Archivio per gennaio 2016

26
Gen
16

Per la memoria di tutti i giorni. Collettivamente memoria 2016. Il nostro Giorno della Memoria

27.01.2016 copia

25
Gen
16

Gavardo (Brescia) Collettivamente memoria 2016. 29 e 30 gennaio 2016

Locandina Gavardo Gennaio.jpg

25
Gen
16

“Collettivamente memoria 2016”. 27 gennaio 2016

 

programma in progress

 

27.01.2016

23
Gen
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_4

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

989.

E’ il numero delle/dei sottoscrittori della petizione “Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere” le cui firme sono state consegnate, con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, in data 14 gennaio 2016, al Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Dottor Augusto Rollandin, al Sindaco di Aosta, Dottor Fulvio Centoz, al Presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, Dottor Marco Viérin, al Presidente del Consiglio comunale di Aosta, Dottor Michele Monteleone e al Presidente del Consorzio Enti Locali della Valle d’Aosta, Dottor Franco Manes.

Il servizio, gestito da 25 anni dalla cooperativa sociale La Sorgente e chiuso il 31 dicembre 2015, era organizzato da tre soggetti pubblici: il Comune di Aosta, capofila, il CELVA, Consorzio degli Enti Locali della Valle d’Aosta e la Regione Autonoma Valle d’Aosta che era il più importante finanziatore.

Tra le motivazioni addotte inizialmente, si legge sui giornali che hanno dato la notizia della chiusura del servizio, sembrerebbero esservi ragioni di razionalizzazione e di riorganizzazione. La concomitante distinzione, operata da alcuni amministratori, fra i migranti già presenti sul territorio valdostano e i nuovi stranieri in arrivo, per lo più sarebbero richiedenti asilo, risultano un evidente costruzionismo, piuttosto labile.

Si intenderebbe infatti sostenere che i 160 rifugiati o richiedenti protezione internazionale ai quali, a breve si aggiungeranno 100 unità – come risulta dai dati diffusi dal presidente della cooperativa La Sorgente, Riccardo Jacquemod, nel corso del convegno dal titolo “Deserti Mari Montagne. Migranti e Rifugiati sfidano la vecchia Europa” tenutosi ad Aosta lo scorso 16 gennaio – meriterebbero maggiore attenzione rispetto ai migranti che, con circa 5200 passaggi, si sono recati al servizio nei primi 10 mesi del 2015.
Migliaia di richieste non rappresenterebbero più un dato di realtà. Il servizio Migranti non risponderebbe più alle esigenze dell’attuale fenomeno migratorio che, in Valle d’Aosta, viene ancora letto in modo erroneo, dai decisori di politiche anche sociali, ma non solo, come un’emergenza.

A questo proposito e in questo senso, va ribadito, ancora una volta, che la Valle d’Aosta è l’unica regione italiana a non essersi dotata di un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.

Gli sportelli sociali, otto, diffusi su tutto il territorio regionale, organizzati quasi tutti con almeno un operatore e un’assistente sociale, attualmente non formati per gestire l’operatività legata alle problematiche dei “migranti”, sarebbero gli spazi individuati per integrare, con minor spesa, le prestazioni del servizio migranti sul territorio.
La transizione non è stata preparata né è attualmente gestita. Ad oggi non è dato sapere dove e a chi dovrebbero rivolgersi “i migranti” che giungono in Valle d’Aosta.

Nel 2014, al servizio migranti di Aosta sono stati registrati 6.400 passaggi e, nei primi dieci mesi del 2015, la media è stata di 520 passaggi al mese.
Dal maggio 2015, il servizio migranti è stato l’unico ente in Valle d’Aosta ad offrire supporto agli stranieri per la compilazione della domanda di cittadinanza italiana che si effettua, ormai, solo, come tutti dovrebbero sapere, per via telematica.

I firmatari saranno lieti di leggere i dati sui quali si è basata la scelta di chiudere un servizio unico per competenze e mission in Valle d’Aosta e sapranno apprezzare il risparmio economico che ne deriverà certamente, a parità di servizi erogati, da documenti che dovranno essere a disposizione dei cittadini.

La petizione “Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere”, lanciata su change.org, firmata da 989 sostenitori di tutto il mondo, chiede la riapertura del servizio.

Per essere informati circa l’andamento e le pubblicazioni sulla questione il rimando è al link della petizione e alla lettura degli aggiornamenti.

Pubblicazioni e azioni realizzate sulla e per la petizione:

Sito dell’Espace Populaire – Aosta
dal 6 gennaio 2016
http://espacepopulaire.it/incontri/iniziative-che-sosteniamo-e-supportiamo-per-i-beni-comuni-la-pace-e-la-giustizia/

Sito di giornalisti contro il razzismo – Italia
8 gennaio 2016 – Silvia Berruto
http://web.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_9838.html

Tg3_Valle d’Aosta_11 gennaio 2016_edizione delle 19,30_ Riaprire il centro immigrati

Newsletter del centro studi Sereno Regis di Torino_edizione del 14 gennaio 2016_(https://mail.google.com/mail/u/0/?hl=it&shva=1#inbox/152421f2f10f0208)

La Vallée Notizie_Il settimanale della Valle d’Aosta_ sabato 16 gennaio 2016_Pagina 40_”Una follia chiudere il Servizio migranti”

Volantinaggio e illustrazione della petizione durante il convegno del 16 gennaio 2016, con la distribuzione di 84 volantini col testo della petizione

Il Manifesto_ Quotidiano nazionale_Mercoledì 20 gennaio 2016_Pagina 5_Aosta. “Arrivi in aumento e la Regione chiude gli sportelli migranti” – Silvia Berruto

 

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo

 

 

 

 

 

 

14
Gen
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_3

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

964.

Sono le voci delle/dei sostenitori della petizione “Il servizio Migranti di Aosta non deve chiudere” in dissenso con la chiusura forzata del servizio Migranti di Aosta.

Da tutto il mondo è giunta, in pochi giorni, l’espressione di solidarietà per gli stranieri che dal 4 gennaio non hanno più un servizio di riferimento.
Ad oggi non è dato comprendere come potrà essere prestato il servizio di assistenza agli stranieri e ai “migranti” per cui le/i sostenitori della petizione, ora 964 persone, chiedono che il servizio continui a restare aperto.

L’appello-petizione è stato indirizzato alla comunità valdostana non ad un decisore.
Per scelta.
L’atipicità della petizione è immediatamente percepibile se si sfogliano le altre petizioni proposte sulla piattaforma di change.org.

Questa azione, e risposta insieme, nonviolenta, è il prodotto di un gruppo di cittadini riunitisi in una autoconvocazione allargata il 18 dicembre 2015, giornata internazionale dei migranti, per la “messa in comune delle informazioni a disposizione e per decidere azioni collettive nonviolente”.
Così nasce la storia di un viaggio collettivo alla ricerca dei perché della chiusura di un servizio utile, efficace ed efficiente.
Da quell’incontro è nata l’idea di scrivere un appello rivolto alla comunità locale.
Ho scritto e postato il testo della petizione (alle ore 00:40 del 23 dicembre scorso) su change.org. Immediatamente è stato lanciato su Facebook da Michelina, la prima firmataria della petizione. Successivamente la stessa è stata accolta e proposta dalla newsletter settimanale del centro studi Sereno Regis di Torino per ben due volte, il 24 e il 31 dicembre scorso. L’ho postata e pubblicata,infine, sul portale internazionale TMS-Transcend Media Service Solutions-Oriented Peace Journalism (Transcend Media Service-Solutions-Oriented Peace Journalism, 2015,Week 53 – 28 Dec-03 Jan-)
col quale collaboro da anni.

Dalla Merica, così i nostri emigranti chiamavano l’America, dall’Europa, dall’Italia e dalla Valle d’Aosta sono giunte le voci delle sostenitrici e dei sostenitori della petizione.
In un silenzio istituzionale assordante, la comunità straniera e la comunità valdostana hanno appreso dai media la notizia della chiusura del servizio Migranti di Aosta dopo 25 anni di attività.
Le motivazioni addotte sembrerebbero essere legate a ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione.
E se l’accoglienza è un dovere sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, l’accoglienza diffusa, strutturata e organizzata è il solo modo per rispondere ai bisogni delle persone che emigrano o che cercano rifugio.
La regione Valle d’Aosta è l’unica regione in Italia a non aver istituito un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.
Un’emergenza che non è più tale da anni : ora il fenomeno delle migrazioni è strutturale, non solo in Valle d’Aosta, in Italia o in Europa, ma nel mondo.
Nel 2014 nel mondo sarebbero stati circa 240 milioni i “migranti”, (232 milioni nel 2013 secondo l’Onu), con un’incidenza superiore al 3% sulla popolazione mondiale.
Tra il 1880 e il 1970 30 milioni di Italiani hanno attraversato il mondo: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Uruguay, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e poi anche la Svizzera.

Molti sono stati i commenti postati oltre alla firma dalle/dai sottoscrittori. Ne cito alcuni nella forma in cui sono pervenuti.

Da New York ha inviato la sua adesione Nathalie, una valdostana emigrata come lei stessa si autodefinisce “sono valdostana / migrata.”

Dalle Haway, Daniela, italoamericana scrive: “If we do not treat with respect every human being, indeed we are not respecting ourselves and worthy of respect.”

Dalla Spagna, José Carlos: “Tenemos que permanecer unidos a favor de la igualdad y abrir fronteras en Europa… Viva la vida! Gracias.”

Da Londra, Chiara: “Supporto gli operatori e le operatrici del centro e tutti gli utenti, un servizio prezioso me tutta la comunità, non solo per la popolazione immigrata.”

Dall’Italia alcuni stranieri, tra cui anche intellettuali, registi, donne e uomini di cultura, ora Italiani, hanno fatto sentire la loro voce. Mohahmed ha affermato: “Firmare è semplicemente un atto di civiltà” proprio come Naima “E’ una questione di umanità, questo servizio deve riavere attivo” e come l’italiana Serena “Si può non firmare? È una questione di civiltà!!” o Roberta: “è incivile chiudere questo servizio.”

Juan Luis: “È l’unico luogo dove gli stranieri riusciamo ad avere delle informazioni precise, dettagliate e innanzitutto efficaci! Su come fare e dove andare quando ci troviamo nel bisogno di passare attraverso le entità burocratiche Italiane. Come ben sappiamo riuscire portare a termine i documenti passando attraverso diversi enti burocratici è molto difficile già per i cittadini Italiani, figuriamoci per noi stranieri! A mio parere togliere gli uffici che gestiscono i servizi per l’immigrati è un grosso sbaglio, dato che loro facilitano e indirizzano in modo personalizzato tutte le nostre pratiche, garantendo così un servizio e flusso di documenti efficiente sia per i residenti sia per gli enti dell’amministrazione pubblica, che in questo caso si tolgono il PROBLEMA di dover gestire una marea di persone che non sanno dove devono fare le loro pratiche, rallentando così i normali servizi per i cittadini Italiani.”

Ahmed: “Becouse it very important and useful”

Mirela: “Il Servizio Migranti è un Servizio indispensabile, uno dei pochi che funzionano veramente bene, offre sostegno non solo agli stranieri ma anche a tanti italiani.”

Monica: “È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Così gli Italiani, alcuni dei quali from Aosta Valley.

Fulvia:” Con l’augurio che la mia Valle resti territorio di accoglienza.”

Fabiola:”È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Marco: “L’integrazione degli stranieri inizia con l’accoglienza e questa non può prescindere dal fornire informazioni e orientamento a chi giunge in un Paese sconosciuto. Per questo il Servizio Migranti non deve assolutamente essere chiuso!”

Vincenzo: ” almeno ogni tanto bisogna fare la cosa giusta.”

Antonella: “Non comprendo il senso, in questo momento storico, di cancellare e perdere quanto è stato seminato e raccolto in tutti questi anni con il lavoro di persone competenti ed esperte che sono punto di riferimento per tante persone straniere, famiglie, operatori di servizi socio-sanitari, scuole e altri attori della ns società valdostana.”

Armando: “Firmo perché mio padre a 13 anni (13!!!) seguì il fratello maggiore in Francia a fare il garzone muratore”

Dirce Rosita: “Mio papà è stato migrante.”

Andrea: “perché voglio un mondo senza frontiere dove l’unico straniero sia il razzismo.”

Domenica, anche lei “immigrata” : “… perché l’altro è un altro me stesso….”

Maurizio: “Concordo con la petizione: “servizio riconosciuto e un apprezzato punto di riferimento per migranti, operatori sociali e per l’intera comunità valdostana”. Dieci anni di “permanenza” nel Consiglio Comunale di Aosta mi hanno permesso di apprezzarlo; NO alla chiusura di “una buona pratica.”

Carola: Per tanti motivi ma questi governanti miopi non si rendono conto o non vogliono che i costi economici e sociali saranno molto molto più elevati di quelli che pensano di “risparmiare”

Eugenio: “All’ingresso del presidio No Tav di Venaus vi è il cartello “Qui nessuno è straniero”

Jessica: “Ho firmato questa petizione perché sono fortemente contraria da cittadina alla chiusura del Servizio Migranti. Un’esperienza di successo non può essere spazzata via in nome di una riorganizzazione. Chi si occuperà dei 9.000 immigrati che vivono in Valle d’Aosta? É importante per loro e per noi che abbiano un punto di riferimento, soprattutto oggi.”

Marilena: “Sto firmando perché questo servizio è ad oggi fondamentale ed indispensabile.i dipendenti inoltre svolgono al meglio il loro lavoro:sono professionali, competenti,affabili. Collaborare con loro è stato un piacere!

Donata: “Sto firmando perché questo è un servizio essenziale a sostegno e supporto dei cittadini che devono confrontarsi con una materia legislativa in continuo mutamento e con procedure amministrative sempre più complessificate ed appesantire.”

Mario: “È assurdo chiudere un servizio sempre più necessario. L’immigrazione è un problema quando non si vuole investire nei servizi veramente utili. Si tratta di una scelta consapevole. Firmate entro la fine dell’anno.

Daria: “Chiudere un servizio che ha sempre funzionato al meglio per i migranti e per tutta la comunità e’ un grave atto di masochismo.

Walter: “Un servizio altamente professionale che si è strutturato con l’esperienza e diventato punto di riferimento per tutti i comuni della valle d’Aosta non può venire chiuso

Donatella: “Perché senza conoscenza, si diffonde il pregiudizio e con il pregiudizio nasce la violenza. E non si possono lasciare a casa persone che hanno fatto della loro professione un servizio per TUTTI!!”

Don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Si aggiunga la chiusa de “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht, del 1930:
“Così termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
ciò che è abituale, ciò che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale !
Quello che è usuale, vi possa sorprendere !
Nella regola riconoscete l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!

Si completi con il Talismano di Gandhi:
“Ti darò un talismano.
Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.”

Un ultimo accenno al linguaggio.
Ho scritto “migranti” sempre tra virgolette. Il virgolettato sta per il più corretto “persone che emigrano” e per non sancire, in alcun modo, nessuna forma di separatezza fra i rifugiati e noi.
Quando si usa la parola migranti o immigrati si stabilisce semanticamente un “noi” separato da un “loro” con l’ipostatizzazione della distanza dalle persone, e dai destini, reali.
Non è corretta, d’altra parte, neppure la dicotomia espressa con la dicitura acritica e di apparente uguaglianza di “come me e te”. Si minimizzano le differenze senza affrontare “le diverse posizioni di potere, prodotte dalla storia fra “noi” e “loro” relativamente agli aspetti socio-economici, politici, culturali e razziali.” (Estratto dal portale africano Pambazuka “Challenging the “refugee-victim” narrative” di Hanno Brankamp).
La comunità politica mondiale deve considerare che le ” […] persone che hanno perso case,posti di lavoro, parenti, la propria vita quotidiana, devono essere prese sul serio, non come “nuda vita”, come ha affermato il filosofo Giorgio Agamben in Homo sacer: sovereign power and bare life , ma ” come membri attivi di una comunità politica globale.”
In questo senso anche se non perfetto, e dunque perfettibile, è lo slogan scelto dall’UNHCR in occasione della giornata mondiale del Rifugiato 2015, secondo il quale dobbiamo assumere che le persone che emigrano e che cercano rifugio sono “Persone comuni che vivono in tempi straordinari”.

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI.[…] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.” (Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e tutti le/i 964 firmatarie/i.

14 gennaio 2016_ore 18:41

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza
Aosta

 

® Riproduzione riservata

14
Gen
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_3

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

964.

Sono le voci delle/dei sostenitori della petizione “Il servizio Migranti di Aosta non deve chiudere” in dissenso con la chiusura forzata del servizio Migranti di Aosta.

Da tutto il mondo è giunta, in pochi giorni, l’espressione di solidarietà per gli stranieri che dal 4 gennaio non hanno più un servizio di riferimento.
Ad oggi non è dato comprendere come potrà essere prestato il servizio di assistenza agli stranieri e ai “migranti” per cui le/i sostenitori della petizione, ora 964 persone, chiedono che il servizio continui a restare aperto.

L’appello-petizione è stato indirizzato alla comunità valdostana non ad un decisore.
Per scelta.
L’atipicità della petizione è immediatamente percepibile se si sfogliano le altre petizioni proposte sulla piattaforma di change.org.

Questa azione, e risposta insieme, nonviolenta, è il prodotto di un gruppo di cittadini riunitisi in una autoconvocazione allargata il 18 dicembre 2015, giornata internazionale dei migranti, per la “messa in comune delle informazioni a disposizione e per decidere azioni collettive nonviolente”.
Così nasce la storia di un viaggio collettivo alla ricerca dei perché della chiusura di un servizio utile, efficace ed efficiente.
Da quell’incontro è nata l’idea di scrivere un appello rivolto alla comunità locale.
Ho scritto e postato il testo della petizione (alle ore 00:40 del 23 dicembre scorso) su change.org. Immediatamente è stato lanciato su Facebook da Michelina, la prima firmataria della petizione. Successivamente la stessa è stata accolta e proposta dalla newsletter settimanale del centro studi Sereno Regis di Torino per ben due volte, il 24 e il 31 dicembre scorso. L’ho postata e pubblicata,infine, sul portale internazionale TMS-Transcend Media Service Solutions-Oriented Peace Journalism (Transcend Media Service-Solutions-Oriented Peace Journalism, 2015,Week 53- 28 Dec-03 Jan-
https://www.transcend.org/tms/2015/12/italiano-il-servizio-migranti-di-aosta-non-deve-chiudere-petizione-appello-alla-comunita-politica-globale/) col quale collaboro da anni.

Dalla Merica, così i nostri emigranti chiamavano l’America, dall’Europa, dall’Italia e dalla Valle d’Aosta sono giunte le voci delle sostenitrici e dei sostenitori della petizione.
In un silenzio istituzionale assordante, la comunità straniera e la comunità valdostana hanno appreso dai media la notizia della chiusura del servizio Migranti di Aosta dopo 25 anni di attività.
Le motivazioni addotte sembrerebbero essere legate a ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione.
E se l’accoglienza è un dovere sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, l’accoglienza diffusa, strutturata e organizzata è il solo modo per rispondere ai bisogni delle persone che emigrano o che cercano rifugio.
La regione Valle d’Aosta è l’unica regione in Italia a non aver istituito un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.
Un’emergenza che non è più tale da anni : ora il fenomeno delle migrazioni è strutturale, non solo in Valle d’Aosta, in Italia o in Europa, ma nel mondo.
Nel 2014 nel mondo sarebbero stati circa 240 milioni i “migranti”, (232 milioni nel 2013 secondo l’Onu), con un’incidenza superiore al 3% sulla popolazione mondiale.
Tra il 1880 e il 1970 30 milioni di Italiani hanno attraversato il mondo: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Uruguay, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e poi anche la Svizzera.

Molti sono stati i commenti postati oltre alla firma dalle/dai sottoscrittori. Ne cito alcuni nella forma in cui sono pervenuti.

Da New York ha inviato la sua adesione Nathalie, una valdostana emigrata come lei stessa si autodefinisce “sono valdostana / migrata.”

Dalle Haway, Daniela, italoamericana scrive: “If we do not treat with respect every human being, indeed we are not respecting ourselves and worthy of respect.”

Dalla Spagna, José Carlos: “Tenemos que permanecer unidos a favor de la igualdad y abrir fronteras en Europa… Viva la vida! Gracias.”

Da Londra, Chiara: “Supporto gli operatori e le operatrici del centro e tutti gli utenti, un servizio prezioso me tutta la comunità, non solo per la popolazione immigrata.”

Dall’Italia alcuni stranieri, tra cui anche intellettuali, registi, donne e uomini di cultura, ora Italiani, hanno fatto sentire la loro voce. Mohahmed ha affermato: “Firmare è semplicemente un atto di civiltà” proprio come Naima “E’ una questione di umanità, questo servizio deve riavere attivo” e come l’italiana Serena “Si può non firmare? È una questione di civiltà!!” o Roberta: “è incivile chiudere questo servizio.”

Juan Luis: “È l’unico luogo dove gli stranieri riusciamo ad avere delle informazioni precise, dettagliate e innanzitutto efficaci! Su come fare e dove andare quando ci troviamo nel bisogno di passare attraverso le entità burocratiche Italiane. Come ben sappiamo riuscire portare a termine i documenti passando attraverso diversi enti burocratici è molto difficile già per i cittadini Italiani, figuriamoci per noi stranieri! A mio parere togliere gli uffici che gestiscono i servizi per l’immigrati è un grosso sbaglio, dato che loro facilitano e indirizzano in modo personalizzato tutte le nostre pratiche, garantendo così un servizio e flusso di documenti efficiente sia per i residenti sia per gli enti dell’amministrazione pubblica, che in questo caso si tolgono il PROBLEMA di dover gestire una marea di persone che non sanno dove devono fare le loro pratiche, rallentando così i normali servizi per i cittadini Italiani.”

Ahmed: “Becouse it very important and useful”

Mirela: “Il Servizio Migranti è un Servizio indispensabile, uno dei pochi che funzionano veramente bene, offre sostegno non solo agli stranieri ma anche a tanti italiani.”

Monica: “È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Così gli Italiani, alcuni dei quali from Aosta Valley.

Fulvia:” Con l’augurio che la mia Valle resti territorio di accoglienza.”

Fabiola:”È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Marco: “L’integrazione degli stranieri inizia con l’accoglienza e questa non può prescindere dal fornire informazioni e orientamento a chi giunge in un Paese sconosciuto. Per questo il Servizio Migranti non deve assolutamente essere chiuso!”

Vincenzo: ” almeno ogni tanto bisogna fare la cosa giusta.”

Antonella: “Non comprendo il senso, in questo momento storico, di cancellare e perdere quanto è stato seminato e raccolto in tutti questi anni con il lavoro di persone competenti ed esperte che sono punto di riferimento per tante persone straniere, famiglie, operatori di servizi socio-sanitari, scuole e altri attori della ns società valdostana.”

Armando: “Firmo perché mio padre a 13 anni (13!!!) seguì il fratello maggiore in Francia a fare il garzone muratore”

Dirce Rosita: “Mio papà è stato migrante.”

Andrea: “perché voglio un mondo senza frontiere dove l’unico straniero sia il razzismo.”

Domenica, anche lei “immigrata” : “… perché l’altro è un altro me stesso….”

Maurizio: “Concordo con la petizione: “servizio riconosciuto e un apprezzato punto di riferimento per migranti, operatori sociali e per l’intera comunità valdostana”. Dieci anni di “permanenza” nel Consiglio Comunale di Aosta mi hanno permesso di apprezzarlo; NO alla chiusura di “una buona pratica.”

Carola: Per tanti motivi ma questi governanti miopi non si rendono conto o non vogliono che i costi economici e sociali saranno molto molto più elevati di quelli che pensano di “risparmiare”

Eugenio: “All’ingresso del presidio No Tav di Venaus vi è il cartello “Qui nessuno è straniero”

Jessica: “Ho firmato questa petizione perché sono fortemente contraria da cittadina alla chiusura del Servizio Migranti. Un’esperienza di successo non può essere spazzata via in nome di una riorganizzazione. Chi si occuperà dei 9.000 immigrati che vivono in Valle d’Aosta? É importante per loro e per noi che abbiano un punto di riferimento, soprattutto oggi.”

Marilena: “Sto firmando perché questo servizio è ad oggi fondamentale ed indispensabile.i dipendenti inoltre svolgono al meglio il loro lavoro:sono professionali, competenti,affabili. Collaborare con loro è stato un piacere!

Donata: “Sto firmando perché questo è un servizio essenziale a sostegno e supporto dei cittadini che devono confrontarsi con una materia legislativa in continuo mutamento e con procedure amministrative sempre più complessificate ed appesantire.”

Mario: “È assurdo chiudere un servizio sempre più necessario. L’immigrazione è un problema quando non si vuole investire nei servizi veramente utili. Si tratta di una scelta consapevole. Firmate entro la fine dell’anno.

Daria: “Chiudere un servizio che ha sempre funzionato al meglio per i migranti e per tutta la comunità e’ un grave atto di masochismo.

Walter: “Un servizio altamente professionale che si è strutturato con l’esperienza e diventato punto di riferimento per tutti i comuni della valle d’Aosta non può venire chiuso

Donatella: “Perché senza conoscenza, si diffonde il pregiudizio e con il pregiudizio nasce la violenza. E non si possono lasciare a casa persone che hanno fatto della loro professione un servizio per TUTTI!!”

Don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Si aggiunga la chiusa de “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht, del 1930:
“Così termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
ciò che è abituale, ciò che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale !
Quello che è usuale, vi possa sorprendere !
Nella regola riconoscete l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!

Si completi con il Talismano di Gandhi:
“Ti darò un talismano.
Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.”

Un ultimo accenno al linguaggio.
Ho scritto “migranti” sempre tra virgolette. Il virgolettato sta per il più corretto “persone che emigrano” e per non sancire, in alcun modo, nessuna forma di separatezza fra i rifugiati e noi.
Quando si usa la parola migranti o immigrati si stabilisce semanticamente un “noi” separato da un “loro” con l’ipostatizzazione della distanza dalle persone, e dai destini, reali.
Non è corretta, d’altra parte, neppure la dicotomia espressa con la dicitura acritica e di apparente uguaglianza di “come me e te”. Si minimizzano le differenze senza affrontare “le diverse posizioni di potere, prodotte dalla storia fra “noi” e “loro” relativamente agli aspetti socio-economici, politici, culturali e razziali.” (Estratto dal portale africano Pambazuka “Challenging the “refugee-victim” narrative” di Hanno Brankamp).
La comunità politica mondiale deve considerare che le ” […] persone che hanno perso case,posti di lavoro, parenti, la propria vita quotidiana, devono essere prese sul serio, non come “nuda vita”, come ha affermato il filosofo Giorgio Agamben in Homo sacer: sovereign power and bare life , ma ” come membri attivi di una comunità politica globale.”
In questo senso anche se non perfetto, e dunque perfettibile, è lo slogan scelto dall’UNHCR in occasione della giornata mondiale del Rifugiato 2015, secondo il quale dobbiamo assumere che le persone che emigrano e che cercano rifugio sono “Persone comuni che vivono in tempi straordinari”.

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI.[…] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.” (Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e tutti le/i 964 firmatarie/i.

14 gennaio 2016_ore 18:41

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza
Aosta

 

® Riproduzione riservata

04
Jan
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari.” Sulla petizione postata su change.org

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Questo il mio nuovo contributo.

04 gennaio 2016
Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere. Sulla petizione postata su change org.
Transcend Media Service, 2015,Week 04 Jan – 10 Jan
Solutions-Oriented Peace Journalism

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI. ” […] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.

(Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e a tutti le/i 851 firmatarie/i.

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza

Aosta
® Riproduzione riservata

 

Petizione_Testo

 

 

 

02
Jan
16

Così è se vi pare ! Il servizio migranti di Aosta oggi sabato 2 gennaio 2016 … Quaesivi et non inveni.

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SERVIZIO MIGRANTI copia

 

così è se vi pare,

e se non vi pare, è lo stesso.

 

è lo stesso ?

 

Quaesivi et non inveni.

 

Silvia Berruto, cittadina, GCR, amica e persuasa della nonviolenza

02
Jan
16

Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere. Sulla petizione postata su change org.

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“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

797.
Sono le voci delle/dei sostenitori della petizione “Il servizio Migranti di Aosta non deve chiudere” in dissenso con la chiusura forzata del servizio Migranti di Aosta.
Da tutto il mondo è giunta, in pochi giorni, l’espressione di solidarietà per gli stranieri che da questa mattina non hanno più un servizio di riferimento.
Ad oggi non è dato comprendere come potrà essere prestato il servizio di assistenza agli stranieri e ai “migranti” per cui le/i sostenitori della petizione, ora 797 persone, chiedono che il servizio continui a restare aperto.

L’appello-petizione è stato indirizzato alla comunità valdostana non ad un decisore.
Per scelta.
L’atipicità della petizione è immediatamente percepibile se si sfogliano le altre petizioni proposte sulla piattaforma di change.org.

Questa azione, e risposta insieme, nonviolenta, è il prodotto di un gruppo di cittadini riunitisi in una autoconvocazione allargata il 18 dicembre 2015, giornata internazionale dei migranti, per la “messa in comune delle informazioni a disposizione e per decidere azioni collettive nonviolente”.
Così nasce la storia di un viaggio collettivo alla ricerca dei perché della chiusura di un servizio utile, efficace ed efficiente.
Da quell’incontro è nata l’idea di scrivere un appello rivolto alla comunità locale.
Ho scritto e postato il testo della petizione (alle ore 00:40 del 23 dicembre scorso) su change.org. Immediatamente è stato lanciato su Facebook da Michelina, la prima firmataria della petizione. Successivamente la stessa è stata accolta e proposta dalla newsletter settimanale del centro studi Sereno Regis di Torino per ben due volte, il 24 e il 31 dicembre scorso. L’ho postata e pubblicata,infine, sul portale internazionale TMS-Transcend Media Service Solutions-Oriented Peace Journalism (Transcend Media Service-Solutions-Oriented Peace Journalism, 2015,Week 53- 28 Dec-03 Jan-
https://www.transcend.org/tms/2015/12/italiano-il-servizio-migranti-di-aosta-non-deve-chiudere-petizione-appello-alla-comunita-politica-globale/) col quale collaboro da anni.
Dalla Merica (http://www.fausernet.novara.it/~iccarpi/emigrazione/pag5.htm), così i nostri emigranti chiamavano l’America, dall’Europa, dall’Italia e dalla Valle d’Aosta sono giunte le voci delle sostenitrici e dei sostenitori della petizione.
In un silenzio istituzionale assordante, la comunità straniera e la comunità valdostana hanno appreso dai media la notizia della chiusura del servizio Migranti di Aosta dopo 25 anni di attività.
Le motivazioni addotte sembrerebbero essere legate a ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione.
E se l’accoglienza è un dovere sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, l’accoglienza diffusa, strutturata e organizzata è il solo modo per rispondere ai bisogni delle persone che emigrano o che cercano rifugio.
La regione Valle d’Aosta è l’unica regione in Italia a non aver istituito un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.
Un’emergenza che non è più tale da anni : ora il fenomeno delle migrazioni è strutturale, non solo in Valle d’Aosta, in Italia o in Europa, ma nel mondo.
Nel 2014 nel mondo sarebbero stati circa 240 milioni i “migranti”, (232 milioni nel 2013 secondo l’Onu), con un’incidenza superiore al 3% sulla popolazione mondiale.
Tra il 1880 e il 1970, 30 milioni di Italiani hanno attraversato il mondo: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Uruguay, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e poi anche la Svizzera.

Molti sono stati i commenti postati oltre alla firma dalle/dai sottoscrittori. Ne cito alcuni nella forma in cui sono pervenuti.

Da New York ha inviato la sua adesione Nathalie, una valdostana emigrata come lei stessa si autodefinisce “sono valdostana / migrata.”

Dalle Haway, Daniela, italoamericana scrive: “If we do not treat with respect every human being, indeed we are not respecting ourselves and worthy of respect.”

Dalla Spagna, José Carlos: “Tenemos que permanecer unidos a favor de la igualdad y abrir fronteras en Europa… Viva la vida! Gracias.”

Da Londra, Chiara: “Supporto gli operatori e le operatrici del centro e tutti gli utenti, un servizio prezioso me tutta la comunità, non solo per la popolazione immigrata.”

Dall’Italia alcuni stranieri, tra cui anche intellettuali, registi, donne e uomini di cultura, ora Italiani, hanno fatto sentire la loro voce. Mohahmed ha affermato: “Firmare è semplicemente un atto di civiltà” proprio come Naima “E’ una questione di umanità, questo servizio deve rimanere attivo” e come le italiane Serena “Si può non firmare? È una questione di civiltà!!” e Roberta: “è incivile chiudere questo servizio.”

Juan Luis: “È l’unico luogo dove gli stranieri riusciamo ad avere delle informazioni precise, dettagliate e innanzitutto efficaci! Su come fare e dove andare quando ci troviamo nel bisogno di passare attraverso le entità burocratiche Italiane. Come ben sappiamo riuscire portare a termine i documenti passando attraverso diversi enti burocratici è molto difficile già per i cittadini Italiani, figuriamoci per noi stranieri! A mio parere togliere gli uffici che gestiscono i servizi per l’immigrati è un grosso sbaglio, dato che loro facilitano e indirizzano in modo personalizzato tutte le nostre pratiche, garantendo così un servizio e flusso di documenti efficiente sia per i residenti sia per gli enti dell’amministrazione pubblica, che in questo caso si tolgono il PROBLEMA di dover gestire una marea di persone che non sanno dove devono fare le loro pratiche, rallentando così i normali servizi per i cittadini Italiani.”

Ahmed: “Becouse it very important and useful”

Mirela: “Il Servizio Migranti è un Servizio indispensabile, uno dei pochi che funzionano veramente bene, offre sostegno non solo agli stranieri ma anche a tanti italiani.”

Monica: “È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

 

Così gli Italiani alcuni dei quali from Aosta Valley.

Fulvia:”Con l’augurio che la mia Valle resti territorio di accoglienza.”

Fabiola:”È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Marco: “L’integrazione degli stranieri inizia con l’accoglienza e questa non può prescindere dal fornire informazioni e orientamento a chi giunge in un Paese sconosciuto. Per questo il Servizio Migranti non deve assolutamente essere chiuso!”

Vincenzo: ” almeno ogni tanto bisogna fare la cosa giusta.”

Antonella: “Non comprendo il senso, in questo momento storico, di cancellare e perdere quanto è stato seminato e raccolto in tutti questi anni con il lavoro di persone competenti ed esperte che sono punto di riferimento per tante persone straniere, famiglie, operatori di servizi socio-sanitari, scuole e altri attori della ns società valdostana.”

Armando: “Firmo perché mio padre a 13 anni (13!!!) seguì il fratello maggiore in Francia a fare il garzone muratore”

Dirce Rosita: “Mio papà è stato migrante.”

Andrea: “perché voglio un mondo senza frontiere dove l’unico straniero sia il razzismo.”

Domenica, anche lei “immigrata” : “… perché l’altro è un altro me stesso….”

Maurizio: “Concordo con la petizione: “servizio riconosciuto e un apprezzato punto di riferimento per migranti, operatori sociali e per l’intera comunità valdostana”. Dieci anni di “permanenza” nel Consiglio Comunale di Aosta mi hanno permesso di apprezzarlo; NO alla chiusura di “una buona pratica.”

Carola: “Per tanti motivi ma questi governanti miopi non si rendono conto o non vogliono che i costi economici e sociali saranno molto molto più elevati di quelli che pensano di “risparmiare”

Eugenio: “All’ingresso del presidio No Tav di Venaus vi è il cartello “Qui nessuno è straniero.”

Jessica: “Ho firmato questa petizione perché sono fortemente contraria da cittadina alla chiusura del Servizio Migranti. Un’esperienza di successo non può essere spazzata via in nome di una riorganizzazione. Chi si occuperà dei 9.000 immigrati che vivono in Valle d’Aosta? É importante per loro e per noi che abbiano un punto di riferimento, soprattutto oggi.”

Marilena: “Sto firmando perché questo servizio è ad oggi fondamentale ed indispensabile.i dipendenti inoltre svolgono al meglio il loro lavoro:sono professionali, competenti,affabili. Collaborare con loro è stato un piacere!

Donata: “Sto firmando perché questo è un servizio essenziale a sostegno e supporto dei cittadini che devono confrontarsi con una materia legislativa in continuo mutamento e con procedure amministrative sempre più complessificate ed appesantire.”

Mario: “È assurdo chiudere un servizio sempre più necessario. L’immigrazione è un problema quando non si vuole investire nei servizi veramente utili. Si tratta di una scelta consapevole. Firmate entro la fine dell’anno.

Daria: “Chiudere un servizio che ha sempre funzionato al meglio per i migranti e per tutta la comunità e’ un grave atto di masochismo.

Valter: “Un servizio altamente professionale che si è strutturato con l’esperienza e diventato punto di riferimento per tutti i comuni della valle d’Aosta non può venire chiuso

Donatella: “Perché senza conoscenza, si diffonde il pregiudizio e con il pregiudizio nasce la violenza. E non si possono lasciare a casa persone che hanno fatto della loro professione un servizio per TUTTI!!”

Don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Si aggiunga la chiusa de “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht, del 1930:
“Così termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
ciò che è abituale, ciò che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale !
Quello che è usuale, vi possa sorprendere !
Nella regola riconoscete l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!

Si completi con il Talismano di Gandhi:
“Ti darò un talismano.
Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.”

 

Un ultimo accenno al linguaggio.
Ho scritto “migranti” sempre tra virgolette. Il virgolettato sta per il più corretto “persone che emigrano” e per non sancire, in alcun modo, nessuna forma di separatezza fra i rifugiati e noi.
Quando si usa la parola migranti o immigrati si stabilisce semanticamente un “noi” separato da un “loro” con l’ipostatizzazione della distanza dalle persone, e dai destini, reali.
Non è corretta, d’altra parte, neppure la dicotomia espressa con la dicitura acritica e di apparente uguaglianza di “come me e te”. Si minimizzano le differenze senza affrontare “le diverse posizioni di potere, prodotte dalla storia fra “noi” e “loro” relativamente agli aspetti socio-economici, politici, culturali e razziali.” (Estratto dal portale africano Pambazuka Challenging the “refugee-victim” narrative di Hanno Brankamp).
La comunità politica mondiale deve considerare che le ” […] persone che hanno perso case,posti di lavoro, parenti, la propria vita quotidiana, devono essere prese sul serio, non come “nuda vita”, come ha affermato il filosofo Giorgio Agamben in Homo sacer: sovereign power and bare life , ma ” come membri attivi di una comunità politica globale.”
In questo senso anche se non perfetto, e dunque perfettibile, è lo slogan scelto dall’UNHCR in occasione della giornata mondiale del Rifugiato 2015, secondo il quale dobbiamo assumere che le persone che emigrano e che cercano rifugio sono “Persone comuni che vivono in tempi straordinari”.

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI. ” […] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.” (Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e tutti le/i 797 firmatarie/i.

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza
Aosta

 

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01
Jan
16

UNA PROPOSTA. Con la preghiera di agire. Da Peppe Sini

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Ancora da Peppe  Sini

UNA PROPOSTA (CON UN MODELLO DI LETTERA E ALCUNI INDIRIIZZABILI)

 

Facciamo sentire la nostra voce a tutti i ministri ed ai loro principali collaboratori; invitiamoli a recedere da una decisione inammissibile.

*

Un modello di lettera:

Egregi ministri,

receda il governo dalla decisione di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul. Receda il governo da una decisione insensata e illegale che puo’ avere conseguenze catastrofiche. Receda il governo dal commettere un tragico errore che puo’ costare innumerevoli vite umane.

Ascoltate la voce della vostra stessa coscienza. Salvare le vite e’ il primo dovere.

Distinti saluti.

*

Alcuni indirizzi di posta elettronica cui scrivere:

Presidenza del Consiglio dei Ministri: matteo@governo.it; segreteria.presidente.renzi@governo.it; centromessaggi@governo.it; cerimonialedistato@governo.it; segrcd@governo.it; ufficio_stampa@governo.it; segreteriadelportavoce@governo.it; uscm@palazzochigi.it; ucm@palazzochigi.it; urpdfp@funzionepubblica.it; segreteriacd@protezionecivile.it; ddg@governo.it; info@gioventu.it; urp@serviziocivile.it; info@politicheeuropee.it; riformeistituzionali@palazzochigi.it; segreteria.pariop@governo.it; segreteriacapodipartimento.affariregionali@governo.it; rapportiparlamento@governo.it; diset@palazzochigi.it; dipe.segreteriacd@governo.it; segrgen@governo.it; uci@governo.it;

Ministro per gli affari regionali: segreteria.ministrolanzetta@palazzochigi.it; segreteria.fiorentino@governo.it; legislativo.dar@governo.it; ufficiostampa.affariregionali@governo.it;

Dipartimento per i rapporti con il Parlamento: p.aquilanti@governo.it; a.sabbatella@governo.it; rapportiparlamentodipartimento@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio1@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio2@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio3@governo.it;

Semplificazione e  pubblica amministrazione: gabinetto@governo.it; legislativo@governo.it; s.laudisa@governo.it; segreteriasottosegretariorughetti@governo.it; a.damato@governo.it; g.petrelli@governo.it;

Affari Esteri: gabinetto@esteri.it; SGUDC@esteri.it; uap@esteri.it; unita.crisi@esteri.it; ufficio.statistica@esteri.it;

Interno: gabinetto.ministro@interno.it; caposegreteria.ministro@interno.it; segreteriatecnica.ministro@interno.it; segreteriaufficiostampa@interno.it; ufficiocomunicazione@interno.it; responsabile.pubblicazione@interno.it;

Giustizia: callcenter@giustizia.it; redazione@giustizia.it; webmaster@giustizia.it; matteo.bianchi01@giustizia.it; centrocifra.gabinetto@giustizia.it; responsabiletrasparenza.gabinetto@giustizia.it;

Difesa: spi@gabmin.difesa.it; udc@gabmin.difesa.it;

Economia e Finanze: segreteria.capogabinetto@tesoro.it; alessandro.tonetti@tesoro.it; edoardo.valente@tesoro.it; fabrizio.pagani@tesoro.it; caposegreteria.ministro@tesoro.it; portavoce@tesoro.it; ufficio.stampa@tesoro.it; segreteria.ucd@tesoro.it; segreteria.aiutantedicampo@tesoro.it; segreteria.direttoregabinetto@tesoro.it; segreteria.sica@tesoro.it; legislativo@tesoro.it; legislativo.finanze@tesoro.it; ufficio.stampa@tesoro.it;

Sviluppo economico: segreteria.ministro@mise.gov.it; segreteria.capogabinetto@mise.gov.it; segrpanzironi.vcgab@mise.gov.it; barbara.luisi@mise.gov.it; direttore.oiv@mise.gov.it; segreteriatecnica.ministro@mise.gov.it; ufficio.legislativo@mise.gov.it; cons.dip@mise.gov.it; gerardo.orsini@mise.gov.it;

Politiche agricole: ministro@mpaaf.gov.it; capogabinetto.segr@mpaaf.gov.it; vicecapodigabinetto1@mpaaf.gov.it; vicecapogabinetto.lasalvia@mpaaf.gov.it; ministro.caposegreteria@mpaaf.gov.it; ministro.segreteria@mpaaf.gov.it; gabinetto.segreteriatecnica@mpaaf.gov.it; segreteria.ufficiostampa@mpaaf.gov.it; ufficiostampa@mpaaf.gov.it;

Ambiente: segreteria.capogab@minambiente.it; segreteria.vicecapogab@minambiente.it; cruciani.loredana@minamabiente.it; nardi.franca@minambiente.it; durso.roberto@minambiente.it; calabresi.oriana@minambiente.it; sepe.vittorio@minambiente.it; sciomer.carolina@minambiente.it; segreteria.tecnica@minambiente.it; segr.ufficiostampa@minambiente.it; ufficiostampa@minambiente.it;

Infrastrutture e trasporti: segreteria.ministro@mit.gov.it; ivano.russo@mit.gov.it; giada.fazzalari@mit.gov.it; segreteria.decaro@mit.gov.it; cosimo.durante@mit.gov.it; emmanuele.forlani@mit.gov.it; marcello.dicaterina@mit.gov.it; nicola.bonaduce@mit.gov.it; fpaola.anelli@mit.gov.it; mteresa.dimatteo@mit.gov.it; piero.dalessio@mit.gov.it; raffaele.ditrani@mit.gov.it; lucia.falsini@mit.gov.it; ufficio.stampa@mit.gov.it; enrico.seta@mit.gov.it; legislativo.segr@mit.gov.it; antonella.nicotra@mit.gov.it; pietro.gallo@mit.gov.it; oiv@mit.gov.it; cosimo.caliendo@mit.gov.it; alessandro.molinaro@mit.gov.it; giuseppina.zarra@mit.gov.it; aff.internazionali@mit.gov.it;

Lavoro e politiche sociali: segrgabinetto@lavoro.gov.it; Patrocini@lavoro.gov.it; ufficioconvegniministro@lavoro.gov.it; segreteriatecnica@lavoro.gov.it; ufficiolegis@lavoro.gov.it; ufficiostampa@lavoro.gov.it; cons.dipl.lavoro@lavoro.gov.it;

Salute: segr.capogabinetto@sanita.it; a.camera@sanita.it; segreteriaministro@sanita.it; segr.tecnicaministro@sanita.it; segr.legislativo@sanita.it; ra.dragonetti@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it;

Miur: segreteria.cdg@istruzione.it; segreteria.montesarchio@istruzione.it; segreteria.gargano@istruzione.it; uffstampa@istruzione.it; uffleg.capo@istruzione.it; paolo.sciascia@istruzione.it; e.borelli@istruzione.it; segr.dip.istruzione@istruzione.it; marco.mancini@miur.it; dipprog.segreteria@istruzione.it; segreteria.donghia@istruzione.it; segreteria.reggi@istruzione.it; segreteria.toccafondi@istruzione.it;

Beni culturali: gabinetto@beniculturali.it; ufficiolegislativo@beniculturali.it; ministro.segreteria@beniculturali.it; consiglierediplomatico.segreteria@beniculturali.it; ufficiostampa@beniculturali.it;

E per opportuna conoscenza: pietro.grasso@senato.it; laura.boldrini@camera.it

*

Grazie dell’aiuto.

Salvare le vite e’ il primo dovere.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, primo gennaio 2016

 

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

01
Jan
16

IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE ED IL RESTO E’ SILENZIO

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Ancora da Peppe Sini:

 

IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE ED IL RESTO E’ SILENZIO

 

Senza reticenze, senza ipocrisie, senza eufemismi, il nocciolo della questione e’ questo: che l’invio di 450 soldati italiani alla diga di Mosul verra’ presentato dalla propaganda dell’Isis come “un’invasione crociata” delle truppe di uno degli stati che dagli anni Novanta ha preso parte alla guerra e alle stragi e successivamente all’occupazione militare neocoloniale, devastatrice, rapinatrice, imperialista e razzista dell’Iraq.

E questa propaganda sara’ ovviamente svolta – come e’ proprio della strategia terroristica – attraverso sanguinosi attentati che potranno essere diretti contro i soldati italiani, contro la diga, contro l’Italia.

Ogni persona ragionevole e’ in grado di prevederlo.

*

Cosi’ come ogni persona ragionevole sa che l’indispensabile prerequisito per una adeguata operazione di polizia internazionale che contrasti realmente l’Isis in modo appropriato ed efficace e’ la cessazione della guerra e di tutti gli atti alla modalita’ della guerra riconducibili.

L’insediamento territoriale dell’Isis in una vasta area tra l’Iraq e la Siria e’ principalmente la conseguenza delle guerre eseguite in proprio o attraverso mandatari dalle potenze euroamericane che hanno provocato – insieme alle stragi, le devastazioni, la disperazione e la barbarie che tutte le guerre implicano e disseminano – la destrutturazione degli ordinamenti giuridici in entrambi i paesi ed il riprodursi, l’imporsi e l’estendersi della violenza terrorista e schiavista su scala sempre piu’ ampia, in forme sempre piu’ pervasive.

Qualunque intervento militare europeo e americano nell’area in quanto prosegue la guerra e le stragi segna ipso facto il trionfo dell’Isis, lo rafforza nell’organizzazione e nell’ideologia, nella strategia e nella propaganda, e ne moltiplichera’ il reclutamento e gli attentati li’ e in tutto il mondo.

Per contrastare la barbarie dell’Isis lo strumento militare e’ peggio che inadeguato, e’ del tutto controproducente; la presenza in loco di truppe europee o americane, cosi’ come la prosecuzione dei bombardamenti che provocano ulteriori stragi di civili, e’ il piu’ grande aiuto che i governi euroamericani forniscono all’Isis, la piu’ sciagurata, infame e insensata forma di complicita’ con il terrorismo.

La tragedia dell’Afghanistan dovrebbe pur aver insegnato qualcosa.

La tragedia della Libia dovrebbe pur aver insegnato qualcosa.

L’analisi razionale degli esiti dello scatenamento di tutte le guerre dovrebbe pur aver insegnato qualcosa.

*

Il nocciolo della questione e’ questo: l’invio di soldati italiani alla diga di Mosul e’ un ulteriore passo nell’escalation onnicida, e’ un ulteriore passo verso l’estensione della catastrofe.

Occorre invece l’esatto contrario: immediate trattative di pace in Siria, come auspicato dall’Onu; immediate azioni di disarmo e di smilitarizzazione dei conflitti; avvio di un’operazione di polizia internazionale che innanzitutto tagli i rifornimenti all’Isis; immediati ingenti soccorsi umanitari alle popolazioni; azione diplomatica, politica, economica; interventi di pace con mezzi di pace; ricostruzione delle infrastrutture amministrative che forniscano i servizi essenziali alle popolazioni vittime di guerre e dittature, vittime di devastazioni e violenze inaudite, e vittime anche della cinica nostra politica.

*

Il terrorismo non si sconfigge con le armi; le armi sono gia’ il terrorismo.

Il terrorismo non si contrasta con la guerra; la guerra e’ gia’ il terrorismo.

L’organizzazione criminale dell’Isis va affrontata con gli interventi e gli strumenti civili e di polizia appropriati: il popolo italiano lo sa, poiche’ della violenza terroristica neofascista, della violenza terroristica nichilista, della violenza terroristica mafiosa ha fatto dura esperienza nelle proprie carni; sa che alla mafia non ci si oppone bombardando Palermo o Roma; sa che al neofascismo non ci si oppone dispiegando truppe; sa che il primo dovere di un ordinamento giuridico costituzionale democratico e’ operare per salvare le vite. E per salvare le vite non atti di guerra occorrono, ma di pace, di umanita’, di civilta’.

*

Occorre convincere il governo a recedere immediatamente dall’annunciata dissennata decisione di inviare 450 soldati a Mosul. Ed occorre che receda subito perche’ nel perverso intreccio tra guerra asimmetrica, societa’ dello spettacolo, terrorismo come propaganda e globalizzazione dei massacri, gli stessi proclami ad uso dei media, gli stessi annunci televisivi, generano immediatamente effetti letali nella realta’: il semplice annuncio dell’invio dei soldati puo’ gia’ scatenare un’escalation, puo’ gia’ provocare attentati, puo’ gia’ portare a nuove stragi altrimenti evitabili.

*

Occorre convincere il governo a recedere immediatamente dall’annunciata dissennata decisione di inviare 450 soldati a Mosul. Le stupefacenti motivazioni dell’insensata e inammissibile decisione cosi’ come esposte dal presidente delle Consiglio dei ministri e dalla ministra della Difesa prostituiscono i soldati italiani (ripetiamolo: mettendo in gravissimo pericolo le vite loro, di ogni cittadino italiano, e di innumerevoli persone abitanti a valle della diga di Mosul) ad un’operazione di accaparramento di una commessa da parte di un’impresa privata: e non e’ chi non veda la flagrante illegalita’, immoralita’ e follia di questa operazione in cui vite umane vengono messe a rischio dallo stato italiano a mero vantaggio dell’arricchimento di un soggetto privato.

*

Occorre convincere il governo a recedere immediatamente dall’annunciata dissennata decisione di inviare 450 soldati a Mosul. Il governo deve revocare una decisione che fin d’ora mette in pericolo innumerevoli vite: in tanto un governo democratico in uno stato di diritto e’ legittimato a governare in quanto la sua azione e’ intesa a rispettare, difendere e salvare le vite; la decisione dell’invio dei soldati a Mosul e’ palesemente fuorilegge, e’ palesemente scellerata, e’ palesemente assurda, e’ palesemente in conflitto con il primo dovere del governo stesso: rispettare le leggi, rispettare le vite.

*

Occorre convincere il governo a recedere immediatamente dall’annunciata dissennata decisione di inviare 450 soldati a Mosul. Il resto e’ silenzio.

 

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

 

Viterbo, 22 dicembre 2015

 

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, crpviterbo@yahoo.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

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UN APPELLO ALLE PERSONE IMPEGNATE PER SALVARE LE VITE

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Ecco l’appello di Peppe Sini:

UN APPELLO ALLE PERSONE IMPEGNATE PER SALVARE LE VITE

 

Receda il governo dalla decisione di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul.

Receda il governo da una decisione insensata e illegale che puo’ avere conseguenze catastrofiche.

Receda il governo dal commettere un tragico errore che puo’ costare innumerevoli vite umane.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

*

A chi condivide la persuasione che salvare le vite sia il primo dovere chiediamo di scrivere al presidente del Consiglio dei ministri per chiedere che il governo receda dall’annunciata decisione di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul.

Si puo’ scrivere agli indirizzi di posta elettronica: matteo@governo.it e segreteria.presidente.renzi@governo.it e per opportuna conoscenza ai presidenti del Senato e della Camera agli indirizzi di posta elettronica: pietro.grasso@senato.it e laura.boldrini@camera.it

*

Alleghiamo in calce il testo di una lettera che abbiamo inviato al presidente del Consiglio dei ministri due giorni fa.

 

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

 

Viterbo, 20 dicembre 2015

 

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, crpviterbo@yahoo.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

* * *

 

ALLEGATO. IL CROLLO DELLA DIGA. UN APPELLO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Egregio presidente del Consiglio dei ministri,

receda immediatamente dalla decisione dell’invio di truppe italiane alla diga di Mosul, decisione le cui conseguenze possono essere funeste e fin catastrofiche.

Non commetta l’errore piu’ grave dell’intera sua vita.

*

Egregio presidente del Consiglio dei ministri,

nelle scorse settimane, mentre alcuni suoi ministri deliravano, lei e’ apparso essere consapevole degli enormi rischi che una ulteriore escalation dell’intervento bellico euroamericano nel Vicino e nel Medio Oriente avrebbe comportato, con l’esito sia di un’ulteriore estensione delle stragi cola’, sia di una ulteriore espansione del terrorismo su scala planetaria. In queste settimane lei e’ apparso essere consapevole dei risultati disastrosi delle guerre cui dagli anni Novanta l’Italia ha partecipato (violando la sua stessa legge fondamentale), ed ha piu’ volte ricordato la guerra libica del 2011 come esempio di tragico errore da non ripetere.

Ebbene, la decisione di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul contraddice la prudenza e la ragionevolezza che informavano quelle sue precedenti dichiarazioni.

Questa decisione di dispiegare truppe italiane sul terreno, nel cuore del conflitto in corso nell’area tra Iraq e Siria che – destrutturati gli ordinamenti giuridici di quei paesi dalle guerre euroamericane degli scorsi decenni – e’ divenuta base territoriale dell’organizzazione terrorista e schiavista dell’Isis,  puo’ avere conseguenze tremende.

Una presenza militare italiana alla diga di Mosul rendera’ sia quel luogo e le persone li’ schierate, sia l’Italia intera, un primario bersaglio dell’azione stragista dell’organizzazione terroristica.

Come chiunque, immagino facilmente le pressioni che possono avere indotto il suo governo a questa stoltissima e sciaguratissima decisione; ma voglio sperare che lei abbia sufficiente buon senso per capire che deve revocarla immediatamente.

*

Egregio presidente del Consiglio dei ministri,

l’Italia ha gia’ dato un enorme, scellerato contributo al trionfo dello stragismo e del terrorismo (tanto dei poteri dichiaratamente criminali, quanto degli stati) con la partecipazione alle guerre del Golfo, alla guerra dei Balcani, alla guerra afgana, alla guerra libica; con la fornitura di armi a regimi assassini; con la partecipazione a coalizioni internazionali e organizzazioni armate responsabili di crimini di guerra e contro l’umanita’; con l’abominevole politica razzista che impedendo l’ingresso legale a chi fugge da fame e guerre e dittature ha provocato l’immane strage nel Mediterraneo; con lo sperpero di risorse ingentissime per le spese militari costitutivamente finalizzate alla preparazione ed all’esecuzione della guerra e delle uccisioni di cui essa consiste. L’Italia ha molto da farsi perdonare dai popoli del sud del mondo, di tante stragi e’ corresponsabile.

In relazione alla Libia l’Italia sembra ora finalmente seguire una politica ragionevole: di azione diplomatica orientata a far cessare i conflitti e le stragi, a promuovere dialogo e legalita’, a salvare le vite e a contrastare il potere delle organizzazioni criminali attraverso la ricostruzione di un ordinamento giuridico che si impegni nella direzione del rispetto e della promozione dei diritti di tutti; perche’ non seguire la stessa politica ragionevole anche in relazione all’Iraq e alla Siria?

*

Egregio presidente del Consiglio dei ministri,

due sono le dighe di cui deve tener conto nel valutare la situazione.

Vi e’ una diga a Mosul da mettere in sicurezza, ma la presenza di soldati italiani ottiene proprio l’effetto contrario.

E vi e’ una diga in Italia e in Europa: la diga della civilta’ che si oppone all’irruzione della barbarie, del razzismo e del fascismo. Che possa l’ordinamento giuridico costituzionale e democratico italiano resistere a chi vuole trasformarci in mostri, a chi vuole renderci ad un tempo vittime e ausiliari delle sua apocalittica brama di sterminio.

Receda da quella sconsiderata decisione ed impegni piuttosto il nostro paese anche in quell’area ad un’azione diplomatica come quella dispiegata in Libia.

Lei sa che l’azione di polizia necessaria contro i terroristi dell’Isis sara’ resa possibile solo dalla fine della guerra in corso, ovvero solo dalla fine della destrutturazione dell’Iraq e della Siria con la ricostituzione in entrambi i paesi di un ordinamento giuridico che si impegni alla ricostruzione dei servizi, delle infrastrutture e dell’amministrazione nella legalita’, nella direzione della democrazia e del rispetto dei diritti umani. A tal fine occorre promuovere il dialogo, occorre recare aiuti umanitari, occorre sostenere le esperienze nonviolente di convivenza e di solidarieta’, occorre tagliare ai terroristi le fonti di finanziamento, di armamento, di reclutamento – innanzitutto costringendo i governi loro complici (in primo luogo la Turchia e l’Arabia Saudita, il Kuwait e il Qatar) a recedere dalla loro criminale politica.

*

Egregio presidente del Consiglio dei ministri,

tragga ispirazione dalla memoria di Giorgio La Pira, faccia della nonviolenza la vera, grande, necessaria, urgente trasformazione – evoluzione, progresso – di cui la politica, non solo italiana ma dell’umanita’ intera, ha assoluto bisogno.

Voglia gradire distinti saluti,

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

Viterbo, 18 dicembre 2015, Giornata internazionale per i diritti dei migranti

 

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“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_2

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

925.
Sono le voci delle/dei sostenitori della petizione “Il servizio Migranti di Aosta non deve chiudere” in dissenso con la chiusura forzata del servizio Migranti di Aosta.
Da tutto il mondo è giunta, in pochi giorni, l’espressione di solidarietà per gli stranieri che da questa mattina non hanno più un servizio di riferimento.
Ad oggi non è dato comprendere come potrà essere prestato il servizio di assistenza agli stranieri e ai “migranti” per cui le/i sostenitori della petizione, ora 925 persone, chiedono che il servizio continui a restare aperto.

L’appello-petizione è stato indirizzato alla comunità valdostana non ad un decisore.
Per scelta.
L’atipicità della petizione è immediatamente percepibile se si sfogliano le altre petizioni proposte sulla piattaforma di change.org.

Questa azione, e risposta insieme, nonviolenta, è il prodotto di un gruppo di cittadini riunitisi in una autoconvocazione allargata il 18 dicembre 2015, giornata internazionale dei migranti, per la “messa in comune delle informazioni a disposizione e per decidere azioni collettive nonviolente”.
Così nasce la storia di un viaggio collettivo alla ricerca dei perché della chiusura di un servizio utile, efficace ed efficiente.
Da quell’incontro è nata l’idea di scrivere un appello rivolto alla comunità locale.
Ho scritto e postato il testo della petizione (alle ore 00:40 del 23 dicembre scorso) su change.org. Immediatamente è stato lanciato su Facebook (https://it-it.facebook.com/serviziomigrantiaosta/) da Michelina, la prima firmataria della petizione. Successivamente la stessa è stata accolta e proposta dalla newsletter settimanale del centro studi Sereno Regis di Torino per ben due volte, il 24 e il 31 dicembre scorso. L’ho postata e pubblicata,infine, sul portale internazionale TMS-Transcend Media Service Solutions-Oriented Peace Journalism (Transcend Media Service-Solutions-Oriented Peace Journalism, 2015,Week 53- 28 Dec-03 Jan-
https://www.transcend.org/tms/2015/12/italiano-il-servizio-migranti-di-aosta-non-deve-chiudere-petizione-appello-alla-comunita-politica-globale/) col quale collaboro da anni.

Dalla Merica (http://www.fausernet.novara.it/~iccarpi/emigrazione/pag5.htm), così i nostri emigranti chiamavano l’America, dall’Europa, dall’Italia e dalla Valle d’Aosta sono giunte le voci delle sostenitrici e dei sostenitori della petizione.
In un silenzio istituzionale assordante, la comunità straniera e la comunità valdostana hanno appreso dai media la notizia della chiusura del servizio Migranti di Aosta dopo 25 anni di attività.
Le motivazioni addotte sembrerebbero essere legate a ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione.
E se l’accoglienza è un dovere sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, l’accoglienza diffusa, strutturata e organizzata è il solo modo per rispondere ai bisogni delle persone che emigrano o che cercano rifugio.
La regione Valle d’Aosta è l’unica regione in Italia a non aver istituito un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.
Un’emergenza che non è più tale da anni : ora il fenomeno delle migrazioni è strutturale, non solo in Valle d’Aosta, in Italia o in Europa, ma nel mondo.
Nel 2014 nel mondo sarebbero stati circa 240 milioni i “migranti”, (232 milioni nel 2013 secondo l’Onu), con un’incidenza superiore al 3% sulla popolazione mondiale.
Tra il 1880 e il 1970 30 milioni di Italiani hanno attraversato il mondo: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Uruguay, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e poi anche la Svizzera.

Molti sono stati i commenti postati oltre alla firma dalle/dai sottoscrittori. Ne cito alcuni nella forma in cui sono pervenuti.

Da New York ha inviato la sua adesione Nathalie, una valdostana emigrata come lei stessa si autodefinisce “sono valdostana / migrata.”

Dalle Haway, Daniela, italoamericana scribe: “If we do not treat with respect every human being, indeed we are not respecting ourselves and worthy of respect.”

Dalla Spagna, José Carlos: “Tenemos que permanecer unidos a favor de la igualdad y abrir fronteras en Europa… Viva la vida! Gracias.”

Da Londra, Chiara: “Supporto gli operatori e le operatrici del centro e tutti gli utenti, un servizio prezioso me tutta la comunità, non solo per la popolazione immigrata.”

Dall’Italia alcuni stranieri, tra cui anche intellettuali, registi, donne e uomini di cultura, ora Italiani, hanno fatto sentire la loro voce. Mohahmed ha affermato: “Firmare è semplicemente un atto di civiltà” proprio come Naima “E’ una questione di umanità, questo servizio deve riavere attivo” e come l’italiana Serena “Si può non firmare? È una questione di civiltà!!” o Roberta: “è incivile chiudere questo servizio.”

Juan Luis: “È l’unico luogo dove gli stranieri riusciamo ad avere delle informazioni precise, dettagliate e innanzitutto efficaci! Su come fare e dove andare quando ci troviamo nel bisogno di passare attraverso le entità burocratiche Italiane. Come ben sappiamo riuscire portare a termine i documenti passando attraverso diversi enti burocratici è molto difficile già per i cittadini Italiani, figuriamoci per noi stranieri! A mio parere togliere gli uffici che gestiscono i servizi per l’immigrati è un grosso sbaglio, dato che loro facilitano e indirizzano in modo personalizzato tutte le nostre pratiche, garantendo così un servizio e flusso di documenti efficiente sia per i residenti sia per gli enti dell’amministrazione pubblica, che in questo caso si tolgono il PROBLEMA di dover gestire una marea di persone che non sanno dove devono fare le loro pratiche, rallentando così i normali servizi per i cittadini Italiani.”

Ahmed: “Becouse it very important and useful”

Mirela: “Il Servizio Migranti è un Servizio indispensabile, uno dei pochi che funzionano veramente bene, offre sostegno non solo agli stranieri ma anche a tanti italiani.”

Monica: “È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Così gli Italiani, alcuni dei quali from Aosta Valley.

Fulvia:” Con l’augurio che la mia Valle resti territorio di accoglienza.”

Fabiola:”È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Marco: “L’integrazione degli stranieri inizia con l’accoglienza e questa non può prescindere dal fornire informazioni e orientamento a chi giunge in un Paese sconosciuto. Per questo il Servizio Migranti non deve assolutamente essere chiuso!”

Vincenzo: ” almeno ogni tanto bisogna fare la cosa giusta.”

Antonella: “Non comprendo il senso, in questo momento storico, di cancellare e perdere quanto è stato seminato e raccolto in tutti questi anni con il lavoro di persone competenti ed esperte che sono punto di riferimento per tante persone straniere, famiglie, operatori di servizi socio-sanitari, scuole e altri attori della ns società valdostana.”

Armando: “Firmo perché mio padre a 13 anni (13!!!) seguì il fratello maggiore in Francia a fare il garzone muratore”

Dirce Rosita: “Mio papà è stato migrante.”

Andrea: “perché voglio un mondo senza frontiere dove l’unico straniero sia il razzismo.”

Domenica, anche lei “immigrata” : “… perché l’altro è un altro me stesso….”

Maurizio: “Concordo con la petizione: “servizio riconosciuto e un apprezzato punto di riferimento per migranti, operatori sociali e per l’intera comunità valdostana”. Dieci anni di “permanenza” nel Consiglio Comunale di Aosta mi hanno permesso di apprezzarlo; NO alla chiusura di “una buona pratica.”

Carola: Per tanti motivi ma questi governanti miopi non si rendono conto o non vogliono che i costi economici e sociali saranno molto molto più elevati di quelli che pensano di “risparmiare”

Eugenio: “All’ingresso del presidio No Tav di Venaus vi è il cartello “Qui nessuno è straniero”

Jessica: “Ho firmato questa petizione perché sono fortemente contraria da cittadina alla chiusura del Servizio Migranti. Un’esperienza di successo non può essere spazzata via in nome di una riorganizzazione. Chi si occuperà dei 9.000 immigrati che vivono in Valle d’Aosta? É importante per loro e per noi che abbiano un punto di riferimento, soprattutto oggi.”

Marilena: “Sto firmando perché questo servizio è ad oggi fondamentale ed indispensabile.i dipendenti inoltre svolgono al meglio il loro lavoro:sono professionali, competenti,affabili. Collaborare con loro è stato un piacere!

Donata: “Sto firmando perché questo è un servizio essenziale a sostegno e supporto dei cittadini che devono confrontarsi con una materia legislativa in continuo mutamento e con procedure amministrative sempre più complessificate ed appesantire.”

Mario: “È assurdo chiudere un servizio sempre più necessario. L’immigrazione è un problema quando non si vuole investire nei servizi veramente utili. Si tratta di una scelta consapevole. Firmate entro la fine dell’anno.

Daria: “Chiudere un servizio che ha sempre funzionato al meglio per i migranti e per tutta la comunità e’ un grave atto di masochismo.

Walter: “Un servizio altamente professionale che si è strutturato con l’esperienza e diventato punto di riferimento per tutti i comuni della valle d’Aosta non può venire chiuso

Donatella: “Perché senza conoscenza, si diffonde il pregiudizio e con il pregiudizio nasce la violenza. E non si possono lasciare a casa persone che hanno fatto della loro professione un servizio per TUTTI!!”

Don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro- Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Si aggiunga la chiusa de “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht, del 1930:
“Così termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
ciò che è abituale, ciò che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale !
Quello che è usuale, vi possa sorprendere !
Nella regola riconoscete l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!

Si completi con il Talismano di Gandhi:
“Ti darò un talismano.
Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.”

Un ultimo accenno al linguaggio.
Ho scritto “migranti” sempre tra virgolette. Il virgolettato sta per il più corretto “persone che emigrano” e per non sancire, in alcun modo, nessuna forma di separatezza fra i rifugiati e noi.
Quando si usa la parola migranti o immigrati si stabilisce semanticamente un “noi” separato da un “loro” con l’ipostatizzazione della distanza dalle persone, e dai destini, reali.
Non è corretta, d’altra parte, neppure la dicotomia espressa con la dicitura acritica e di apparente uguaglianza di “come me e te”. Si minimizzano le differenze senza affrontare “le diverse posizioni di potere, prodotte dalla storia fra “noi” e “loro” relativamente agli aspetti socio-economici, politici, culturali e razziali.” (Estratto dal portale africano Pambazuka “Challenging the “refugee-victim” narrative” di Hanno Brankamp).
La comunità politica mondiale deve considerare che le ” […] persone che hanno perso case,posti di lavoro, parenti, la propria vita quotidiana, devono essere prese sul serio, non come “nuda vita”, come ha affermato il filosofo Giorgio Agamben in Homo sacer: sovereign power and bare life , ma ” come membri attivi di una comunità politica globale.”
In questo senso anche se non perfetto, e dunque perfettibile, è lo slogan scelto dall’UNHCR in occasione della giornata mondiale del Rifugiato 2015, secondo il quale dobbiamo assumere che le persone che emigrano e che cercano rifugio sono “Persone comuni che vivono in tempi straordinari”.

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI.[…] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.” (Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e tutti le/i 925 firmatarie/i.

8 gennaio 2016_ore 15:55

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza
Aosta

 

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