Archivio per ottobre 2010

21
Ott
10

TRIBUTO A ITALO TIBALDI

Italo Tibaldi, Vico Canavese, 17 febbraio 2010
© Photo Silvia Berruto

Voglio, con questa immagine, che per me vale più di mille parole, ricordare Italo.
Con quel sorriso “furbetto” ed empatico che spesso faceva.

Con la semplicità, la lievità e la nonchalance che gli erano proprie, e proprie di un grande sento di poter dire, Italo lascia a tutti una pepita.
Un monito.
Una direzione.
Un senso.

“Wissen macht frei”
La conoscenza rende liberi!

Il 13 ottobre l’amico e maestro Italo Tibaldi se ne è andato.
Deportato politico a Mauthausen-Ebensee, matricola 42307.

Ha dedicato tutta la sua vita a ricostruire la Transportliste, o meglio l’Italianliste, di 288 trasporti (aggiornamento 2008) per ridare il volto, il nome e il cognome, a oltre 44.000 deportate e deportati italiani.

E’ stato un testimone, un uomo di riconciliazione e un costruttore di pace.

“Wissen macht frei” – la conoscenza rende liberi – è la testimonianza e il testimone  che Italo ha voluto “passarci” e che in tante e tanti abbiamo deciso di accettare e di onorare.

Dal 2005 “wissen macht frei” è un’icona dell’opera “I Dimenticati. Un’idea per ricordare” di cui Italo è stato, e sarà, uno dei protagonisti.
Persempre.

In questa foto, inedita, una delle ultime, realizzata nel corso dell’ultima intervista del febbraio scorso, Italo è ritratto davanti all’immagine-simbolo, e segno, del rito del passaggio del testimone.

Ribadisco e riconfermo pubblicamente la responsabilità e l’impegno assunti, e a Italo più volte ribaditi,  di voler custodire e difendere questo segno, unico, non riproducibile e indelebile, del valore della testimonianza.

Attraverso la testimonianza dell’amico Don Arnaldo Bigio riporto le parole di congedo di Italo“Saluta tutti”.

Silvia Berruto

 

https://silviaberruto.wordpress.com/2010/10/16/ultimo-saluto-allamico-italo-tibaldi/

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16
Ott
10

ULTIMO SALUTO ALL’AMICO ITALO TIBALDI

Oggi abbiamo accompagnato per l’ultima volta
un AMICO
Deportato politico a Mauthausen e a Ebensee
Matricola 42307
Un MAESTRO.
UN TESTIMONE
che ci ha passato il testimone
che abbiamo deciso di accettare.
E’ stato così.

Un costruttore di pace.
Un testimone di giustizia.
Così lo ha definito, oggi, l’amico e officiante, Monsignor Arnaldo Bigio. Commosso.

Sempre attento alle compagne e ai compagni
che non sono tornati
per il TRENO DELLA MEMORIA
alla stazione ferroviaria di Aosta
il 20 maggio 2004
Italo disse
e custodiamo la sua voce e la sua commozione
nell’opera “I DIMENTICATI. Un’idea per ricordare” *

” … i campi per politici
… campi di eliminazione
… campi nei quali abbiamo … visto tutti i nostri compagni …
che purtroppo non sono tornati …
non abbandonati a se stessi perché non è giusto dire così …
forse hanno vinto anche loro …
quando abbiamo vinto noi tornando a casa …
se abbiamo continuato a fare il nostro dovere.”

“Noi non ti vedremo più,
Italo … ”
ha detto oggi Gianfranco Maris
nel suo commiato

… e
se prima o poi ci si deve pur salutare
avrei preferito salutarti fra un po’
ciao ITALO
abbi cura di te

silvia

Vico Canavese, sabato 16 ottobre 2010

tutto quello che riesco a scrivere adesso è questo
quando il dolore sarà più lieve
allora il mio tributo a Italo

* “I DIMENTICATI. Un’idea per ricordare”
Giorno della Memoria 2006
Progetto per un’idea
di Silvia Berruto e Giovanna Capitanio
2006
Autofinanziato e autopromosso

® Riproduzione riservata

15
Ott
10

“WISSEN MACHT FREI”

 

 

“WISSEN MACHT FREI”

arrivederci

Italo

con un lungo interminabile abbraccio

silvia

 

 

 

 

 

 

02
Ott
10

OGGI 2 OTTOBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA

“Vivere semplicemente, per permettere agli altri semplicemente di vivere”

 Mi commuove e mi meraviglia sempre, leggere o pronunciare, questo mònito.

Ogni volta mi sembra di cogliere nessi nuovi e nuovi “palpitare di nessi”.

E’ un monito individuale e collettivo, insieme.

E’contemporaneamente ispirazione, tensione e direzione per il pensiero e per l’azione.

Bussola e porto sicuro per le nostre azioni e per i nostri sogni, per le nostre utopie concrete, realizzate o ancora da realizzare.

Mi entusiasma sapere che è possibile e democraticamente attuabile dal basso e da tutti.

Onnicomprensivo.

Pista perennemente mai battuta, consigliata a tutti le ricercatrici e ricercatori, alle esploratrici ed agli esploratori.

Nella ricerca della forza della verità la garanzia e la spinta per accostarsi alla nonviolenza e sceglierla come acculturazione permanente.

Via senza ritorno.

Esito e misura di tutte le cose.

La nonviolenza è una garanzia necessaria per agire e per vivere un empowerment individuale e collettivo, plurale, laico, intellettualmente onesto, aperto.

Per realizzare l’omnicrazia reale.

Un giorno l’amico, e maestro, Danilo Dolci, “autografandomi” un suo libro (in questo momento non sono a casa e potrei sbagliarmi nel citare il titolo, dunque preferisco soprassedere) mi scrisse questa dedica: “A Silvia. Esploratrice”

Questo augurio-riconoscimento(?)-dedica insieme non mi ha abbandonato. Anzi. Mi accompagna nella vita di tutti i giorni.

Comprendo infatti che è da esploratori, che è solo a partire da sé, da un lavoro introspettivo e da un’autoanalisi che possiamo trovare, collettivamente, soluzioni creative utili per la liberazione, individuale e collettiva, di tutti NOI.

 

Gandhi continua ad interrogarci,  sui temi di una convivenza civile reale.

La consapevolezza e la condivisione dell’unità dei mezzi e dei fini, la ricerca individuale e collettiva della verità, agita e sperimentata come, e, da, ricercatori appassionati, la nonviolenza, interpretata attraverso un empowerment individuale e collettivo, possono garantirci di emanciparci e di accompagnarci, reciprocamente, all’interno di una lotta serena, ma determinata, che potrà portarci collettivamente ad opporci “alla menzogna, all’ingiustizia e alla violenza onnicida.”

Con uno stile e un incedere che siano per davvero, come diceva Alex Langer, in una dimensione, armonizzata, salvifica e inverata, al timbro del “lentius, profundius, soavius”.

La nonviolenza possa essere allora voglia di presente, voglia di futuro, fonte, occasione ed esercizio per esperimenti collettivi con la verità, che, solo se intellettualmente onesti, potranno permetterci di accompagnarci nel viaggio  comune sulla nostra terra madre in cui, lo sappiamo bene, c’è posto per tutti.

 

Come compagni di strada e di viaggio.

Compagni: donne e uomini che con-dividono il pane quotidiano.

La sorte collettiva.

La voglia di lottare.

Per sostenerci e per sostenersi a vicenda.

Ma non si tratta di utopie concrete sempre positive.

Sulla strada ci sono, o si costruiscono, anfratti angusti. Di varia origine e natura.

Oltre ad un blues da piangere, infatti, ho anche una fatica da raccontare.

Ho visto, e ho sofferto, una quantità non più tollerabile di violenza: paradossalmente proprio in ambienti e in/con persone che si autocertificavano come nonviolenti.

Serve una rivoluzione nelle e delle nostre esistenze.

A partire dalla mia, certamente.

Facciamo tutti un’azione nonviolenta il 2 ottobre come suggerisce Giorgio Beretta, caporedattore di Unimondo, impegnato nella Rete italiana per il disarmo, nella Campagna “banche armate”, nell’Osservatorio sulle armi leggere Opal e uno dei principali esperti sul traffico delle armi.

“Per la Giornata internazionale della nonviolenza il mio “messaggio” e’ semplice: in quel giorno, almeno in quel giorno, facciamo un’azione nonviolenta: dal promuovere/partecipare ad un’ora di silenzio per la pace, al parlarne nella propria scuola, dal firmare una semplice petizione online fino allo scrivere alla propria banca per chieder conto di quali direttive ha emanato per quanto riguarda il finanziamento e i servizi d’appoggio all’industria militare, al chieder conto al proprio sindacato, associazione, ong, partito, ente locale ecc. in quale banca ha messo i propri soldi (e andare a veder sul sito www.vizicapitali.org com’e’ messa quella banca in materia dei suddetti finanziamenti) …

Una sola cosa, ma facciamola.

Satyagraha e’ la “fermezza della verita’”: facciamola cominciando da noi.”

E se a stento possiamo “credere che un uomo di siffatta statura morale (Gandhi, nda) sia passato in carne ed ossa sulla terra”, come ebbe a dire Albert Einstein, costruiamo mondi possibili subito affinché chi verrà dopo possa, pur nell’incredulità felice, testimoniare che è stato così.

 per questo, allora, con tutta la forza che posso, mi stringo in un abbraccio-impegno rinnovato agli attivisti che sapranno essere, oggi e sempre, vivi e vivaci anche per tutti gli altri: per gli stanchi, per gli afflitti, per chi è senza mezzi e per chi non ce la fa

 per ripartire dagli ultimi

 per un empowerment di tutti

a partire dagli ultimi

 

 silvia, amica e persuasa della nonviolenza

01
Ott
10

PER IL 2 OTTOBRE. Un contributo

“Vivere semplicemente, per permettere agli altri semplicemente di vivere”

 Mi commuove e mi meraviglia sempre leggere o pronunciare questo mònito.

Individuale e collettivo, insieme.

Tensione e azione da agire, e ad agire, dal basso.

Onnicomprensivo.

Nella ricerca della forza della verità, garanzia e spinta per avvicinarsi alla nonviolenza.

Via senza ritorno.

Esito e misura di tutte le cose.

Per essere e per agire un empowerment individuale e collettivo.

Plurale, laico, intellettualmente onesto, aperto.

Per realizzare una omnicrazia reale.

Che è possibile solo a partire da un preliminare lavoro introspettivo e da un’autoanalisi che possono condurre ad un’azione di liberazione, individuale e collettiva.

Ognuno dica e agisca:  a partire da me.

In una dimensione in cui humanitas e pietas siano utopie concrete e utili per la libertà collettiva.

Gandhi continua ad interrogarci sui temi di una convivenza civile reale.

La consapevolezza e la condivisione dell’unità di mezzi e dei fini, la ricerca individuale e collettiva della verità, agita e sperimentata come e da ricercatori, appassionati, la nonviolenza, attraverso un empowerment individuale e collettivo,  che possono garantirci di emanciparci e di accompagnarci reciprocamente all’interno di una lotta serena, ma determinata, che ci porti collettivamente ad opporci “alla menzogna, all’ingiustizia e alla violenza onnicida.”

Con uno stile e un incedere che siano per davvero, come diceva Alex Langer, nella dimensione armonizzata e salvifica del “lentius, profundius, soavius”.

 La nonviolenza possa essere allora voglia di presente, voglia di futuro, fonte, occasione ed esercizio per esperimenti collettivi con la verità, che, solo se intellettualmente onesti, potranno permetterci di accompagnarci nel nostro viaggio   comune sulla nostra terra madre in cui, lo sappiamo bene, c’è posto per tutti.

Come compagni di strada.

Compagni: ovvero donne e uomini che con-dividono fra loro il pane quotidiano.

La sorte collettiva.

La voglia di lottare.

Per sostenerci a vicenda.

Perché, oltre ad un blues da piangere, ho anche una fatica da raccontare.

Ho visto e ho sofferto una quantità non più tollerabile di violenz: paradossalmente proprio in ambienti e in/con persone che si autocertificavano come nonviolenti.

Serve una rivoluzione nelle e delle nostre esistenze.

A partire dalla mia, certamente.

Facciamo tutti un’azione nonviolenta il 2 ottobre come suggerisce Giorgio Beretta, caporedattore di Unimondo, impegnato nella Rete italiana per il disarmo, nella Campagna “banche armate”, nell’Osservatorio sulle armi leggere Opal e uno dei principali esperti sul traffico delle armi. “Per la Giornata internazionale della nonviolenza il mio “messaggio” e’ semplice: in quel giorno, almeno in quel giorno, facciamo un’azione nonviolenta: dal promuovere/partecipare ad un’ora di silenzio per la pace, al parlarne nella propria scuola, dal firmare una semplice petizione online fino allo scrivere alla propria banca per chieder conto di quali direttive ha emanato per quanto riguarda il finanziamento e i servizi d’appoggio all’industria militare, al chieder conto al proprio sindacato, associazione, ong, partito, ente locale ecc. in quale banca ha messo i propri soldi (e andare a veder sul sito http://www.vizicapitali.org/ com’e’ messa quella banca in materia dei suddetti finanziamenti)… Una sola cosa, ma facciamola. Satyagraha e’ la “fermezza della verita’”: facciamola cominciando da noi.”

 Con tutta la forza che posso

mi stringo in un abbraccio forte agli attivisti che sapranno essere vivi e vivaci, il 2 ottobre prossimo, anche per tutti gli altri: per gli stanchi, per gli afflitti e per chi è senza mezzi

ovvero per chi non ce la fa

per ripartire dagli ultimi

per un empowerment di tutti

a partire dagli ultimi

 silvia, amica e persuasa della nonviolenza

 

Aderente a Giornalisti contro il razzismo (http://www.giornalismi.info/mediarom/)

Attivista, aderente e sottoscrittrice dell’”Appello ad un’ALLEANZA PER LA LOCRIDE E LA CALABRIA contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate, per la democrazia e il bene comune!”  (2008)

Ho marciato e scritto sul 1 marzo 2008, 2009, 2010




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