Archivio per maggio 2017

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Mag
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26-27-28 maggio 2017. ERA UN GIORNO QUALSIASI. La memoria in cammino. A piedi da Avenza a Sant’Anna di Stazzema

26-27 maggio 2017
Avenza, Carrara, Toscana, Italy

Avenza – Pietrasanta 27,8 km

26-27-28 maggio 2017
ERA UN GIORNO QUALSIASI
La memoria in cammino
A piedi da Avenza a Sant’Anna di Stazzema

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L’arrivo ad Avenza del gruppo venerdì 26 maggio.

Incontro e presentazioni.

La presentazione del libro di Ercole Ongaro Resistenza nonviolenta 1943-1945.

 

Avenza. Sabato 27 maggio. Partenza per la prima tappa Avenza-Massa

Hanno camminato: Lorenzo Guadagnucci, Miriam Giovanzana, Silvia Montevecchi, Zenone Sovilla, Ercole Ongaro, Stefania Daniele, Alessandra Nigretti, Anna Galliolo

A Massa si è aggiunta Daniela Cavini.

 

Prove di logistica: Giovanna Capitanio e Silvia Berruto

 

Prove di documentazione fotografica: Silvia Berruto e le/i fotografe/i camminanti

 

Immagini dei camminanti: Silvia Montevecchi e Zenone Sovilla

 

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Oggi il percorso si è completato, non si è concluso, a Sant’Anna di Stazzema.

 

NON CI SONO PAROLE. PER ORA.

 

Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza

 

® Riproduzione riservata. Diffusione auspicata

 

– continua –

 

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20
Mag
17

L’esempio di una buona pratica per “essere e fare comunità”. A Gavardo, Brescia. Lombardia. Italy. Report per i lettori di tutto il mondo di Transcend Media Service

Buone pratiche per “essere e fare comunità”. A Gavardo, Brescia. Lombardia. Italy

Come il testimoniare, nel fare storia e memoria, vuol dire essere (e fare) comunità.
Dalla comunità del rancore alla comunità (della cura) curata.
Verso una comunità sempre più, e progressivamente, riarmonizzata.

Un esempio.
Una buona pratica.
Lo spaccato di un territorio che, pur nell’epoca della post-memoria, sente e vive il dovere di ricordare.
Individuale.
E collettivo.

Un territorio, e un luogo, Gavardo, dove la consapevolezza e la vicinanza alle donne e agli uomini che hanno fatto la storia e la ricostruzione, non solo di un paese, ma di vite nuove per nuove vite, sono per tutti mònito e direzione.

L’attivazione di processi e di dinamiche di comunità, intese come occasioni di ben-essere collettivo, garantiscono l’identità e l’attaccamento delle donne e degli uomini al territorio e alla comunità allargata.
Mantengono vivi il senso e i valori di una collettività.
Sono senso e segno indelebili soprattutto per i giovani.

Per tutti i giovani ai quali “le testimoni e i testimoni” hanno consegnato il testimone.
A Simone Polvara, nipote di Flaminia Amici, il 29 gennaio 2017, i testimoni sopravvissuti al bombardamento del 29 gennaio 1945 Piero Simoni, Luigi Orlini, Giovanni Tobanelli, Antonio Abastanotti e certamente Flaminia, hanno consegnato il testimone.

A Simone, alle sue amiche e ai suoi amici, di dovunque non solo di Gavardo, il compito di ricordare e di testimoniare collettivamente.

Questo è avvenuto non in una cerimonia degli addii ma nella condivisione viva di un semplice atto collettivo.
“Dalla decostruzione del dolore alla costruzione della speranza attraverso l’immortalità del testimoniare” (Silvia Berruto)

Per Flaminia Amici
Tributo a Flaminia Amici, sopravvissuta e testimone del bombardamento del 29 gennaio 1945 di Gavardo

Con rispetto,
Silvia Berruto

15
Mag
17

Per Flaminia Amici. Tributo a Flaminia, sopravvissuta e testimone del bombardamento del 29 gennaio 1945 a Gavardo (Brescia)

Per Flaminia Amici
Tributo a Flaminia Amici, sopravvissuta e testimone del bombardamento del 29 gennaio 1945 di Gavardo (Brescia)

 

Per Il Gattopardo _ Gavardo

 
Questo vuol essere un tributo a Flaminia Amici: donna, insegnante e testimone.

 

Ho conosciuto Flaminia Amici a Gavardo, il 23 aprile 2012, in occasione della mostra dei lavori prodotti nel corso del progetto © “Il sogno di una cosa. Il dovere diritto di essere liberi in un contesto condiviso del rispetto delle regole valide per tutti” che ho condotto con le cinque le classi terze della scuola secondaria di primo grado “Giuseppe Bertolotti” nel periodo 7 dicembre 2011- 23 aprile 2012.

L’esperienza del progetto-intervento è raccolta nel numero speciale monografico, a cura della biblioteca civica “Eugenio Bertuetti” allegato a Il Gattopardo del giugno 2012.

Durante l’inaugurazione della mostra mi presentarono la Signora Flaminia.
E fu subito accoglienza.

Fui accolta da Flaminia che, presentandosi, mi disse: “Benvenuta Silvia – suggellando l’accoglienza con una forte stretta di mano – sono la nonna di Simone Polvara”.

Da allora, grazie all’empatia, alla raffinatezza interiore prima ancora che esteriore, alla sensibilità di una donna che la mission dell’insegnante l’aveva nell’anima, nello sguardo e nelle azioni quotidiane, non si è più interrotto quel legame profondo e forte di affinità, non solo elettive.

Un legame che dal 2012 ha reso il 29 e il 30 gennaio di ogni anno un appuntamento fisso. Per il progetto culturale Collettivamente memoria e per la sottoscritta: essere a Gavardo con le studentesse e gli studenti della scuola Bertolotti è diventato un momento per incontri irrinunciabili.
Per testimoniare.

Forte e indissolubile è stato, ed è, il legame che unisce Flaminia agli altri testimoni superstiti del bombardamento del 29 gennaio 1945 che, insieme a lei, hanno testimoniato per anni, sempre con grande generosità, per le studentesse e per gli studenti: il maestro Piero Simoni, Luigi Orlini, Giovanni Tobanelli e Antonio Abastanotti.

Per quel processo irripetibile che è il fare storia e memoria, a cura, e per voce diretta, dei testimoni.

Sul ruolo e sul dovere di testimoniare desidero soffermarmi.

Testimoniare assicura l’immortalità dei fatti avvenuti e dei gesti compiuti.

La testimonianza, preziosa per ricostruire scenari e fatti storici, è già quasi assenza totale di resoconti diretti, con l’evidente assenza dell’esperienza concreta.
In questo senso l’età del testimone è conclusa.
Viviamo, infatti, già nell’epoca della post-memoria.
Per post si intende proprio, e cito, “la distanza temporale e qualitativa delle memorie ” dei nonni e dei nipoti che mette però in evidenza il carattere di consapevolezza di seconda e successiva generazione, tra cui vi sono figli e nipoti.

E se già viviamo nell’epoca della post-memoria resta pur sempre, e ancora, IL DOVERE DI RICORDARE.
INDIVIDUALE e COLLETTIVO.
Collettivo perché, ancor prima, convintamente individuale.
Ho voluto fortemente pensare e coorganizzare, con altre e con altri, il tributo a Flaminia Amici.
Ringrazio l’accoglienza, la condivisione e la promozione dell’idea a cura dell’Assessore alla Cultura Daniele Comini e del Sindaco Emanuele Vezzola di Gavardo che, con il coinvolgimento di Giovanna, Dina e Gian Angelo Bettinzoli, figli di Flaminia, hanno reso possibile la realizzazione del tributo: a passata, a futura, ma soprattutto a sempiterna presente memoria.

Con l’insostituibile energia e professionalità della bibliotecaria Manuela Franzoni, col Maestro Paolo Bacchetta e col giovane nipote di Flaminia, Simone Polvara, il tributo si è progressivamente composto e arricchito di senso.
Abbiamo voluto testimoniare, con quanto sappiamo fare, la nostra riconoscenza umana, culturale e storica alla cara Flaminia.

Ho scelto un mio video del contributo di Flaminia, del 29 gennaio 2013, perché volevo che fosse Lei a parlare.
Simone ha montato, senza chiuderlo, ovvero senza apporre i titoli di coda, come a lasciare aperta una storia ancora da scrivere con le immagini e i suoni che abbiamo realizzato, un corto per il quale ha scelto una bella immagine fotografica che restituisce la presenza e la luminosità della nonna Flaminia.
Paolo Bacchetta, con grande sensibilità, ha suonato musica intensa. Ha fatto risuonare onde di compresenze collettive che solo il miracolo di una grande musica può e-vocare.

Ricordo, a questo proposito, il concetto capitiniano della compresenza dei vivi e dei morti.

Ho voluto essere a Gavardo il 29 gennaio scorso per Flaminia, per i Suoi familiari, per le sue e per i suoi concittadine e concittadini, e per i Suoi co-testimoni.

Desideravo:
– dire GRAZIE a Flaminia;
– RINGRAZIARE pubblicamente questa comunità, alla quale sento di appartenere, che COLLETTIVAMENTE continua a fare STORIA e MEMORIA;
– ringraziare la scuola Bertolotti che da sei anni mi offre l’opportunità di riflettere con le studentesse e gli studenti delle classi terze;
– DIRE GRAZIE, pubblicamente, ancora una volta, al maestro Piero Simoni, a Luigi Orlini, a Giovanni Tobanelli e ad Antonio Abastanotti.
Per la costruzione di un impegno civile collettivo del NOI.

Perché, in definitiva, si è del posto in cui si intrecciano legami indissolubili.

Non è forse così che si è, e si fa, comunità ?

 
Con rispetto,
Silvia Berruto

 

® – Riproduzione riservata




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