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Gen
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27 gennaio 2019_ Giorno della Memoria secondo Collettivamente Memoria

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Collettivamente memoria 2019 propone per il 27 gennaio – Giorno della Memoria – una riflessione ed un percorso com-partecipati in co-conduzione con i suoi protagonisti di sempre: i giovani e i testimoni.

Testimoni, luoghi e memorie attraverso un percorso dalla/e storia e dalla/e memoria/e che si declina dal Giorno della Memoria “alla memoria di tutti i giorni” come auspicava Italo Tibaldi, deportato politico, maestro e amico, sostenitore del progetto culturale Collettivamente memoria al quale il progetto è dedicato, insieme alle amiche e maestre Ida Desandré, deportata politica, e Anna Cisero Dati, staffetta partigiana.

Dal No alla guerra al dovere di testimoniare e al dovere di non collaborare intesi come forme costruttive di impegno: umano, politico e culturale e collettivo.

Dai costruzionismi, neologismo coniato per significare la costruzione del nemico e/o dello straniero, all’arcaica e sempre attuale necessità di progettare una convivenza civile possibile, alla realtà di chi, spesso in un viaggio di sola andata, per scelta o per deportazione, ora come negli anni del fascinazismo, si vede negare il diritto ad una vita in dignità, in libertà e in sicurezza.

Alle testimonianze di ieri e di oggi che stanno a dirci che si parte perché costretti e per un altrove che spesso rimane persempre tale.
Per essere consapevoli che la solidarietà è un’utopia necessaria come ha scritto Stefano Rodotà.

Alla Filoxenia, l’amore per lo straniero, una delle risposte nonviolente al difficile e delicato problema dell’accoglienza responsabile: responsabilità e dovere di tutti.

Nella lucida consapevolezza dell’unica differenza esistente fra un regime non democratico e un regime democratico come ha insegnato Norberto Bobbio.
Il regime non democratico è un regime di tipo esclusivo che tende ad escludere persone e gruppi di persone dal godimento dei diritti fondamentali.
Il regime democratico è, al contrario, di tipo inclusivo e tende ad includere tutti nel godimento dei diritti fondamentali.

Restiamo umani !

 

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo

 

PROGRAMMA

 

Collettivamente Memoria 2019
Dedicato a Italo Tibaldi, Ida Desandré deportati politici
e a Anna Cisero Dati staffetta partigiana
© Progetto culturale di Silvia Berruto

 

Domenica 27 gennaio 2019
GIORNO DELLA MEMORIA
Espace Populaire
ore 18:00

“Dal Giorno della Memoria alla memoria di tutti i giorni” (Italo Tibaldi)

 

No alla guerra. Un ringraziamento agli alberi 
11.11.2018 ore 11.11. Di Mario Brunello, Paolo Rumiz, Filippo Lombardi e orchestra Villa Lobos. Parco naturale Paneveggio (Trento)

Se questo è un uomo. Secondo Paolo Fresu

Ex umbris ad memoriae lucem (10’56”) – Italia, 2017
                                                                 di Lorenzo Antonicelli, Vivien Bovard, Charlotte Catona, Silvia De Gattis, Erika Follis, Francesca Furia, Andrea Gaudio, Sophia Grosso, Luca Liffredo, Guido Marcoz, Jacopo Mochet, Pietro Mirabello, Pietro Perrone.

Della memoria. Il dovere della testimonianza. Intervento di Erika Follis

Non nel mio nome. Il dovere di non collaborare. Contributo di Silvia Berruto

Costruzionismi. La costruzione dello “straniero” come altro da sé.
Persone, modi e mondi possibili senza nemici e senza stranieri.
Per il diritto d’asilo e il dovere dell’accoglienza, secondo la Costituzione della Repubblica Italiana, la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e il diritto internazionale.

 

Qui ad Atene noi facciamo così. Dal Discorso agli Ateniesi, Pericle, 431 a.C.

 

TESTIMONI E TESTIMONIANZE

 

Solo andata. Prendre parti: scegliere da che parte stare

Qui ad Aosta NOI abbiamo fatto così. Testimonianza dell’immigrato politico Firat Ak.

(Qui) A Roccaforte del Greco (Reggio Calabria), i roccafortisciani hanno fatto così.
Testimonianza dell’immigrata economica Enza Falcomatà.
Extrait da I Grecanici di Paolo Bolano.

 

Il coraggio di restare soli. Messaggio di Domenico Lucano

 

FILOXENIA. L’amore per lo straniero.
Una risposta nonviolenta
Per Riace.

 

Organizzazione e co-promozione: Collettivamente memoria 2019 con ARCI/Espace Populaire.

 

 

“Collettivamente memoria” è un progetto culturale di Silvia Berruto 
© 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo

 

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06
Dic
18

Collettivamente memoria 2019. Seminario 5 e 6 dicembre 2018: Anteprima, Gavardo (Brescia)

Collettivamente memoria  2019


              Dedicato a Italo Tibaldi e Ida Desandré deportati politici

 e a Anna Cisero Dati staffetta partigiana

© Progetto culturale di Silvia Berruto

 

 

DODICESIMA EDIZIONE
 
DEDICATO 
alla compagna e amica Anna Cisero Dati

 

In omaggio a Ercole Balliana

 

Ospite d’onore Ida Desandré                                                                                                                                                                    Deportata politica a Ravensbrück, Salzgitter, Bergen-Belsen

 

 

GAVARDO (Brescia)
Mercoledì 5 dicembre e Giovedì 6 dicembre 2018
Anteprima 29 e 30 gennaio 2018
Dedicato alle studentesse e agli studenti delle sei classe terze

 

SEMINARIO

Il progetto culturale “Collettivamente memoria 2019” propone, per l’ottavo anno, una riflessione partecipata sul fare memoria.

    Fra storia e memoria si situa il dovere collettivo si fare memoria

 

 

WISSEN MACHT FREI

 

GUERRA, PACE E NONVIOLENZA

 

COSTRUZIONISMI.


LA COSTRUZIONE DEL NEMICO 
Lettura collettiva de IL NEMICO. UNA FAVOLA CONTRO LA GUERRA di Davide Calì e Serge Bloch.

Vincitore di numerosi premi tra cui Prix littéraire de Plessis Robinson (Francia 2011), Outstanding International Books USBBY (Usa 2010), Chinatimes Best Album for Kids (Taiwan 2009), Prix Bernard Versele (Belgio 2009)

 

L’EPOCA DEI DIRITTI UMANI ?  Lettura collettiva di alcuni articoli della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Risoluzione 217A (III) del 10 dicembre 1948.

 

LA NONVIOLENZA: un’utopia concreta.
 Le amiche e gli amici persuase/i della Nonviolenza in azione. La Nonviolenza come rivoluzione permanente.

 

COSTRUZIONISMI 2.
LA COSTRUZIONE DELLO STRANIERO COME ALTRO DA SE’.
PERSONE, MODI E MONDI POSSIBILI SENZA NEMICI E SENZA STRANIERI.
LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA: TRA IL DIRITTO DI ASILO E IL DOVERE DELL’ACCOGLIENZA

 

FILOXENIA. L’amore per lo straniero. Una risposta nonviolenta

 



Ideazione, contributi e conduzione di Silvia Berruto

In collaborazione con la Biblioteca “Eugenio Bertuetti” di Gavardo presso l’aula magna della scuola secondaria di primo grado Giuseppe Bertolotti.

 

“Collettivamente memoria” è un progetto culturale di Silvia Berruto
© 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019.

 

® Riproduzione riservata

 

Dr. SILVIA BERRUTO
Nipote di un internato militare
Photoreporter e giornalista freelance
Viale Gran San Bernardo, 43 11100 – Aosta
Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU VISUAL Milano
Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta
Giornalisti contro il razzismo (http://www.giornalismi.info/mediarom/)
Collaboratrice di TMS-TRANSCEND MEDIA SERVICE-Solutions-Oriented Peace Journalism
s.berruto@gmail.com
http//:silviaberruto.wordpress.com
(www.liberostile.blogspot.com)
03
Dic
18

Per Paola Cattelino. S’aprirà quella strada …

 

S’aprirà quella strada
le pietre canteranno
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane
sarà questa la voce
che SALIRA’ LE TUE SCALE

 

Cesare Pavese

 

 
S'aprirà quella strada

 

 
Così porto Paola con me

Prima avevo posto su una cassa la scatola nera contenente la mostra fotografica UNA PROGETTAZIONE PER TUTTI del 1991 (in 41 immagini e 2 testi con photos del 1989).
Porto con me una Hoffnungsträgerin.
Una PORTATRICE DI SPERANZE COLLETTIVE

una visionaria
dalle visioni e dalle utopie concrete

un’apripista nei fatti, nelle azioni, nelle buone pratiche e nei progetti fatti … e anche fotografati.
A memoria, e a mònito per dire ci sono stati davvero ed E’ STATO COSÌ.

Fotografie intese come DOCUMENTI utili e necessari anche per quel Centro di Documentazione che oggi inauguriamo.

Fotografare significa scrivere con la luce.
Di norma chi fotografa non parla delle e sulle fotografie: con queste immagini intendo infatti testimoniare quanto è stato.

 

Porto Paola con me
per ricordarmi
di non dimenticare
quanto Paola ha scritto, e illuminato, non solo con la luce del foto-grafare:
le azioni e i progetti portatori di cambiamenti reali

propri di un pensiero nuovo, declinato in forme e idee multilaterali, che ha forgiato pensatori di pensieri e di idee che a Lei devono tanto.

Io stessa devo a Paola tanto di quello che sono.
Mi piace ricordare qui, tra gli altri e tra i chilometri di fotogrammi e di frame realizzati, alcuni contributi, foto e video grafici, lavorati insieme:

– una progettazione per tutti (1991) mostra che porto con me oggi, contenente AOSTACOLI e SOLUZIONI nell’Aosta degli anni ’80;

– la ricognizione, anche fotografica, in città, per la verifica degli Aostacoli con i progettisti seduti “in carrozza” ovvero in sedia a rotelle;

– il primo corso di sci nordico in Valle d’Aosta a Saint-Nicholas, se non ricordo male, del 1992.
Paola è (stata) UNA DONNA D’AVANGUARDIA
una ri-cercatrice di soluzioni per tutti

in questo vedo Paola politica e l’indirizzo delle politiche agite da Paola
nel suo cercare, e poi trovare, strade possibili dall’improbabile al possibile

con la sua ricerca personale e con la sua Vita ma anche col SID (SERVIZIO INFORMAZIONE DISABILI) – nella forma non istituzionalizzata che, nel mio immaginario avrei preferito restasse tale – col quale ho avuto il privilegio di collaborare

dove
oltre alla professionalità di Paola e di Maria Cosentino
ci sono stati spazi e possibilità per molti di noi di studiare, di imparare e, a volte, di co-inventare
modi possibili.

C’è stato spazio, oltre che per la serietà delle riflessioni e del progettare collettivi, anche per quei chilometri di risate che ci hanno accompagnati e resi, a tratti, anche felici.

E tra sogni infranti e mondi possibili
la ricerca e il lavoro lavorato di Paola non sono stati
a tempo determinato
continuano ad esistere per forza e determinazione intrinseci, sempre attuali.
Oggi si inverano nuovamente in un centro di documentazione che porta il suo nome.

Per inciso ricordo che sono stati 3 i centri di documentazione che Paola ha curato nel corso della sua vita professionale.

Desidero rinnovare pubblicamente il mio impegno a collaborare, con l’auspicio di ri-costruire per mantenerlo vivo – ORA mi auguro in forma permanente e definitiva – quel patrimonio immenso di SAPERI (sapere, saper essere e saper fare) e di documenti che hanno fatto Storia e Storie.

LA STORIA di un pensiero saggio e strutturato, per presenti e futuri possibili, nei pensieri, nelle utopie concrete e nelle azioni di Paola Cattelino;

LA STORIA personale di Paola e di tutte e di tutti NOI: presenti oggi qui in ogni forma pensabile;

LA STORIA di una collettività allargata – ben oltre i confini spazio-temporali locali – che Le è riconoscente e, al tempo stesso, debitrice. Persempre

 

Perché poi Ti si porta dentro … (photo)

ciao Paola

Silvia

 

 

® Riproduzione riservata

03
Dic
18

Centro Documentazione Paola Cattelino. Oggi ad Aosta

Invito Paola Cattelino definitivo

01
Dic
18

Per Paola Cattelino, hoffnungsträgerin

Perché poi ti si porta dentro

 

 

Paola è, per me, una Hoffnungsträgerin: una portatrice di speranze collettive.

Presente al presente.

Nella compresenza capitiniana che ci fa salve e salvi.

Nella dimensione in cui il senso trova senso:

 

nell’essere stata e nelle cose fatte in autonomia, dignità, determinazione, anche politiche.

 

Se sei ciò che hai fatto ora sei qui in un NOI impermanente e immortale insieme.

Abbi cura di Te, ovunque Tu sia.

 

In peace.

 

 

Con rispetto, Silvia

 

 

 

® Riproduzione riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

24
Nov
18

Anna persempre. Tributo ad Anna Cisero Dati. Staffetta partigiana. Maestra. Amica. Persempre.

Per Anna
24 novembre 2017 – 24 novembre 2018
27
Nov
17

TRIBUTO AD ANNA CISERO DATI. STAFFETTA PARTIGIANA. MAESTRA. AMICA. Persempre

Modifica

 

Anna.
Anna Cisero.
Anna Cisero Dati.

Se ne è andata venerdi 24 novembre.

Donna, staffetta partigiana, femminista d’antan, attivista dell’UDI (Unione donne italiane), Anna si è battuta per i diritti delle donne e dei lavoratori.

A vent’anni Anna ha aderito al 13mo gruppo Emile Chanoux, dal 1 maggio 1944 al 28 agosto 1944; dal novembre 1944 sino alla Liberazione, alle S.A.P. “Giorgio Elter”.

Ha fatto la sua lotta partigiana ottenendo la qualifica di Patriota.
E’ stata cioè tra coloro che hanno “collaborato o contribuito attivamente alla lotta di liberazione, sia militando nelle formazioni partigiane per un periodo minore di quello previsto, sia prestando costante e notevole aiuto alle formazioni partigiane” (Art.10 D. Lgs.Lgt. 21 agosto 1945, n.518).

Anna è (stata), secondo il parere del Comandante diretto, un “elemento prezioso per le sue informazioni e la sua attività”.

Nel 1955 Anna assunse la segreteria del Comitato Valle d’Aosta dell’A.N.P.I. (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e per più di cinquant’anni è (stata) “la memoria storica” della Resistenza locale.

E’ (stata) TESTIMONE autorevole della Resistenza valdostana.

Fra i ricordi privati “privati” scelgo alcuni frammenti.

E’ stata testimone necessaria, sempre disponibile, fonte primaria e insostituibile, per me, per la compilazione di un percorso didattico di ricostruzione fotografica della Resistenza in Valle d’Aosta realizzata su incarico dell’A.N.P.I. dal fotografo valdostano Ottavio Bérard su incarico dell’A.N.P.I.
Uno studio affidatomi dal Presidente dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta Giulio Dolchi, il partigiano Dudo.

Anna.
Una maestra.
Una compagna.
Un’amica.

Sempre aperta, come lo era la sua casa.

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Sempre disponibile con gli studenti, con gli studiosi, con i ricercatori.
Con una passione speciale verso le (ri)cercatrici e i (ri)cercatori di/delle Libertà.

Dispensatrice, a piene mani, di autenticità e saggezza, porgeva la critica sempre con discrezione e con attenzione alle complessità.
Il suo portato culturale partiva, e fluiva, in autorevolezza conducendoci alla comprensione delle ragioni dei fatti attraverso la ricomposizione e ri-comprensione degli accadimenti, sia della Resistenza che dell’attualità.

Anna è.
Resta, qui e ora, con la sua bella figura e con la sua voce nei chilometri di parole, dichiarazioni, spezzoni audio e video, immagini fotografiche che mi ha concesso di realizzare e pubblicare, con le dovute liberatorie, con grande generosità, per oltre 20 anni della ricerca permanente dedicata alla Resistenza.

Anna è.
Con me.
Con NOI.

Anna da anni accompagna la mia vita di tutti i giorni nel tentativo, non sempre agile, di mantenere la promessa – assunta con l’accettazione del testimone dal maestro e amico, Italo Tibaldi – di fare storia e memoria persempre.

La stessa promessa che è stata fatta, ne “I Dimenticati”, a Francesco Gallinari e a Francesco Capitanio e a tutte e a tutti i dimenticati di guerre e deportazioni.
“Dalla decostruzione del dolore alla costruzione della speranza attraverso l’immortalità del testimoniare.” Berruto e Capitanio, I Dimenticati. Un’idea per ricordare, Aosta, 2006. Autoprodotto.
Dalla decostruzione del dolore privato alla costruzione di una condivisione pubblica del dolore che da privato si fa collettivo.
Per la costruzione di un NOI.

Anna ha sempre accompagnato i miei studi e la mia ricerca, anche storica: accompagnerà ancora lo sforzo per restituire ai giovani gli esiti e le ragioni stesse della Resistenza.
Alla ricerca di modi e mondi possibili, altri.
Per la messa in comune dei valori e delle lotte per la Libertà, nell’impervio, indispensabile e necessario cammino collettivo fra storia e memoria.

 

Anna compagna.
Anche in senso politico.
Anna che ac-compagna.

Dopo gli anni dello studio Bérard, dal 2010 l’avevo coinvolta nella riflessione su una mia proposta di far eseguire la lettura dei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana dal palco delle autorità, a cura di studentesse e di studenti, protagonisti, co-progettisti e co-conduttori del progetto culturale Collettivamente memoria, durante la cerimonia ufficiale del 25 aprile.

Quando le avevo illustrato l’idea, per ricevere il suo parere circa la pertinenza e l’opportunità di “aprire” ai giovani un momento “laico” e nonviolento quale è stata la lettura dei Principi fondamentali della Costituzione nella liturgia celebrativa della manifestazione del 25 aprile, sempre uguale a se stessa, per la cura e l’organizzazione delle associazioni combattentistiche locali, Anna aveva condiviso e sostenuto immediatamente la proposta.

Atto preparatorio alla lettura collettiva dei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana dal palco delle autorità, avvenuto per la prima volta proprio il 25 aprile 2010, è stata un’azione non solo simbolica, collettiva di assunzione di un impegno sottoscritto nei giorni antecedenti al 27 gennaio 2010 su un quaderno, documento storico inedito,  a firma di 58 studentesse e studenti, insegnanti, cittadini comuni e dalla sottoscritta.
Tra essi spiccano le firme dei tre Maestri: Anna Cisero, Ida Desandré e Italo Tibaldi.
Ad Anna, staffetta partigiana, a Ida Desandré e a Italo Tibaldi deportati politici, è dedicato il progetto culturale “Collettivamente memoria” da me ideato per fare storia e memoria collettivamente.

Anna ha creduto in Collettivamente memoria e alla lettura in piazza, a scuola e in biblioteca, dei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, esito-prodotto felice della Resistenza, a cura e per voce delle studentesse e degli studenti.

A testimonianza di questo la sua presenza, il suo volerci essere e il suo intervento appassionato, dopo la lettura dell’articolo che a Lei chiedevo sempre di leggere, l’Articolo 13 della Costituzione, il 18 marzo 2010 per i giovani della sezione ragazzi della biblioteca regionale di Aosta.

La Libertà che per Anna, e per i Resistenti, è Libertà per tutti: ché si è tutti liberi o nessuno è libero.

 

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E se ora c’è spazio per una misurata disperazione per la separazione fisica da Anna, sappiamo che Anna è viva, nella permanente impermanenza delle nostre esistenze, nell’immortalità del testimoniare per la compresenza (capitiniana) dei morti e dei viventi, che sola ci permette, in questo senso, in questo sentire e in questa prospettiva, di poter dire “Anna persempre“.

Ciao Anna.

Con rispetto,
Silvia

 

® Riproduzione riservata

 

 

 

Ripubblico oggi il mio tributo ad Anna con immutate umanità, empatia e determinazione culturale.

Oggi alle 17 a Palazzo regionale ci sarà una cerimonia a Lei dedicata.

 

Ma se il tributo attiene alla dimensione del dovere politico e culturale, la domanda del tempo recente e del giorno che ci coinvolge tutte e tutti è la seguente:

che cosa direbbe oggi Anna di noi che con così tanta disinvolta disinvoltura ci diciamo antifascisti ? Cosa direbbe a tutte e a tutti noi che abbiamo permesso che CasaP(o)und Italia (Italia ?) entrasse in consiglio comunale ad Aosta il 25 LUGLIO 2018?

 

Oggi sarò presente alla cerimonia in onore di Anna Cisero Dati in veste di studiosa e di ricercatrice “nonviolenta” che sta costruendo un percorso di storia e di memoria fatto con e su Anna Cisero Dati a cui devo tanto di quel che sono.

In questo senso e per il rispetto e per la stima che ho sempre nutrito per Anna, oggi per me è difficile non solo essere presente, ma soprattutto “starci dentro”: stare dentro, in modo coerente, a questo contenitore organizzativo, a tratti, perlomeno, eufemisticamente, discutibile, da cui prendo le necessarie distanze culturali e politiche.

 

Con Anna al centro.

“Anna persempre”.

 

 

Con rispetto,

Silvia Berruto

 

 

® Riproduzione riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18
Nov
18

“Nessuno si mise davanti a quei camion” ricorda Liliana Segre

Da
La Memoria rende liberi
Incontro pubblico proposto dal festival Passepartout e incontro di formazione permanente per giornalisti dell’Ordine

Asti, sabato 9 giugno 2018

Extrait

 

Contributo per la promozione del Convegno 1938-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico.  Firenze  20 novembre 2018

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30 gennaio 1944.
Milano.
Carcere di San Vittore.

605 persone
(bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini, anziane e anziani)

incarcerate per la sola ragione d’essere nate
vengono spinte fuori dalle celle,
a calci e a pugni.

Caricate su appositi camion, coi teloni, “preparati per noi” precisa Liliana Segre, vengono portate sino alla stazione Centrale.

Poi
la partenza.
Dal Binario 21 sito nei sotterranei della stazione Centrale.

 

P e r   d o v e  ?

P     e     r      c      h      é  ?

 

 

Ricorda Liliana.

 

Sono tornati in 22.
Fra loro
Liliana.

 

 

 

Dal 19 febbraio 2018 Liliana Segre è Senatrice a Vita del Senato della Repubblica Italiana.

Liliana Segre è stata una richiedente asilo, una clandestina, una carcerata: “manodopera schiava” – come lei stessa si definisce – nella fabbrica di munizioni Weichsel-Union-Metallwerke.

E’ stata deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau per il solo fatto di essere nata: perché Ebrea.

 

Liliana Segre narra “l’indicibile” con un racconto per immagini.
La sua narrazione restituisce il ritmo del viaggio:  ” E vai vai vai vai e poi arrivi arrivi arrivi …”

 

I silenzi.

 

” Non parlavamo più … io avevo paura delle parole!
Quando si sta per morire … non si parla.
Ci si stringe a chi si ama, finché si ha la forza.

E ci fu questo silenzio solenne. Il silenzio delle ultime ore.”

 

I rumori.

“Poi
rumore,
fischi,
latrati,
comandi,
urli …

eravamo arrivati!

 

NESSUNO CAPIVA NIENTE, NESSUNO !

 

Poi la divisione delle persone fra donne e uomini.
“Vidi che mio padre era in una fila dove c’erano i giovani … … … infatti fu scelto qul giorno anche lui … però poi … non l’ho visto più, MAI PIU’.

Quel che successe a a mio papà io non lo so e non l’ho neanche mai voluto sapere perché il legame fra noi era grandissimo.

Quando sono entrata a Birkenau, l’ho cercato. Quando sono andata a lavorare in fabbrica c’erano un Sorani di Firenze che è tornato, e un altro che è sopravvissuto, conosciuti a San Vittore, e chiedevo ” ma mio papa ? …

I primi giorni chiedevo … e loro m’hanno detto che era stato trasferito in un altro campo, … dopo non l’ho chiesto più. Perché quando ho capito dove eravamo arrivati sapevo che mio papà non ce l’avrebbe potuta fare …

 

Nelle prime ore dopo l’arrivo, il tatuaggio sul braccio e “dopo quindici giorni mi rasarono come una rana d’inverno …”

 

Questi non sono particolari del viaggio o della detenzione in campo di sterminio: sono i dettagli della strategia dell’annientamento.

Elementi di tecnica di disconoscimento e di distruzione della persona.

Una tecnica, assurta a sistema, mediante la quale la persona è reificata.
Deportata in un altrove appositamente costruito.

Separata da tutte le dimensioni spazio-temporali e affettive della vita, LIBERA, antecedente.

Deprivata di tutto.

Della dignità.

Della personalità.

Deprivata del proprio nome proprio, sostituito con un numero, tatuato sul braccio sinistro: INDELEBILE.

Spogliata non solo dei propri abiti.

Rasata a zero in ogni parte del corpo.

“Cosificata”.
La persona è “cosificata”.

Fatta a pezzi.
Considerata nulla più che un pezzo: Ein Stück.

Cosificare è stato il modo per esercitare il dominio, potere arbitrario, di alcuni su altri.

Con il solo scopo, e per il solo scopo, di “nullificare”, di annullare la persona.
Un metodo legittimato per costruzionismi.

I FASCINAZISTI furono i responsabili di questo genocidio che il mondo non intese fermare.

Se “dal basso” molti non sapevano, dall’alto i “grandi della terra” sapevano e non intervennero.

Il mondo sapeva.

 

E se nessuno si mise davanti a quei camion, a quei treni, a quelle leggi razzi(ali)ste un esempio è emblematico: solo 12 professori italiani su 1250 preferirono di NO, l’ 8 ottobre 1931, quando Mussolini impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista, e persero la cattedra e la libertà.
Erano Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra.

Oggi molte e molti, appartenenti ad un noi separato e separazionista e non al Noi allargato dell’UMANITÀ’, sembrano non aver ancora appreso la lezione della storia che si ripete sempre diversamente ma forse, talvolta, in modo diversamente uguale.

 

 

Ho ascoltato molte volte i TESTIMONI.

Ho ascoltato innumerevoli volte i deportati politici tra cui cito qui i due che hanno accompagnato la mia vita da vicino e ai quali devo tanto di ciò che sono: la maestra e amica Ida Desandré e il maestro e amico Italo Tibaldi.
Per comprendere dalle loro voci e dalle loro storie di vite distrutte persempre dal fascinazismo, il che fare o anche solo il che cosa non s’ha da fare.

Ho ascoltato molte volte Liliana Segre. Dal vivo a Torino e ad Asti e martedì prossimo, 20 novembre 2018, a Firenze in occasione del Convegno 1938-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico

 

Ci sarò.

 

 

Perché se ascoltare e scrivere non è, e non è mai stato, sufficiente, è importante continuare ad imparare e a TESTIMONIARE – se è vero che chi ascolta un testimone diventa a sua volta testimone – che ora, come allora, si deve decidere da che parte stare.

 

PRENDRE PARTI, in francese.

 

Per agire.

 

 

Per lottare con lucidità contro circolari e leggi ingiuste, discriminatorie e razziste quali sono – non solo dal punto di vista della Costituzione della Repubblica Italiana e del diritto internazionale – le circolari Salvini e il decreto legge n. 113/2018 cosidetto “decreto (IN) sicurezza”.

 

Perché la democrazia svanisce piano piano, come ricorda Liliana Segre.

 

 

 

 

Silvia Berruto

 
Primo intervento in Senato della Senatrice a vita Signora Liliana Segre

Transcend Media Service pubblica Liliana Segre è Senatrice a vita

Liliana Segre è Senatrice a vita

Liliana Segre, donna libera e donna di pace

29 gennaio 1945-29 gennaio 2018. Collettivamente memoria a Gavardo (2012-2018) per il settimo anno, a scuola, il 29 e il 30 gennaio 2018

 

 

 

® Riproduzione riservata




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