02
Feb
16

Per Nanni

Posto due contributi scritti per te Nanni e ricevuti ieri da Peppe.

Il primo di Mao e il secondo di Paolo.

In peace.

Io ti scriverò fra molto. Intanto continuiamo “in ciò che era giusto” come suggeriva Alex…

 

 

La scomparsa di Nanni Salio, una delle figure piu’ autorevoli della nonviolenza in Italia

Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace

E’ DECEDUTO NANNI SALIO

E’ deceduto Nanni Salio, una delle figure piu’ autorevoli della nonviolenza in Italia, un uomo buono e saggio, uno studioso e un attivista di straordinario rigore morale e intellettuale.
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In calce riportiamo un ricordo scritto dal presidente del Movimento Nonviolento Mao Valpiana e una notizia biografica curata da Paolo Macina su Wikipedia.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

Viterbo, 2 febbraio 2016

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, crpviterbo@yahoo.it

 

 

Mao Valpiana: In memoria di Nanni Salio

Il Movimento Nonviolento piange la morte di Nanni Salio, maestro di nonviolenza. Restiamo senza una guida, perdiamo un punto di riferimento.
Nanni se ne e’ andato troppo presto, ma ci consola sapere che ora e’ realmente nella compresenza alla quale lui stesso sempre si richiamava per sentire vivi gli amici che l’hanno preceduto, Domenico Sereno Regis, Gabriella Poli, Luca Magosso, Daci Stefancich, la sua amata compagna e moglie. Nell’occasione dell’addio terreno alla donna che gli e’ stata a fianco, Nanni utilizzo’ queste parole, che noi ora ripetiamo per lui: “Le tue ceneri stanno per rientrare nel grande ciclo della vita e della morte, che per noi umani e’ avvolto nel mistero. Siamo polvere di stelle dell’immenso universo nel quale ritorniamo con le nostre ceneri. Forse un giorno, quando sara’ giunta l’ora, qualche frammento delle mie ceneri si unira’ alle tue, nel grande Tutto verso cui aneliamo e che non riusciamo a raggiungere consapevolmente”.
Nanni ha fatto e dato molto per la nonviolenza. E’ stato un teorico, intellettuale, studioso, analista, attivista, militante, organizzatore.
Mite, schivo, compassionevole, coerente nel legame pensiero-azione. Per il Centro Sereno Regis ha dato l’anima, e ora la sua anima li’ continuera’ a vivere e ispirare tanti per proseguire il lavoro nonviolento.
Come sta scritto nel Libro della Sapienza (3,1 – 4,7): “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le tocchera’. Il giusto, anche se muore prematuramente, trovera’ riposo”.
Nanni, il Movimento Nonviolento ti ringrazia per come hai speso la tua  vita da uomo giusto.
Paolo Macina: Un profilo di Nanni Salio

Giovanni Salio (Torino, 24 dicembre 1943 – primo febbraio 2016) e’ stato un attivista, ambientalista e pacifista italiano. Si e’ occupato di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e’ stato tra le voci piu’ autorevoli della cultura nonviolenta in Italia.
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L’attivismo politico
Giovanni Salio si e’ appassionato fin da giovane all’antimilitarismo, aderendo a 19 anni al Movimento Antimilitarista Italiano [1].
Negli anni ’70 ha partecipato con altri attivisti del Movimento Internazionale di Riconciliazione e del Movimento nonviolento alle lotte per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare; in seguito ad alcune manifestazioni per le vie del centro di Torino con cartelli che recavano scritte in favore degli obiettori, fu denunciato insieme ai pacifisti Domenico Sereno Regis, Vito Bologna, Giovanni Pellissier, Piercarlo Racca, Alberto Perino, Giuseppe Marasso, Gian Antonio Bottino ed Enrico Vanesia e arrestato il 4 novembre 1971 al termine di una manifestazione di protesta durante l’alzabandiera in Piazza Castello [2]. Il processo nei loro confronti, per vilipendio alle Forze Armate e alla bandiera nazionale, ed istigazione dei militari a disobbedire alle leggi inizio’ il 17 ottobre 1972 e riscosse una discreta eco perche’ in Parlamento si stava discutendo la legge che regolamentera’ l’obiezione di coscienza. Gli imputati furono difesi dagli avvocati torinesi Giampaolo Zancan e Maria Magnani Noya [3], cui si aggiunse in seguito Bianca Guidetti Serra con il sostegno del magistrato Rodolfo Venditti [4]. Nonostante la promulgazione della legge 772/72 che riconosceva l’obiezione di coscienza al servizio militare, la Corte d’Assise di Torino nel settembre 1975 condanno’, con pene dai sei ai nove mesi di carcere, sette dei nove pacifisti (Salio fu scagionato per insufficienza di prove) [5], cui segui’ la piena assoluzione per tutti in Corte d’Assise d’appello [6].
Laureatosi in Fisica, divento’ ricercatore nella facolta’ dell’Universita’ di Torino (per la quale fu docente dal 1980 al 2000) e cerco’ di coniugare i suoi studi all’impegno politico: erano infatti gli anni della guerra fredda e del pericolo dell’olocausto nucleare. Nel 1982 aderi’, insieme al altri 800 scienziati tra cui l’amico Antonino Drago, alla nascita dell’Unione Scienziati Per Il Disarmo (Uspid), che aveva l’obiettivo di fornire informazione e analisi sul controllo degli armamenti e il disarmo [7]. Con Drago pubblico’ nel 1983 un libro (Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare) destinato a diventare il pamphlet di riferimento degli scienziati contro la bomba atomica.
Nel 1982 aderi’ anche alla Campagna di obiezione alle spese militari di cui divento’ promotore [8] e per la quale subi’ un pignoramento.
Nel maggio 1985 si candido’ per le Liste Verdi al consiglio comunale di Torino. Primo dei non eletti, fece parte del consiglio dopo la rinuncia di Franca Rame e lascio’ il posto al secondo dei non eletti un anno dopo, secondo la regola di rotazione concordata all’interno del partito [9].
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Il Centro Studi Domenico Sereno Regis
Nel 1982 Salio fondo’ a Torino, insieme a Domenico Sereno Regis, Franco Sgroi e Piercarlo Racca, un centro studi e documentazione per l’analisi delle azioni dirette nonviolente. Dopo la morte di Sereno Regis, nel gennaio 1984, il centro venne a lui dedicato e Salio ne divento’ presidente, carica che ricopri’ fino alla morte. Il Centro studi “Domenico Sereno Regis”, diventato punto di riferimento per il mondo pacifista torinese [10], e’ dotato di biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente e sviluppo [11] e nel 2014 ha ottenuto il riconoscimento dalla Soprintendenza per i beni archivistici del Piemonte e Valle d’Aosta, di “Archivio di interesse storico particolarmente importante”.
Tra le varie attivita’, il centro ha sperimentato, dal 1998 al 2008 in collaborazione con il Comune di Torino e l’associazione Telefono Rosa, un servizio di controllo non armato del territorio con l’utilizzo di obiettori di coscienza in servizio civile, chiamato presenza amica, nei luoghi in cui (parco del Valentino e dintorni di Piazza Vittorio Veneto) si erano manifestati casi di aggressione alle donne [12] [13].
Nel 2012 il Centro Studi Sereno Regis ha acquistato e rimesso in funzione i locali che ospitarono, dal 1907, la prima sala cinematografica di Torino [14]. E’ nato cosi’ Irenea, un luogo in cui il centro propone attivita’ inerenti il rapporto tra cinema e pace [15] [16]. Nel corso delle ristrutturazioni sono emersi i resti di una chiesa risalente all’anno Mille, poi chiusa nel XV secolo, dedicata ai santi Simone e Giuda, la cui abside e’ visibile dal pavimento vetrato di uno dei locali del cinema [17]. Legato a Irenea e’ il Premio cinematografico “Gli occhiali di Gandhi”, assegnato dal 2011 al regista che nel corso del Torino Film Festival presenti il miglior film con contenuti culturali nonviolenti [18].
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L’attivita’ di peace research
In seguito al consolidamento delle attivita’ del Centro Studi Sereno Regis e all’acquisto dei locali presso cui viene adibita la nuova sede, Salio approfondi’ a livello teorico le attivita’ di peace research. Inizio’ una collaborazione con la casa editrice del Gruppo Abele per la quale fu membro di redazione e per cui curo’ la sezione dedicata all’educazione alla pace dal 1982 al 2012. Grazie a questa collaborazione vennero tradotti in Italia alcuni teorici del pacifismo e dell’ecologismo come Johan Galtung, Theodor Ebert, Gene Sharp e Arne Naess.
Salio conobbe Johan Galtung, sociologo e matematico norvegese padre della Peace Research, nel 1982; ne condivise gli approcci [19] tanto da diventare segretario [20], dal 1991, del Peace Research Institute (Ipri), fondato nel 1977 da Mario Borrelli, Antonino Drago e Giuliana Martirani e affiliato all’Ipra [21] e lo porto’ a pubblicare per la Ega le sue opere piu’ importanti. Quando Galtung fondo’ nel 1996 la rete Transcend [22] per la trasformazione nonviolenta dei conflitti, Salio ne entro’ a far parte come membro esperto, mettendo il Centro Studi Sereno Regis a disposizione per le attivita’ italiane delle rete [23].
Salio guido’ anche la facolta’ di scienze politiche dell’Universita’ di Torino a conferire al sociologo, nel gennaio 1998, una laurea honoris causa per le sue battaglie in nome della pace [24].
A partire dal quell’incontro, le iniziative sulla peace research cui Salio partecipo’ si moltiplicarono: nel 1988 entro’ a far parte della segreteria scientifica del “Progetto nazionale di ricerca sulla difesa popolare nonviolenta” [25]; nel 2001 fece aderire il centro Sereno Regis alla creazione del Centro Interateneo di Studi per la Pace (Cisp) [26] fondato dall’Universita’ di Torino, dall’Universita’ del Piemonte Orientale e dal Politecnico di Torino con la finalita’ di promuovere, coordinare e svolgere studi e ricerche sui temi della pace e della guerra; venne chiamato come docente, dal 2006 al 2007, al master internazionale di peacekeeping [27] promosso dall’Onu e attivato dalla facolta’ di Scienze Politiche dell’Universita’ di Torino [28]; venne inoltre eletto, in qualita’ di membro esperto, dal 2008 al 2009, nel Comitato di consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta istituito dal Ministero della Solidarieta’ Sociale [29]. Varie istituzioni che si occupano della formazione degli obiettori di coscienza al servizio militare (Scuola di pace di Boves, Scuola di pace “Ernesto Balducci” di Torino, Universita’ Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace di Rovereto, Scuola di Formazione alla Protezione Civile della Regione Piemonte, Coordinamento Comasco per la Pace) lo coinvolsero nelle attivita’ di docenza.
Nel corso degli anni ha collaborato continuativamente con riviste quali “Azione nonviolenta”, “Satyagraha” ed “Ecole”.
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Opere
– Giovanni Salio, Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, ed. Movimento Nonviolento, Perugia 1983.
– Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983.
– Giovanni Salio, Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984.
– Giovanni Salio, Le centrali nucleari e la bomba: un legame pericoloso, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984.
– Giovanni Salio, Progetto di educazione alla pace (10 fascicoli), Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991.
– Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace: vol. I. Le ragioni e il futuro, vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989.
– Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi, Milano, 1989 (Traduzione di Giovanni Salio).
– Giovanni Salio, Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991.
– Giovanni Salio (con altri), Domenico Sereno Regis, ed. Satyagraha, Torino 1994.
– Giovanni Salio, Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995.
– Giovanni Salio, Gandhi. Economia gandhiana e sviluppo sostenibile. Catalogo della mostra (a cura di), Seb27, Torino 2000.
– Giovanni Salio, Elementi di economia nonviolenta, ed. Movimento Nonviolento, Verona 2001.
– G. Salio, D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l’ambiente, Utet, Torino 2001.
– Giovanni Salio, Gianfranco Bologna, Il futuro di noi tutti, saggio introduttivo a Scenari del XXI secolo, Grande Dizionario Enciclopedico Utet, Torino, 2005, e di Sara’ il secolo della nonviolenza?, ibidem.
– Giovanni Salio, Carla Toscana, Gandhi: pensieri sulla civilta’ moderna, la religione, la nonviolenza, Red, Milano, 2008.
– Autore delle voci: Guerra e ambiente e Proliferazione nucleare in Giuseppe Gamba e Giuliano Martinetti, Dizionario dell’ambiente, Isedi, Torino, 1995.
– Autore della voce: Il futuro dell’ambiente per l’Enciclopedia del XXI secolo, Utet, Torino 1999.
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Note
1. Documentazione relativa a questo piccolo movimento puo’ essere reperita presso l’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, http://beniculturali.ilc.cnr.it:8080/Isis/servlet/Isis?Conf=/usr/local/IsisGas/InsmliConf/Insmli.sys6.file&Obj=@Insmlie.pft&Opt=search&Field0=zzC05/00040/05/04%20*%20cts=d
2. La Stampa, 5 novembre 1971.
3. Stampa Sera, 17 ottobre 1972.
4. La Stampa, 3 giugno 2012, rif.
5. Stampa Sera, 13 aprile 1977.
6. La Stampa, 15 aprile 1977.
7. http://www.uspid.org
8. Sono false le accuse di ipocrisia agli obiettori, Stampa Sera, 1 marzo 1986.
9. La Stampa, 26 giugno 1986.
10. Repubblica, 30 maggio 2012, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/30/signori-della-pace.html?ref=search
11. La Stampa, 3 giugno 2012, http://www.lastampa.it/2012/06/03/vaticaninsider/ita/documenti/domenico-sereno-regis-lapostolo-della-pace-nPUjwcwgAOiQxHvAl3gMMI/pagina.html
12. La Stampa, 7 luglio 1998, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0553_01_1998_0184_0041_7380831/
13. La Stampa, 29 gennaio 1999, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,38/articleid,0472_01_1999_0029_0044_6169886/
14. Nuova Societa’, 9 marzo 2012, http://archivio.nuovasocieta.it/diversamente-piemonte/il-progetto-qireneaq-nel-piu-antico-cinema-di-torino.html
15. International Press Agency, 10 novembre 2013, http://www.pressenza.com/it/2013/11/irenea-un-passo-per-sviluppare-la-cultura-della-nonviolenza/
16. Repubblica, 25 febbraio 2012, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/25/il-cinema-ritrova-le-origini.html?ref=search
17. Repubblica, 13 novembre 2013, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/11/13/sotto-il-cine-garibaldi-una-chiesa-medievale.html?ref=search
18. http://www.cinemaitaliano.info/news/27178/tff32-a-qui-il-premio-gli-occhiali-di-gandhi.html
19. v. “Il contributo di Johan Galtung alla trasformazione nonviolenta dei conflitti”, Parolechiave, n. 40, Carocci Editore, Roma 2008.
20. v. Volontariato Oggi, n. 2, febbraio 1991, pag. 5.
21. http://ipra.terracuranda.org/index.html
22. https://www.transcend.org/
23. v. Salio G., La trasformazione nonviolenta dei conflitti secondo il metodo Transcend, Plus – Pisa University Press, 2009.
24. La Stampa, 13 gennaio 1998, http://archivio.lastampa.it/m/articolo?id=0430e00f7d0c263b038dff9b28c530b7779a3325
25. Pace, diritti dell’uomo, diritti dei popoli, anno III, numero 2, 1989, http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/89_02_127.pdf
26. http://cisp.unipmn.it/
27. Repubblica, 21 giugno 2006, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/06/21/torino-capitale-del-peacekeeping-qui-passione-voglia.html
28. http://www.serviziocivile.gov.it/modulistica-unsc/modulistica-dcnan/documenti-per-lapprofondimento-comitato-dcnan/le-attivit%C3%A0-formative-civili-relative-a-peacekeeping-e-peace-research-(valdambrini,-2008)/
29. http://www.serviziocivile.gov.it/menutop/normativa/decreto-ministeriale/dm-27-dicembre-2007-recante-la-costituzione-del-comitato-per-la-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta/
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

02
Feb
16

Ciao Nanni

Ti penso e ti vivo in quella compresenza capitiniana in cui crediamo.

Dovunque tu sia Nanni,

abbi cura di te.

 

Con un lungo interminabile abbraccio

Silvia

26
Jan
16

Per la memoria di tutti i giorni. Collettivamente memoria 2016. Il nostro Giorno della Memoria

27.01.2016 copia

25
Jan
16

Gavardo (Brescia) Collettivamente memoria 2016. 29 e 30 gennaio 2016

Locandina Gavardo Gennaio.jpg

25
Jan
16

“Collettivamente memoria 2016”. 27 gennaio 2016

 

programma in progress

 

27.01.2016

23
Jan
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_4

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

989.

E’ il numero delle/dei sottoscrittori della petizione “Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere” le cui firme sono state consegnate, con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, in data 14 gennaio 2016, al Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Dottor Augusto Rollandin, al Sindaco di Aosta, Dottor Fulvio Centoz, al Presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, Dottor Marco Viérin, al Presidente del Consiglio comunale di Aosta, Dottor Michele Monteleone e al Presidente del Consorzio Enti Locali della Valle d’Aosta, Dottor Franco Manes.

Il servizio, gestito da 25 anni dalla cooperativa sociale La Sorgente e chiuso il 31 dicembre 2015, era organizzato da tre soggetti pubblici: il Comune di Aosta, capofila, il CELVA, Consorzio degli Enti Locali della Valle d’Aosta e la Regione Autonoma Valle d’Aosta che era il più importante finanziatore.

Tra le motivazioni addotte inizialmente, si legge sui giornali che hanno dato la notizia della chiusura del servizio, sembrerebbero esservi ragioni di razionalizzazione e di riorganizzazione. La concomitante distinzione, operata da alcuni amministratori, fra i migranti già presenti sul territorio valdostano e i nuovi stranieri in arrivo, per lo più sarebbero richiedenti asilo, risultano un evidente costruzionismo, piuttosto labile.

Si intenderebbe infatti sostenere che i 160 rifugiati o richiedenti protezione internazionale ai quali, a breve si aggiungeranno 100 unità – come risulta dai dati diffusi dal presidente della cooperativa La Sorgente, Riccardo Jacquemod, nel corso del convegno dal titolo “Deserti Mari Montagne. Migranti e Rifugiati sfidano la vecchia Europa” tenutosi ad Aosta lo scorso 16 gennaio – meriterebbero maggiore attenzione rispetto ai migranti che, con circa 5200 passaggi, si sono recati al servizio nei primi 10 mesi del 2015.
Migliaia di richieste non rappresenterebbero più un dato di realtà. Il servizio Migranti non risponderebbe più alle esigenze dell’attuale fenomeno migratorio che, in Valle d’Aosta, viene ancora letto in modo erroneo, dai decisori di politiche anche sociali, ma non solo, come un’emergenza.

A questo proposito e in questo senso, va ribadito, ancora una volta, che la Valle d’Aosta è l’unica regione italiana a non essersi dotata di un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.

Gli sportelli sociali, otto, diffusi su tutto il territorio regionale, organizzati quasi tutti con almeno un operatore e un’assistente sociale, attualmente non formati per gestire l’operatività legata alle problematiche dei “migranti”, sarebbero gli spazi individuati per integrare, con minor spesa, le prestazioni del servizio migranti sul territorio.
La transizione non è stata preparata né è attualmente gestita. Ad oggi non è dato sapere dove e a chi dovrebbero rivolgersi “i migranti” che giungono in Valle d’Aosta.

Nel 2014, al servizio migranti di Aosta sono stati registrati 6.400 passaggi e, nei primi dieci mesi del 2015, la media è stata di 520 passaggi al mese.
Dal maggio 2015, il servizio migranti è stato l’unico ente in Valle d’Aosta ad offrire supporto agli stranieri per la compilazione della domanda di cittadinanza italiana che si effettua, ormai, solo, come tutti dovrebbero sapere, per via telematica.

I firmatari saranno lieti di leggere i dati sui quali si è basata la scelta di chiudere un servizio unico per competenze e mission in Valle d’Aosta e sapranno apprezzare il risparmio economico che ne deriverà certamente, a parità di servizi erogati, da documenti che dovranno essere a disposizione dei cittadini.

La petizione “Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere”, lanciata su change.org, firmata da 989 sostenitori di tutto il mondo, chiede la riapertura del servizio.

Per essere informati circa l’andamento e le pubblicazioni sulla questione il rimando è al link della petizione e alla lettura degli aggiornamenti.

Pubblicazioni e azioni realizzate sulla e per la petizione:

Sito dell’Espace Populaire – Aosta
dal 6 gennaio 2016
http://espacepopulaire.it/incontri/iniziative-che-sosteniamo-e-supportiamo-per-i-beni-comuni-la-pace-e-la-giustizia/

Sito di giornalisti contro il razzismo – Italia
8 gennaio 2016 – Silvia Berruto
http://web.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_9838.html

Tg3_Valle d’Aosta_11 gennaio 2016_edizione delle 19,30_ Riaprire il centro immigrati

Newsletter del centro studi Sereno Regis di Torino_edizione del 14 gennaio 2016_(https://mail.google.com/mail/u/0/?hl=it&shva=1#inbox/152421f2f10f0208)

La Vallée Notizie_Il settimanale della Valle d’Aosta_ sabato 16 gennaio 2016_Pagina 40_”Una follia chiudere il Servizio migranti”

Volantinaggio e illustrazione della petizione durante il convegno del 16 gennaio 2016, con la distribuzione di 84 volantini col testo della petizione

Il Manifesto_ Quotidiano nazionale_Mercoledì 20 gennaio 2016_Pagina 5_Aosta. “Arrivi in aumento e la Regione chiude gli sportelli migranti” – Silvia Berruto

 

Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo

 

 

 

 

 

 

14
Jan
16

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”_3

“Persone comuni che vivono in tempi straordinari”

Italy, Aosta Valley, Aosta

 

964.

Sono le voci delle/dei sostenitori della petizione “Il servizio Migranti di Aosta non deve chiudere” in dissenso con la chiusura forzata del servizio Migranti di Aosta.

Da tutto il mondo è giunta, in pochi giorni, l’espressione di solidarietà per gli stranieri che dal 4 gennaio non hanno più un servizio di riferimento.
Ad oggi non è dato comprendere come potrà essere prestato il servizio di assistenza agli stranieri e ai “migranti” per cui le/i sostenitori della petizione, ora 964 persone, chiedono che il servizio continui a restare aperto.

L’appello-petizione è stato indirizzato alla comunità valdostana non ad un decisore.
Per scelta.
L’atipicità della petizione è immediatamente percepibile se si sfogliano le altre petizioni proposte sulla piattaforma di change.org.

Questa azione, e risposta insieme, nonviolenta, è il prodotto di un gruppo di cittadini riunitisi in una autoconvocazione allargata il 18 dicembre 2015, giornata internazionale dei migranti, per la “messa in comune delle informazioni a disposizione e per decidere azioni collettive nonviolente”.
Così nasce la storia di un viaggio collettivo alla ricerca dei perché della chiusura di un servizio utile, efficace ed efficiente.
Da quell’incontro è nata l’idea di scrivere un appello rivolto alla comunità locale.
Ho scritto e postato il testo della petizione (alle ore 00:40 del 23 dicembre scorso) su change.org. Immediatamente è stato lanciato su Facebook da Michelina, la prima firmataria della petizione. Successivamente la stessa è stata accolta e proposta dalla newsletter settimanale del centro studi Sereno Regis di Torino per ben due volte, il 24 e il 31 dicembre scorso. L’ho postata e pubblicata,infine, sul portale internazionale TMS-Transcend Media Service Solutions-Oriented Peace Journalism (Transcend Media Service-Solutions-Oriented Peace Journalism, 2015,Week 53 – 28 Dec-03 Jan-)
col quale collaboro da anni.

Dalla Merica, così i nostri emigranti chiamavano l’America, dall’Europa, dall’Italia e dalla Valle d’Aosta sono giunte le voci delle sostenitrici e dei sostenitori della petizione.
In un silenzio istituzionale assordante, la comunità straniera e la comunità valdostana hanno appreso dai media la notizia della chiusura del servizio Migranti di Aosta dopo 25 anni di attività.
Le motivazioni addotte sembrerebbero essere legate a ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione.
E se l’accoglienza è un dovere sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, l’accoglienza diffusa, strutturata e organizzata è il solo modo per rispondere ai bisogni delle persone che emigrano o che cercano rifugio.
La regione Valle d’Aosta è l’unica regione in Italia a non aver istituito un progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA).
Questo sistema rappresenta un’importante risposta strutturata ai bisogni delle persone che emigrano e che cercano rifugio anche in Valle d’Aosta.
Esso pone l’accoglienza al di fuori del concetto di emergenza.
Un’emergenza che non è più tale da anni : ora il fenomeno delle migrazioni è strutturale, non solo in Valle d’Aosta, in Italia o in Europa, ma nel mondo.
Nel 2014 nel mondo sarebbero stati circa 240 milioni i “migranti”, (232 milioni nel 2013 secondo l’Onu), con un’incidenza superiore al 3% sulla popolazione mondiale.
Tra il 1880 e il 1970 30 milioni di Italiani hanno attraversato il mondo: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Uruguay, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e poi anche la Svizzera.

Molti sono stati i commenti postati oltre alla firma dalle/dai sottoscrittori. Ne cito alcuni nella forma in cui sono pervenuti.

Da New York ha inviato la sua adesione Nathalie, una valdostana emigrata come lei stessa si autodefinisce “sono valdostana / migrata.”

Dalle Haway, Daniela, italoamericana scrive: “If we do not treat with respect every human being, indeed we are not respecting ourselves and worthy of respect.”

Dalla Spagna, José Carlos: “Tenemos que permanecer unidos a favor de la igualdad y abrir fronteras en Europa… Viva la vida! Gracias.”

Da Londra, Chiara: “Supporto gli operatori e le operatrici del centro e tutti gli utenti, un servizio prezioso me tutta la comunità, non solo per la popolazione immigrata.”

Dall’Italia alcuni stranieri, tra cui anche intellettuali, registi, donne e uomini di cultura, ora Italiani, hanno fatto sentire la loro voce. Mohahmed ha affermato: “Firmare è semplicemente un atto di civiltà” proprio come Naima “E’ una questione di umanità, questo servizio deve riavere attivo” e come l’italiana Serena “Si può non firmare? È una questione di civiltà!!” o Roberta: “è incivile chiudere questo servizio.”

Juan Luis: “È l’unico luogo dove gli stranieri riusciamo ad avere delle informazioni precise, dettagliate e innanzitutto efficaci! Su come fare e dove andare quando ci troviamo nel bisogno di passare attraverso le entità burocratiche Italiane. Come ben sappiamo riuscire portare a termine i documenti passando attraverso diversi enti burocratici è molto difficile già per i cittadini Italiani, figuriamoci per noi stranieri! A mio parere togliere gli uffici che gestiscono i servizi per l’immigrati è un grosso sbaglio, dato che loro facilitano e indirizzano in modo personalizzato tutte le nostre pratiche, garantendo così un servizio e flusso di documenti efficiente sia per i residenti sia per gli enti dell’amministrazione pubblica, che in questo caso si tolgono il PROBLEMA di dover gestire una marea di persone che non sanno dove devono fare le loro pratiche, rallentando così i normali servizi per i cittadini Italiani.”

Ahmed: “Becouse it very important and useful”

Mirela: “Il Servizio Migranti è un Servizio indispensabile, uno dei pochi che funzionano veramente bene, offre sostegno non solo agli stranieri ma anche a tanti italiani.”

Monica: “È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Così gli Italiani, alcuni dei quali from Aosta Valley.

Fulvia:” Con l’augurio che la mia Valle resti territorio di accoglienza.”

Fabiola:”È un servizio importante per tutti i cittadini, italiani e stranieri, con operatori competenti.”

Marco: “L’integrazione degli stranieri inizia con l’accoglienza e questa non può prescindere dal fornire informazioni e orientamento a chi giunge in un Paese sconosciuto. Per questo il Servizio Migranti non deve assolutamente essere chiuso!”

Vincenzo: ” almeno ogni tanto bisogna fare la cosa giusta.”

Antonella: “Non comprendo il senso, in questo momento storico, di cancellare e perdere quanto è stato seminato e raccolto in tutti questi anni con il lavoro di persone competenti ed esperte che sono punto di riferimento per tante persone straniere, famiglie, operatori di servizi socio-sanitari, scuole e altri attori della ns società valdostana.”

Armando: “Firmo perché mio padre a 13 anni (13!!!) seguì il fratello maggiore in Francia a fare il garzone muratore”

Dirce Rosita: “Mio papà è stato migrante.”

Andrea: “perché voglio un mondo senza frontiere dove l’unico straniero sia il razzismo.”

Domenica, anche lei “immigrata” : “… perché l’altro è un altro me stesso….”

Maurizio: “Concordo con la petizione: “servizio riconosciuto e un apprezzato punto di riferimento per migranti, operatori sociali e per l’intera comunità valdostana”. Dieci anni di “permanenza” nel Consiglio Comunale di Aosta mi hanno permesso di apprezzarlo; NO alla chiusura di “una buona pratica.”

Carola: Per tanti motivi ma questi governanti miopi non si rendono conto o non vogliono che i costi economici e sociali saranno molto molto più elevati di quelli che pensano di “risparmiare”

Eugenio: “All’ingresso del presidio No Tav di Venaus vi è il cartello “Qui nessuno è straniero”

Jessica: “Ho firmato questa petizione perché sono fortemente contraria da cittadina alla chiusura del Servizio Migranti. Un’esperienza di successo non può essere spazzata via in nome di una riorganizzazione. Chi si occuperà dei 9.000 immigrati che vivono in Valle d’Aosta? É importante per loro e per noi che abbiano un punto di riferimento, soprattutto oggi.”

Marilena: “Sto firmando perché questo servizio è ad oggi fondamentale ed indispensabile.i dipendenti inoltre svolgono al meglio il loro lavoro:sono professionali, competenti,affabili. Collaborare con loro è stato un piacere!

Donata: “Sto firmando perché questo è un servizio essenziale a sostegno e supporto dei cittadini che devono confrontarsi con una materia legislativa in continuo mutamento e con procedure amministrative sempre più complessificate ed appesantire.”

Mario: “È assurdo chiudere un servizio sempre più necessario. L’immigrazione è un problema quando non si vuole investire nei servizi veramente utili. Si tratta di una scelta consapevole. Firmate entro la fine dell’anno.

Daria: “Chiudere un servizio che ha sempre funzionato al meglio per i migranti e per tutta la comunità e’ un grave atto di masochismo.

Walter: “Un servizio altamente professionale che si è strutturato con l’esperienza e diventato punto di riferimento per tutti i comuni della valle d’Aosta non può venire chiuso

Donatella: “Perché senza conoscenza, si diffonde il pregiudizio e con il pregiudizio nasce la violenza. E non si possono lasciare a casa persone che hanno fatto della loro professione un servizio per TUTTI!!”

Don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Si aggiunga la chiusa de “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht, del 1930:
“Così termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
ciò che è abituale, ciò che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale !
Quello che è usuale, vi possa sorprendere !
Nella regola riconoscete l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!

Si completi con il Talismano di Gandhi:
“Ti darò un talismano.
Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.”

Un ultimo accenno al linguaggio.
Ho scritto “migranti” sempre tra virgolette. Il virgolettato sta per il più corretto “persone che emigrano” e per non sancire, in alcun modo, nessuna forma di separatezza fra i rifugiati e noi.
Quando si usa la parola migranti o immigrati si stabilisce semanticamente un “noi” separato da un “loro” con l’ipostatizzazione della distanza dalle persone, e dai destini, reali.
Non è corretta, d’altra parte, neppure la dicotomia espressa con la dicitura acritica e di apparente uguaglianza di “come me e te”. Si minimizzano le differenze senza affrontare “le diverse posizioni di potere, prodotte dalla storia fra “noi” e “loro” relativamente agli aspetti socio-economici, politici, culturali e razziali.” (Estratto dal portale africano Pambazuka “Challenging the “refugee-victim” narrative” di Hanno Brankamp).
La comunità politica mondiale deve considerare che le ” […] persone che hanno perso case,posti di lavoro, parenti, la propria vita quotidiana, devono essere prese sul serio, non come “nuda vita”, come ha affermato il filosofo Giorgio Agamben in Homo sacer: sovereign power and bare life , ma ” come membri attivi di una comunità politica globale.”
In questo senso anche se non perfetto, e dunque perfettibile, è lo slogan scelto dall’UNHCR in occasione della giornata mondiale del Rifugiato 2015, secondo il quale dobbiamo assumere che le persone che emigrano e che cercano rifugio sono “Persone comuni che vivono in tempi straordinari”.

Per questo, e per tanti motivi ancora, in tante e tanti abbiamo scelto di fare nostro, nel cuore ma soprattutto nell’azione quotidiana, che vorremmo nonviolenta, il suggerimento del Mahatma:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

NOI.[…] limitati e giusti, giusti un quanto limitati: come diciamo noi che non osiamo pretendere d’essere giusti ma ci sforziamo solo di non essere limitati, noi ormai tanto connaturati al nostro incerto stato da non volerlo cambiare per nessun altro.” (Estratto da Un’amara serenità di Italo Calvino).

Grazie a tutte e tutti le/i 964 firmatarie/i.

14 gennaio 2016_ore 18:41

 

Con rispetto,
Silvia Berruto, cittadina, giornalista contro il razzismo, amica e persuasa della nonviolenza
Aosta

 

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