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AOSTA. “ANTEPRIMA ASSOLUTA de IO STO CON LA SPOSA all’ Espace Populaire”

AOSTA. “ANTEPRIMA ASSOLUTA de IO STO CON LA SPOSA all’ Espace Populaire”

Italy, Aosta Valley, Aosta
17 novembre 2014

Questo film è dedicato ai nostri figli Adam, Gabriele, Leonardo, Levante e Nefeli … perché ricordino sempre che nella vita arriva il momento di scegliere da che parte stare.

Il film si apre con una dissolvenza dal nero cui seguono cinque drammi, emblematici, e rappresentativi di milioni di altri casi. Costruiti.

“Il loro passaporto nelle ambasciate europee vale carta straccia.
Così ogni mese, migliaia di Siriani e Palestinesi si affidano ai contrabbandieri libici ed egiziani, per attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna.
Fuggono dalla guerra in Siria e vengono a chiedere asilo politico in Europa.
L’Italia è solo un paese di transito, l’obiettivo è la Svezia.
Dopo lo sbarco in Sicilia, il viaggio riprende da Milano, in macchina, di nuovo nelle mani dei contrabbandieri.
Con le leggi sull’immigrazione in vigore (in Italia e in Europa, ndr) non c’è altra soluzione.
A meno che a quelle leggi qualcuno non decida di disobbedire.
Noi l’abbiamo fatto.
E in questo film vi raccontiamo quello che ci è accaduto sulla a strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.”

I profughi arrivano sulle coste italiane, in inverno, in maniche corte.

A piedi nudi.

Future madri, con nascituri in grembo, sfidano la certezza di uno stupro.

I profughi, un universo di donne e di uomini che non sanno nuotare, si affidano e pagano per essere portati verso un’improbabile meta.
Il nuovo trend, ci viene raccontato, narra di abbandoni di centinaia di migranti in mare aperto su scafi ingovernati e alla deriva.
Oppure, come racconta Gabriele, i profughi vengono abbandonati sulle Alpi, o poco oltre confine, con la comunicazione, falsa, dei passeurs traditori, che la terra che i fuggiaschi vedono sia già la terra promessa … la Svezia.

E così mentre “non ancora nati”, neonati, bambini, donne, uomini “profughi” rischiano la vita per sfuggire da dittature, persecuzioni, guerre verso una presunta, improbabile, spesso immaginata, libertà, molti altri, donne e uomini, semi-liberi italiani e non, rischiano la loro libertà per aiutare i profughi.

Aiutare un espatrio è un atto illegale.
Ma quelle donne e quegli uomini lo fanno in nome dei diritti che sono di tutti gli esseri del pianeta.

Spesso anche in nome della cooperazione sociale, quella “deviata” che fa affari sul cosiddetto “traffico dell’accoglienza” ma anche in nome di quella più “sana” che esercita un’imprenditoria che pratica la non “buona pratica” della gestione – sollecito l’apprezzamento di un lessico “creativamente” multifocale/multifunzionale di: CPT (centri di permanenza temporanea), CIE (centri di identificazione ed espulsione), CARA (centri di accoglienza per richiedenti asilo) e CAS (centri di accoglienza straordinaria).

Rimando alla lettura di Lager Italiani di Marco Rovelli del 2006 ma ancora molto illuminante specie per un pubblico straniero e/o indigeno non informato.

Sono stata cooperatrice sociale e ho condiviso il pensiero, i principi teorici e le buone pratiche della cooperazione sociale. Nei confronti di una situazione di presunta perenne emergenza su cui sono state costruite tutte le aberrazioni di lobbies e sistemi basati su “non buone pratiche” come le strutture-campi di accoglienza, con l’assenso di vari governi italiani, prendo le distanze e mi dissocio senza se e senza ma.

Più di un non uomo, attraverso “sistemi” interpretati attraverso forme di cooperative, deviate e supportate dalle mafie, avrebbe lucrato sulle vite di bambini, donne e uomini.

In nome di quegli “affari” che, come si è potuto ascoltare da estratti di intercettazioni, porterebbero più soldi con gli immigrati che col traffico di droga.

Gabriele Del Grande, giornalista italiano specializzato sul tema dell’immigrazione, il suo portale Fortress Europe punto di riferimento per chi si occupa del fenomeno migrazioni, “è stato uno dei pochi giornalisti italiani che sono stati al fronte per raccontare la guerra.
L’anno scorso dice Gabriele “sono stato in Siria. Ho visto la guerra e quello che sta accadendo in Siria e quando noi tre (Augugliaro, Al Nassiry e Del Grande, ndr) abbiamo visto i Siriani scappare dalla guerra attraverso il Mediterraneo … abbiamo deciso di fare qualcosa …
Ci siamo chiesti come aiutare queste persone.
“In Europa la legge vieta di aiutare quelli che vengono chiamati illegali” incalza Khaled.

A questo proposito ogni cittadino italiano, e del pianeta, dovrebbe ricordare, e ricordarsi, che il mondo in cui viviamo TUTTI è l’esito di migranze, transumanze, immigrazioni ed emigrazioni.
Permanenti.
Continue.
Nel film Gabriele ricorda, in modo non surrettizio, in riferimento alla prima frontiera da attraversare, quella tra Italia e Francia, che “sulla montagna c’è il vecchio passaggio che usavano gli Italiani quando ancora viaggiavano senza passaporto.” Si tratta del Passo della Morte sopra Grimaldi e sotto il passo ci sono le case Gina usate dai migranti.
“Cinquant’anni fa eravamo noi gli emigranti illegali in Francia”. Ovvero quando i migranti siamo (stati) noi.

All’Espace Populaire di Aosta, lo scorso 17 novembre, è stato proiettato il film in anteprima assoluta valdostana.

Alexandre Glarey, per Arci Valle d’Aosta/Espace Populaire, ha presentato Gabriele per una breve introduzione al film ricordando che “come comunità degli spettatori dovremo far di tutto per avere una nuova proiezione” in un luogo adeguato – cinema – e nella Saison Culturelle regionale.

Gabriele Del Grande esprime la sua soddisfazione per il pubblico presente.
“Per me è bello vedere questo spazio così pieno. Un po’ lo speravo. Speravo che Aosta non fosse da meno delle altre città perché fino ad oggi tutti gli incontri che abbiamo fatto di presentazione del film con i tre registi hanno fatto il tutto esaurito,
in tutta l’Italia.
Ed è qualcosa di assolutamente straordinario.
E’ la dimostrazione che il cinema è ancora vivo, come ancora il cinema possa far sognare e non soltanto raccontare il mondo come è ma il mondo come lo vogliamo.
Più che un film di denuncia abbiamo fatto un film visionario.
Abbiamo immaginato un mondo senza frontiere, dove viaggiare non è un reato, un mondo dove può esistere un NOI, che sia un po’ più largo di questa piccola Italia.
Un NOI mediterraneo.
Un NOI appunto dove un Italiani, Palestinesi e Siriani, ragazzi e ragazze delle due rive possano insieme, con una mascherata, con un atto anche giocoso e gioioso allo stesso tempo, ribaltare l’estetica della frontiera, disobbedire a quelle leggi che hanno trasformato il Mediterraneo in un grande cimitero e appunto immaginarsi un mondo bello trasmettere quella bellezza e quell’entusiasmo al pubblico.

Il pubblico è il nostro unico motore, diciamo così. Siamo in sala da sei settimane. Abbiamo un risultato assolutamente straordinario, per un film, come questo, prodotto dal basso, prodotto dalla gente.
Abbiamo 2617 produttori dal basso.
Siamo il più grande crowfunding mai realizzato in Italia e l’unico film in sala senza pubblicità.
Resistiamo in sala da sei settimane semplicemente perché la gente va a vedere il film, ci porta degli amici, ci ritorna, ne parla in giro.
E anche il fatto che questa sera la sala sia così piena forse indirettamente è il frutto di quel passaparola che sta attraversando l’Italia.
Quindi guardare questo film come la bella storia che è.
Rimango qui per rispondere alle vostre domande e alle vostre curiosità e alle vostre critiche, magari.
Buona visione! ”

Il film è proiettato nello spazio più politico e culturale, che filmico, dell’Espace Populaire. In una sala al colmo della sua capienza per un successo e un “tutto esaurito” annunciati.

Per me questa è la terza visione del film e, come sempre, per realizzare alcune immagini fotografiche, resto in piedi, per non disturbare il pubblico, in prossimità dello schermo.
Da questa posizione, favorevole, ho di fronte il pubblico sempre più catturato da questa storia vera.
Presto il silenzio si fa pesante a causa dell’emozione e dello strazio delle situazioni limite, personali e collettive, descritte ed agite nel film.
Il pubblico dell’Espace, lucido e partecipe, è fatto di volti, corpi e cuori attoniti e impietriti.
La commozione – che all’Espace ci si può permettere – riga i volti di molti di noi, increduli per i costruzionismi non solo legali, ma prima ancora umani, culturali e politici che separano ciò che separato non è: perché “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti (art.1 Dichiarazione universale dei Diritti Umani).

E Giornalisti contro il Razzismo, Espace Populaire, Libera e Legambiente Valle d’Aosta hanno scelto da che parte stare.
Quando l’organizzazione ha contattato Giornalisti contro il Razzismo, mercoledì 12 novembre scorso, in tarda mattinata, richiedendo la proiezione presso lo spazio dell’Espace, tutti si sono attivati immediatamente.

Per dovere di cronaca, per onestà intellettuale e per informazione dovute è doveroso precisare che si tratta di una proposta di Giornalisti contro il Razzismo (GCR).
 Su richiesta dell’organizzazione di Io sto con la sposa di mercoledì 12 novembre 2014, per la co-organizzazione dell’associazione culturale Saperi & Sapori e di Espace Populaire di Aosta a cui si sono aggiunti Legambiente e Libera e tutti gli spettatori che hanno deciso di vedere-sostenere il film, proiettato in concomitanza e in occasione della conferenza, tenutasi presso l’Università di Aosta in cui è intervenuto Gabriele Del Grande, dal titolo “Immigrazione clandestina, da Mare Nostrum a Triton. Una sfida per l’UE e le realtà locali” organizzato dal Dipartimento di Scienze Economiche e Politiche, dell’Università della Valle d’Aosta, dal Professor Michele Vellano, Ordinario di Diritto Internazionale.

La proiezione è stata un successo annunciato.

Per la qualità e la delicatezza dei contatti avuti con Gabriele Del Grande e con Sara Annoni (relations manager) e Sara Bicchierini (segreteria di produzione) dell’organizzazione.

Per l’umanità, la serietà e la trasparenza reciproche, agite in tutti i rapporti tenuti sin dall’inizio con l’organizzazione.

Per il lavoro organizzativo del gruppo direttivo dell’Espace Populaire di Aosta che in cinque giorni, di cui soli tre lavorativi, ha saputo coinvolgere migliaia di persone, associazioni, insegnanti, la Rai e la stampa locale.

Per il pubblico che ha invaso l’Espace come accade spesso e non solo nelle grandi occasioni ma certamente per quelle irripetibili.

Lo stesso pubblico di cittadini attivi che si batterà perché questa prima all’Espace sia, come era ed è sempre stata, nelle intenzioni del proponente GCR e dell’organizzazione de “Io sto con la sposa”, un’anteprima e che il film sia proiettato all’interno della Saison Culturelle in una sala cinematografica per tutta la popolazione valdostana. Come è doveroso che sia per la popolazione che sostiene, col proprio gettito fiscale, l’offerta culturale regionale e che deve essere sempre più intesa come soggetto proponente, finanche gruppo di pressione, ma mai mero soggetto, passivo, esclusivamente fruitore.
E all’Espace sarà mio compito organizzare come GCR, come preannunciato pubblicamente, in occasione della proiezione del film nella Saison Culturelle e nelle scuole, una serata rap, con giovani rapper valdostani, il cui protagonista sarà il giovane MC Manar,

Perché il diritto di viaggiare e il diritto alla libera circolazione sono di tutti.

Ad agosto 2014, nove mesi dopo il viaggio e il film, Abdallah (lo sposo, ndr) vive in Svezia e ha ottenuto lo status di rifugiato politico così come Mona e Ahmed.
Manar e Alaa sono stati rimandati in Italia dove hanno ottenuto l’asilo politico.
“Proprio oggi – precisa Gabriele – l’Ambasciata Italiana in Giordania
ha dato il visto alla mamma di Manar e ai due fratelli.”
Un applauso commosso del pubblico interrompe Gabriele.
“Quindi nel giro di qualche settimana arriveranno anche loro in Italia. Fortunatamente per una volta su un aereo anziché in mezzo al mare.”

Tasnim è tornata in Italia con Gabriele, Khaled e gli altri invitati.
“Il loro viaggio però è soltanto all’inizio.”

Alla fine della sera, la tensione e la fatica, per questa improbabile organizzazione, trovano composizione nel senso alto di questo viaggio dell’anima e della vita che è stata questa storia che ha unito tutti NOI.

Gabriele sembra non voler ripartire.
E’ difficile salutarsi.
Del resto questo viaggio è appena cominciato anche per noi.

Soprattutto per coloro che ancora non hanno compreso la realtà sintetizzata dalle parole lucide, così necessarie e indimenticabili, di Tasnim:

“Se ci pensi, il sole è uno per tutti.
C’è un unico sole per tutta l’umanità.
Così come c’è un’unica luna per tutta l’umanità.
Non può venire qualcuno a dirmi: “Questo mare lui lo può attraversare e un altro per attraversarlo deve morire.
No!
Anche questo mare è di tutti.
E la vita è per tutti.
questo è il punto.
La vita è per tutti.”

Per quel NOI che in molte e molti stiamo cercando di costruire,

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo
© Riproduzione riservata

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