Archivio per giugno 2010

19
Giu
10

PER "I DIRITTI SONO IL NOSTRO PRIDE". Il mio contributo. Un felice as-solo

Dedicato alle spose Antonella D’Annibale e Debora Galbiati Ventrella e alla regista Cristi Amione

Portese, San Felice del Benaco, sabato 19 giugno ore 15,20

Oggi.
Alle 15.00
A Torino. A Porta Susa.
Per la “manifestazione unitaria I DIRITTI SONO IL NOSTRO PRIDE di tutto il movimento LGBT (e Q no?, ndr) delle donne, delle immigrate e degli immigrati, delle laiche e dei laici e di quante/i ritengono fondamentali i diritti per la loro vita si legge sul volantino.


Una lotta per i diritti soggettivi propri di ognuno.
Per l’ottenimento e la difesa di diritti che, come sostiene la manifestazione, devono essere allargati.
Devono essere PER TUTTI e DI TUTTI.
Per il riconoscimento di DIRITTI che si basano su valori e principi costituzionali, non solo nazionali, comunitari e internazionali e che perciò sono un patrimonio dell’umanità e che, in questo senso e per questa ragione, dovrebbero essere tutelati COLLETTIVAMENTE nella realtà planetaria.
DIRITTI DI TUTTI e PER TUTTI. Fra essi vi sono i quattro citati nel volantino della manifestazione: “l’autodeterminazione, la laicità, l’antirazzismo e l’antifascismo.”
Dunque, per l’attualità e per la STORIA DEI DIRITTI, desidero proprio oggi riconfermare il mio impegno – agito anche attraverso la scrittura – e dedicare i miei sforzi per comprendere e sostenere con altr* il nuovo diritto antidiscriminatorio – oggetto di quella che Marzia Barbera, professore di diritto del lavoro all’Università di Brescia, definisce la nuova “età dell’oro” – che caratterizza la nuova stagione dei diritti, sancita dagli anni Novanta, e che vede l’ampliamento e l’approfondimento della tutela contro le discriminazioni.
Da attivista.
Con la spiccata propensione e la scelta dichiarata per il valore dell’eguaglianza troppo spesso, per tanti, solo un mero slogan e “poco spesso” agita e concretata dai più e dal basso. Cioè da NOI. .


Ieri, 18 giugno 2010, all’interno del Convegno internazionale “La condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia” nella sessione dedicata a”famiglia e diritti dei minori”, Elisabetta Lamarque – professore di istituzioni di diritto pubblico all’Università di Milano Bicocca – ha citato la minoranza omosessuale che chiede l’estensione dell’istituto matrimoniale previsto dal codice civile a coppie del medesimo sesso. Ha ricordato non solo gli ostacoli politici che questa rivendicazione incontra nelle aule parlamentari ma anche gli ostacoli tecnico-giuridici che questa istanza, per vari motivi, attualmente, non riesce a superare, secondo la professoressa Lamarque, né davanti ai giudici comuni che non si sentirebbero “abilitati ad interpretare in modo creativo le norme del Codice civile né davanti alla Corte costituzionale che, di recente, si è rifiutata di accogliere la questione di costituzionalità propria dell’estensione dell’istituto matrimoniale alle unioni omosessuali, rinviando alla piena discrezionalità il proposito del parlamento.”


Per questo dedico questo mio breve contributo ad Antonella e a Debora, le due spose torinesi, che, emblematicamente e simbolicamente – ma non solo – insieme ad un coraggioso atto di co-regia empatica con la regista, di vita e artistico, dell’idea di una storia di lotta per il riconoscimento del diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, per la regia e per la produzione della regista Cristi Amione che ne ha fatto un document(ari)o-testimonianza storico intitolato “Ti sposo entro l’anno”, sono per tutt* motivo di gaiezza (tributo culturale alle tre attiviste, ndr) politica.
Forse loro direbbero motivo di PRIDE.
Ché la storia sono loro.


Consapevole che la sottorappresentazione di gruppi di minoranza nel sistema politico e la conseguente costruzione di un diritto “diseguale” sono esiti di mancati riconoscimenti di diritti che esigono un’eguaglianza effettiva.
In ultimo, ma non per ultimo, se le parole hanno un senso il termine PRIDE – ricordava Antonella in una delle numerose presentazioni della manifestazione di oggi, e precisamente il 27 maggio scorso nel corso della proiezione di “Ti sposo entro l’anno” al Café Liber di Torino – è stato scelto perché rappresentativo, collettivo mi piace sottolineare, oltre che parola storica per la storia del movimento LGBT nella quale le varie anime e appartenenze, presenti all’interno del movimento, si riconoscono e condivisa dal Comitato 19 giugno, organizzatore della manifestazione.


Ma oggi la manifestazione sarà anche una FESTA. O viceversa: la FESTA sarà anche una manifestazione.


Quindi, con la distanza che spesso mi contraddistingue nei confronti di ciò che non riesco a comprendere, e dunque a condividere,
per la sostanza (pride, parade, matrimonio, inteso come concetto, gaia visibilità)
o magari solo per lo stile
o per i dettagli,
con la serenità di un’appartenenza mancata e non necessaria,
auguro una BUONA FESTA A TUTT*
presente e partecipe più che mai
nella lotta per il riconoscimento dei diritti di tutti
che UNISCE.


Nel senso più ampio e più politico
del
NOI.


Silvia Berruto, antifascista e giornalista contro il razzismo

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06
Giu
10

Aosta, 2010, June 1. For Freedom Flotilla

… queste morti simboliche rappresentano il nostro NO ALLA GUERRA e il nostro NO ALLA VIOLENZA

For Freedom Flotilla – ItalyAostaPiazza Chanoux1 giugno 2010 – © Photo Silvia Berruto

Thuesday, 17:00 – Italy – Aosta – Piazza Chanoux
Manifestazione nonviolenta a sostegno della missione della Freedom Flotilla.
Contro l’attacco in acque internazionali, da parte di un commando dell’esercito israeliano sferrato il 31 maggio scorso alla nave turca Mavi Marmara carica di aiuti umanitari.

Sono una trentina.
Sono giovani studentesse e studenti.
Sono determinati e con le molto idee chiare sul mondo che vogliono e che vorrebbero.
Si radunano per manifestare in modo nonviolento, in un’azione che ha i limiti ma anche la spontaneità dell’organizzazione dell’ultimo minuto.
Fra essi il più pesante: il numero ridotto dei potenziali (e poi reali) partecipanti.
Ci sono pochi adulti partecipanti in modo attivo.
Cinque.
Tra essi riconosco anche una donna che è stata (si può mai essere ex?) un’attivista appartenente alle donne in nero valdostane.
E’ comunque una manifestazione intergenerazionale.
Tutti stanno preparando l’azione dimostrativa.
Magliette bianche, violentate da spruzzi rosso sangue di bombolette spray, vengono indossate da chi si stenderà a terra.
Uno di loro spiega ai passanti d una piazza piuttosto inerte di passanti, al megafono, il senso dell’azione dimostrativa collettiva.
In presa diretta raccolgo le loro dichiarazioni e le loro istanze.
E i loro desideri… così simili ai miei.
Agiamo uno scambio veloce ma empatico tra noi: con Carolina, Ambra, Patrizia, Federica, Patrizia, Paola, Alice sono i giovani. Con loro e al loro fianco alcuni adulti tra cui Paola, Adelina, Francesco, Gabriele.
SB_ Carolina perché sei qui?
Carolina_Sono qui per manifestare il mio appoggio a una popolazione oppressa, direi. Perché credo nei valori della pace e non credo in frasi fatte a caso per … che si sentono molto spesso anche in televisione. Penso che bisogna fare qualcosa concretamente e credo che manifestare la propria opinione direttamente sulla piazza, informare le altre persone sia una cosa giusta, in cui credo.
SB_ Ambra che cosa c’è scritto sul volantino che hai in mano?
Ambra cita estratti del volantino, relativi a quanto è avvenuto all’alba del 31 maggio e che sigla, a chiare lettere, non nel nostro nome.
Ambra mi illustra il volantino.
“Non nel nostro nome perché noi come stato finanziamo Israele però non sono d’accordo con i comportamenti di Israele nei confronti dei Palestinesi e mi sembra giusto dirlo e … manifestare.”
SB_ Patrizia, la differenza fra l’essere qui e non essere qui è sostanziale, no?
Patrizia_C’è una canzone di Giorgio Gaber che dice che “Libertà è partecipazione. Quindi …
SB_Federica, libertà e democrazia sono “partecipazione”? Cosa vuol dire partecipazione?
Federica dichiara: “Essere qui è comunque una cosa importante. Io credo molto nella pace perché in questo pianeta, che comunque sta andando piano piano a distruggersi, grazie a noi, esseri umani, secondo me l’unica, una delle grandi salvezze che potremmo avere è la pace.
Essere qui e fare una cosa concreta come questa, predicando appunto la pace, penso che sia una cosa molto importante.
SB_ Al di là dello slogan (se mai potesse esserlo, ndr) pace che cosa significa concretamente, nei gesti che facciamo ogni giorno?
Patrizia_In una situazione anche molto comune, un litigio tra amici, mantenere comunque una situazione di pace, cercare di capirsi a vicenda, di trovare una soluzione, un compromesso.
Federica_Invece di usare le armi per una volta provare a parlarsi.
Cominciare ad usare questo metodo antico che è la parola che secondo me è molto più importante di un mitra o di qualunque altra forma di distruzione.
Mi avvicino dunque agli adulti e chiedo a Paola perché è qui.
Paola_Sono qui perché condivido assolutamente la manifestazione. Ritengo che sia un atto ignobile da parte di Israele, in assoluto, al di là delle convinzioni politiche, al di là di tutte le considerazioni.
Avrei voluto vedere una maggiore rilevanza anche dalla stampa che, invece, dai primi esami della rassegna stampa di oggi (1 giugno, ndr) pare non sia stata assolutamente presente non abbia fatto sentire nessuna voce forte di contrasto a questa iniziativa.
Penso che sia importante esserci e importante portare avanti un’azione forte contro l’attacco costante all’indipendenza del popolo palestinese.
Segnalo a Paola che i blogger in rete, invece, sono numerosi, costante e capillare la loro azione di monitoraggio della situazione e di comunicazione.
Ma Paola incalza e afferma che è importante tenere alta l’attenzione nei confronti di questo tipo di aggressioni.
SB_ Che ne dici di tutti questi giovani che stanno arrivando?
Molto bello vedere che ci sono dei giovani.
La interrompo per dire che mi aspetto anche quelli un po’ più anziani, come noi.
Ma lei, prontamente, rinforza le ragioni di una presenza intergenerazionale: “Vuol dire che, se non altro, non siamo ancora stati sconfitti dalla vita”
SB_ Alice cosa dice di questa manifestazione?
Alice_ Trovo che sia una bella iniziativa organizzata in modo veloce e spontaneo. Positivo. Direi che un minimo di partecipazione c’è. Speriamo che arrivi ancora qualcuno. Speriamo di avere un po’ di visibilità
SB_ Greta che cosa significano e che senso hanno queste magliette bianche?
Greta_Sono magliette insanguinate e sono il simbolo della tragedia che è successa.
SB_Perché volantini oggi?
Greta_ Io volantino perché voglio mostrare e dimostrare insieme a questi manifestanti il nostro sdegno e il nostro dolore davanti a questo avvenimento e alle persone che sono morte.
SB_ Tu che cosa chiedi al governo italiano… chiedi pure … chiedi con forza!
Francesco suggerisce le sue richieste: “Io prima di tutto chiederei al governo di dire ad Israele di liberare subito i sei Italiani. Altrimenti facciamo di tutto e di più! Secondo. Il governo potrebbe ritirare l’ambasciatore da Tel Aviv così come gesto per far loro capire che le cose non ci sono piaciute.
Poi si può proseguire su questa strada. Ci sono modi diplomatici ufficiali e poi si potrebbe invitare più gente a far cose come questa.
Suggerisce il boicottaggio dei prodotti israeliani come uno dei metodi pacifici di fare le cose.
SB_ Come può la nonviolenza vincere la violenza, secondo voi giovani?
Greta_ Certo che una manifestazione violenta sarebbe fuori luogo perché sappiamo che la violenza genera violenza e noi siamo per la pace e per la nonviolenza.
SB_ Xavier andiamo nel profondo. Come agire la nonviolenza?
Xavier_ La nonviolenza serve a far riflettere, serve a cercare di denunciare la violenza che è sempre, in ogni caso, sempre ingiusta.
SB_In che cosa si concreta oggi il tuo atteggiamento nonviolento. Cosa fai tu oggi per essere nonviolento.
Xavier_ Si concreta nel riflettere su ciò che sta succedendo, nel cercare di far sapere a più persone possibili quello che sta succedendo e di denunciarlo in maniera giusta e nonviolenta.
SB_Adelina perché sei qui?
Adelina_ Perché questa violenza mi preoccupa. Penso che non si possa più rimanere indifferenti e continuare a … a fare le cose di tutti i giorni… lasciarsi scivolare addosso tutto senza provare a fare niente.
Non so a che cosa servirà. Mi ricordo prima della guerra dell’Irak … i pomeriggi passati qui con le donne in nero … purtroppo non è servito … però
SB_Eravamo presenti. Dicevamo NO! Basta! Testimoniavamo. Eravamo contro!
Adelina_ … soprattutto sapendo che le Donne in nero sono nate come dimostrazione di donne israeliane e palestinesi … quindi BASTA! NOI DONNE basta guerra!

Interrompe il nostro dialogo con forza la determinazione dell’appello diffuso da un giovane dimostrante.

Queste morti simboliche vogliono destare gli animi – For Freedom Flotilla-Italy-Aosta-Piazza Chanoux-1giugno2010-© Photo Silvia Berruto

” … queste morti simboliche rappresentano il nostro NO ALLA GUERRA e il nostro NO ALLA VIOLENZA.
Queste morti simboliche vogliono destare gli animi.
Vogliono farvi capire cosa succede nel mondo.
Per dieci minuti.
Per un quarto d’ora noi saremo qui. Fermi.

Il fatto è che loro ci vogliono morti.
E noi rappresenteremo simbolicamente questa morte.
Ma dopo questo dieci minuti ci avranno più vivi che mai!

Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza

02
Giu
10

ci sono notti in cui non si può dormire …

ci sono notti in cui non si dorme …

non perché si ama,
ma perché si vorrebbe
amare

ma come potremmo
noi
amare
se …
a Gaza si continua a morire
senza ragioni

ripropongo
in questo frangente
così, comprensibilmente, incomprensibile
un frame della nostra cultura

Alle fronde dei salici
“E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.”

Salvatore Quasimodo
Pemio Nobel per la Letteratura, 1959

in queste notti
così lunghe
così affascinanti
e mediterranee

così potenzialmente
ardite
e rinfrancanti
d’amore

come potremmo
noi
amare
 o
dormire

con la
morte nel cuore

noi
qui
a voi
così insulsamente
distanti …

da voi

da tutti quelli
che abbiamo
crocifisso

non solo
ai
pali
del telefono

ma alle omissioni di improbabili dittatori

ché l’urlo
della femmina
madre
mammifera
arcaica
ancestrale

non può accogliere
perché
non può
trovare posa

che la ragione
non le sia
d’impiccio!

… e che non le sia! 

ché di dolore
signore e signori

ancor
si
muore

che ogni vittima
possa perdonare

noi

che non sappiamo quel che facciamo
ma
lo facciamo lo stesso,
ad libitum …

sul far della sera si consulti, si studi, si legga
e dopo aver compreso
si agisca
 
http://mariobadino.noblogs.org/


sl

01
Giu
10

AOSTA for FREEDOM FLOTTILLA and GAZA’S PEOPLE

Piazza Chanoux – Aosta – 2010, June 1 – 17:28:13 –  © Photo Silvia Berruto 
Italy – Aosta, June 1, 2010 – 17:28:13 

… not in our name !

… con tutta la compassione che posso – silvia




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