Archive for the 'intellettualmente onesti' Category



08
Mag
14

Prima valdostana del documentario “Va pensiero. Storie ambulanti”. Vi aspettiamo

PRIMA VALDOSTANA del documentario “Va pensiero. Storie ambulanti” di Dagmawi Yimer
venerdì 9 maggio ore 21.00
biblioteca regionale di Aosta

Siete attesi.
Vi aspetto.

Per non trovarsi all’appuntamento del dare e del ricevere
senza aver nulla da portare

“Géwel, in Wolof, significa fare un cerchio intorno a una persona.
Il griot è colui che ha il dono della parola e tramanda le memoria del gruppo, è un poeta, un cantastorie. Attraverso le sue metafore, il griot accompagna il racconto degli avvenimenti partendo da un passato remoto che sembra continuare a perseguitare le vittime.
L’aggressione che hanno subito i protagonisti del film mi colpisce non solo in quanto tale, ma perché rivela la fragilità della condizione migrante in Italia.
Non volevo fare scoop, ma raccontare le emozioni, le paure, i tentativi di rinascita, di chi, da un giorno all’altro, scopre di essere vittima di un odio omicida soltanto per il proprio colore della pelle.
Un film che aiuti il ‘migrante’ ad uscire dall’anonimato e l’opinione pubblica a riscoprire l’uomo dietro la vittima”. 
Dagmawi Timer

 

Mohamed Ba una volta ha detto parole che provocano i brividi.
Estrapolando …

… io so chi sono e da dove vengo
perché dovrei temere di incontrare l’altro. Mal che vada rimango me stesso.
Ma se uno teme di incontrare e di confrontarsi con l’altro
forse all’appuntamento del dare e del ricevere
non ha niente da portare

e perciò la cura è semplicemente questa favorire momenti di confronto
di dialogo
ma anche di scontri purché ne esca una via maestra che è quella dell’interculturalismo
dove ognuno sente di dare qualcosa all’altro
dove ci si arricchisce a vicenda per un’ideale di una società più giusta più equa

dove l’uomo sarà al centro di ogni nostra azione
dove ognuno si sentirà una perla
la cui importanza avrà senso considerando l’intera collana … “

Mohamed Ba
“Collettivamente memoria/e 2014” è onorata di poter accogliere “Va pensiero. Storie ambulanti” del regista Dagmawi Yimer e Mohamed Ba.

Per passate, presenti e future memorie

con vicinanza e con rispetto
silvia

 

 

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02
Dic
12

NON SONO INVISIBILE

DSC_3290 copia

Mantova – 8 settembre 2012 © Photo Silvia Berruto

– 30

01
Dic
11

GLOB011 compie 1 anno. FESTEGGIA CON NOI LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

Più di un anno fa Gabriella, Murat, Vesna, Karim e Maurizio hanno lanciato questa bella idea: fare e divulgare l’informazione indipendente ed alternativa.
Dal locale al globale.
Glocal – Global.

Con GLOB011
Dopo un anno sono stati pubblicati 10 numeri e più di 120 articoli.
43 penne/matite/tastiere hanno collaborato con la redazione.

Ed ora, come raramente si fa nel giornalismo, e spesso invece con gli amici –  “Quelli di Glob011”  ce lo insegnano, è il momento di far festa.

E questo è un invito.

Fate festa con noi

SABATO 3 dicembre 2011
dalle ore 19.30 al Café Liber
Corso Vercelli 2

FESTEGGIA CON NOI LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

Silvia, GCR

 

leggi l’

invito e raggiungici !

09
Nov
11

“CROHL CHETANE – TUTTI UNITI”

IO ADERISCO.

“CROHL CHETANE – TUTTI UNITI

Per il riconoscimento dello status di minoranza e della persecuzione razziale subita durante il nazifascismo

silvia berruto, giornalista contro il razzismo

01
Nov
11

Se l’altro è un altro me stesso

Se l’altro e’ un altro me stesso, come mi piace pensare, ricordandolo prima a me stessa, e poi lasciandolo come “prestito” a chi volesse accogliere questa sollecitazione, allora c’e’ una pura questione di reciprocita’ dell’emanciparsi e dell’epurarsi dalle violenze.

E’ questa una buona pratica collettiva. Valida ed efficace solo se conseguente ad un serio lavoro effettuato sul se’. A partire da se’.

In questa prospettiva il 4 novembre e’ lutto, non festa.

Solo lutto.

Secondo la mia personale visione ogni guerra ha prodotto e produce sempre e solo vinti.

Anche quando essa ha restituito la liberta’ a singoli e a popoli, ci si domandi a che prezzo questo e’ avvenuto.

A proposito del rapporto liberta’-liberazione non sempre bi-direzionale, qualche anno fa titolavo su Giuliana Sgrena: “Giuliana Sgrena libera… ma non liberata!”. Alcune guerre, infatti, hanno reso, forse, liberi, alcune donne ed alcuni uomini, ma non li hanno certo “liberati” come spesso si sente dire e come, di fatto, credo non possa mai avvenire.

A mio avviso nessuna guerra ha mai prodotto vincitori e vinti, se non in improbabili e poco felici titoli di saggi (saggi?) dai contenuti spesso effimeri e strumentali. Saggi… Il richiamo va inesorabilmente ad una maggiore attenzione all’uso delle parole.

Lutto, dunque.

Per me e’ solo lutto.

Da continuare ad elaborare, purtroppo, poiche’ le guerre non cessano. Anzi aumentano e spesso sono o diventano permanenti. E se il loro costo economico e’ quantizzabile, il prezzo da pagare a carico di ogni persona coinvolta risulta essere sempre incommensurabile.

Le guerre sono necessarie alle economie e a coloro che sulla guerra basano i loro utili “utili” e su di esse costruiscono e sanciscono la propria esistenza.

Sul 4 novembre credo sia da accogliere e da condividere, monitorando con lucidita’ tutte le guerre passate e quelle in essere, se e’ possibile, attraverso studi permanenti, conosciuti e riconosciuti dal basso, l’invito di Anna Bravo che sottoscrive l’appello dicendo:  “Aderisco con convinzione all’appello per un 4 novembre consapevole e storicamente fedele”.

Per comprendere.

Per sapere.

Per sostenere e per promuovere il diritto di non uccidere, gli “incontri di civilta’”, le lotte, piu’ che le discriminazioni, per i diritti collettivi.

In una dimensione in cui il gioco delle parti, di tutte le parti, avviene in una dimensione di reciprocita’ in cui l’altro e’ sempre un altro me stesso.

Sull’aggettivazione delle guerre spesso mi sono chiesta e mi chiedo, poiche’ non ho trovato, come molte e molti altri, in aggiunta alle persuase e ai persuasi della nonviolenza che dovrebbero riflettere in modo mirato e permanente su questi temi, risposta alcuna, quale sia il senso di termini quali “umanitaria”, “giusta”, “portatrice di democrazia”. Mi vengono in mente sempre e solo aggettivi contrari e dispregiativi come disumana, ingiusta, assassina, incivile.

Resta infine solo il posto per l’imperativo categorico e risolutivo della nonviolenza.

Disciplina che implica l’impegno ad agire contro tutte le guerre e le uccisioni.

Non posso astenermi qui ed ora dal fare riferimento all’uccisione di Muammar Gheddafi. Sono rimasta impietrita. Esterrefatta e sconvolta, dalla consapevolezza di aver vissuto in diretta la diretta di un’esecuzione.

Ricordo bene quanto dice Aldo Capitini in “Verso i morti”. Capitini sostiene: “Non lasciamo l’Oriente e accenniamo a una manifestazione di pieta’, che si puo’ ricondurre anche all’infinito rispetto per l’individuo a cui si volge il tu: quando egli sia morto, l’affettuosa pieta’ al suo cadavere”.

Perche’ e’ assolutamente indispensabile che noi, un noi allargato, restiamo umani.

silvia berruto

01
Nov
11

“OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE “

UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

Intendiamo proporre per il 4 novembre l’iniziativa nonviolenta “Ogni vittima ha il volto di Abele”.

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta’ d’Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.
Affinche’ il 4 novembre, anniversario della fine dell'”inutile strage” della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l’impegno affinche’ non ci siano mai piu’ guerre, mai piu’ uccisioni, mai piu’ persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.
Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.
Ed occorre che si svolgano nel modo piu’ austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.
Ovviamente prima e dopo e’ possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche’ le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche’ convocano ogni persona di retto sentire e di volonta’ buona all’impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita’ e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.
*
A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.
Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.
Per la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’.

*
Movimento Nonviolento
per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an@nonviolenti.org, sito: http://www.nonviolenti.org
Peacelink
per contatti: e-mail: info@peacelink.it, sito: http://www.peacelink.it
Centro di ricerca per la pace di Viterbo
per contatti: e-mail: nbawac@tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

A proposito leggi la mia riflessione

L’altro è un altro me stesso

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2011/10/msg00047.html
silvia berruto

L’ASSOCIAZIONE PER LA PACE CONDIVIDE ED ASSUME L’APPELLO “OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE”
Care tutti e tutte,
l’Associazione per la pace condivide ed assume l’appello del Movimento nonviolento, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: ogni vittima ha il volto di Abele.
Invita a partecipare e a promuovere iniziative e commemorazioni per il 4 novembre.
Fuori la guerra dalla storia, con il coraggio della nonviolenza.

Luisa Morgantini
Associazione per la Pace

16
Ago
11

Peppe Sini mi ha chiesto …

1. Quale e’ stato il significato piu’ rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

La prima Marcia Perugia-Assisi, per la pace e la fratellanza dei popoli, del 24 settembre 1961, è stata un unicum.

Fatto irripetibile per il portato, di rottura, culturale, sociale e politico e per il contesto storico, la marcia ha rappresentato un modello, poi “variamente” interpretato, e un punto di riferimento per molte e per molti, non solo e non necessariamente,  attivisti o studiosi.

30.000 persone marciarono con le associazioni democratiche, con i sindacati, con donne e uomini di cultura, che, dal basso, parteciparono ad una manifestazione della quale Aldo Capitini ebbe a dire: “Questa marcia era necessaria ed altre marce saranno necessarie nel nostro e negli altri paesi, per porre fine ai pericoli della guerra, liberare i popoli dai mali dell’imperialismo, del colonialismo, del razzismo e dello sfruttamento economico.”

La mozione conclusiva riassunse con chiarezza gli obiettivi della marcia: cessazione degli esperimenti nucleari di ogni genere, disarmo universale, aiuto reciproco tra i popoli, alleanza di tutti gli uomini che volevano la pace.

Per dire NO alla guerra “senza se e senza ma”, come si direbbe oggi, per dire “NO alla morte” come affermò allora Guido Piovene .

Ragione e occasione per la base per riflettere su contenuti, modi, tempi e stili per un attivismo allargato e consapevole delle proprie capacità di auto-determin- azione: allora come ora.

Ora, come allora, per coscientizzare, come disse, allora, Renato Guttuso: “Noi oggi siamo in grado di decidere del nostro destino”.

 2. E cosa caratterizzera’ maggiormente la marcia che si terra’ il 25 settembre di quest’anno?

La proposta (della via) della Nonviolenza. Dalla teoria (studio) all’azione (prassi).

Il ripudio della guerra (l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana) e, contestualmente, la difesa della Costituzione della Repubblica Italiana e di altri trattati internazionali.

Mentre scrivo è stata approvata, in un’Italia commissarriata, “la manovra delle manovre”. Non ho ancora potuto leggere il testo integrale ma, in un clima di permanente ingiustizia e iniquità a carico della popolazione che pagherà, oltre al resto e ad ulteriori misure di economia non sostenibile, anche le incompetenze del governo italiano, non sembrerebbero essere stati previsti tagli ALLE SPESE MILITARI.

3. Quale e’ lo “stato dell’arte” della nonviolenza oggi in Italia?

Fatti. Non parole.

Sono necessarie più azioni che parole.

Pur in presenza di un buon apparato teorico, fatto di un know-how e di complementari percorsi collettivi di acculturazione, non seguiti, però, da un progetto d’azione sistemico e trasversale, capace di coagulare una base allargata di attivisti in grado di portare a termine azioni ed iniziative nonviolente di “massa”,  è indispensabile, a mio avviso, una metodologia per l’evaluation e per una restituzione, intellettualmente onesta, dei progetti e delle azioni nonviolenti intrapresi.

Sulla base di un’autocritica serrata, sempre intellettualmente onesta, si deve pensare ad allargarne la potenziale trasversalità che potrebbe favorire una probabile maggiore visibilità.

La Nonviolenza è, a mio avviso, un’utopia concreta che può essere e deve diventare sistemica.

4. Quale ruolo puo’ svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini?

Il Movimento Nonviolento non è sufficientemente trasversale sul territorio.

Non è capillarmente e trasversalmente presente sul territorio italiano nella sua auspicabile funzione di catalizzatore, attore (e co-attore) e regista di azioni collettive.

200 iscritti non rappresentano un numero sufficiente per un progetto di azioni e iniziative nonviolente permanenti.

Mi pare che oggi il movimento sia troppo debole/esiguo per esprimere, ma soprattutto per  agire, tutto il  suo potenziale reale.

Dovrebbe essere, a mio modo di vedere, più vicino agli ultimi e provare ad essere più criticamente e, autocriticamente, una presenza più determinata, dal basso.

Al congresso nazionale del MN, dell’ottobre 2010, svoltosi a Brescia, proprio mentre in città si stava consumando la tragedia della gru, nel gruppo di lavoro e di studio della sesta commissione “per una nuova convivenza nella città aperta” non si registrava neppure la presenza di un migrante.

Non è più tempo di parlare, in nome e per conto di altri, e/o, al loro posto.

Nonviolenza significa anche promuovere un protagonismo reale ed un empowerment di tutte e di tutti, per tutte e per tutti: verso la realizzazione di una forma di utopia concreta dell’omnicrazia capitiniana.

La critica che viene mossa al movimento, circa il suo atteggiamento un po’ elitario, ovvero chiuso, mi pare pertinente.

Penso allora che si debbano incentivare la comunicazione e l’informazione, non sufficientemente adeguate, la formazione, l’organizzazione, training collettivi per promuovere un’acculturazione e un’azione meno dilettantesche finalizzate ad una preparazione professionalizzante – teorico-pratica – all’azione nonviolenta di tutte le amiche e di gli amici persuase e persuasi della nonviolenza.

5. Quali i fatti piu’ significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

L’azione e il protagonismo delle donne di “Se non ora quando”, le azioni

nonviolente della popolazione resistente in Val di Susa, la lotta per i diritti dei migranti, la rete di un attivismo convinto in ripresa alla base della vittoria  dei referendum.

Le azioni nonviolente degli indignados (tra cui gli amici e resistenti di Spagna e del Cile) e dei resistenti di ogni dove.

La rivoluzione nonviolenta islandese.

Il gesto estremo di Mohamed Buazizi, tunisino, il 17 dicembre 2010, la cui morte diede il via alla resistenza e rivolta democratica che portò alla caduta di Ben Alì.

La primavera araba e le lotte nonviolente per l’emancipazione del popolo.

Il Movimento 20 febbraio”, il sito Lakome.com, il gesto estremo di Hamid Kanuni vessato dai poliziotti di Berkane.

… tra gli altri.

6.Su quali iniziative concentrare maggiormente l’impegno nei prossimi mesi?

Azioni allargate, condivise e concertate di resistenza collettiva.

Dalla com-partecipazione alle lotte della popolazione in Val di Susa, alle lotte dei migranti per i diritti fondamentali, alle lotte dei cittadini per la difesa dei diritti collettivi e dei beni comuni.

Per a difesa dei diritti “primari”.

Per il diritto al lavoro.

All’istruzione.

Alla sanità.

In un atteggiamento di scelta di com-passione.

GlocalMente.

7. Se una persona del tutto ignara le chiedesse “Cosa e’ la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?”, cosa risponderebbe?

La Nonviolenza è una scelta.

Uno stile di vita.

Implica capacità di trasformazione creativa dei conflitti e l’abbandono di schemi che ripropongono assetti e posizioni di forza (es. maggiore-minore, come insegna Pat Patfoort), nel quotidiano.

Una metodologia.

All’insegna degli insegnamenti di Aldo Capitini fra i quali nonmenzogna, non uccisione …,  e delle vie tracciate dagli altri maestri e compagni, amici e persuasi della nonviolenza tra i quali cito Danilo Dolci, Don Milani, Johan Galtung, Pat Patfoort …

Per una vita collettiva improntata alla semplicità volontaria che permetta a tutte e tutti di vivere.

E anche per la realizzazione dell’omnicrazia capitiniana.

Con rispetto

Silvia




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