso come segno dell’accrescimento del senso di comunità realizzato.
Comunità chiamate dalla storia a re-inventarsi di continuo, spesso a partire da storie singole e collettive segnate da migrazioni e transumanze con l’inevitabilità connessa di processi di perdita, spaesamento e forzate ricostruzioni del sé e della propria identità in paesi altri da quello di origine.

Noi, cittadini provenienti da vari luoghi della penisola – Marta, Andrea, Fiorenza, Marco ed altri abbiamo avuto in sorte il caso, ma non a caso, di conoscerci in una ricognizione sul territorio di WHAT IS HOME durante il Festival SEGNI, per la regia di Danila Barone e Antonio Panella del Teatro del Piccione.

Anche NOI abbiamo “processato”, individualmente e collettivamente, a partire da “Cos’è casa”, con un finale, non scontato ovvero il debutto alle Fruttiere di Palazzo Te, dove abbiamo avuto l’occasione di presentare, rap-presentare e offrire il nostro collettivo WHAT IS HOME, una parte di noi stessi.
Ognuno di noi ha proposto, agito e restituito, dopo aver messo in comune e condiviso, il viaggio, con tanto di entrata soft, nell’intimo di ognuno, di ciò che significa, e che è, casa.

Io, transumante, ho riflettuto sulla presenza/assenza della mia casa.

Luogo dove torno, ma non ritorno, da cui parto e ripasso, un luogo a cui ritornare ma non il luogo a cui tornare. Se non ad un’unica condizione come dico nel finale della visita collettiva che ho agito con le mie compagne e con i miei compagni di viaggio artistico e col pubblico che hanno scelto di visitare la mia casa.
La mia casa, luogo in cui lavoro, scrivo, fotografo, creo, amo e da cui riparto, è soprattutto uno dei centri di gravità impermanente dove ho festeggiato e celebrato la vita e … la mia vita.

Ho voluto riflettere su WIH, in senso ampio, utilizzando, per inscenare la mia idea di casa dialogante, la diagonale della splendida sala espositiva, vuota, delle Fruttiere, in cui abbiamo costruito la storia della nostra idea di casa.

Attraverso cinque oggetti che da transumante avevo con me, in diagonale, in un percorso di andata e ritorno ad libitum, finché sarò, si è snodata la narrazione del mio concept di casa.

Il titolo della mia casa è Transumanze.
Abbraccio i miei ospiti e, così, entriamo nella mia casa.

 

TRANSUMANZE

Questa è la mia casa.

Con aperture di spazi e di tempi
sempre in una direzione

con passi di andata, io non li calpesterei  (rivolto agli oggetti adagiati terra)

verso quello che è il centro della casa
che è contenitore
aperto
di VISSUTI

io non la calpesterei (rivolto alla busta trasparente deposta al centro della diagonale, centro immaginario della mia casa e della vita)

In direzione
verso l’infinito (un punto invisibile all’orizzonte della diagonale reale e immaginaria)
con passi di ritorno

andiamo verso l’infinito
con questo che è per me
il profumo di casa mia (contenuto in un cilindro nero portapellicole)

lì dentro c’è il profumo di casa mia
che mi fa sempre ripartire
per Transumanze
per tornare
su passi di ritorno

verso casa
che è finalmente …
casa …
NOSTRA !

BENVENUTI !

 

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What is my home, Silvia, Mantova 29 ottobre 2016

by

Silvia Berruto

® Riproduzione riservata

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