Archivio per febbraio 2010

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Feb
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E’ NATA L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA INTERCULTURALE

Torino 19 febbraio 2010 E’ NATA L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA INTERCULTURALE

E’ nata l’Associazione Nazionale della Stampa Interculturale (ANSI).
Dopo essere stata riconosciuta ufficialmente come Gruppo di specializzazione della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa) lo scorso 5 febbraio, l’ANSI è stata presentata, e si è presentata, al pubblico nazionale, venerdì 19 febbraio, con una conferenza stampa durante il seminario europeo “Stampa interculturale. Italia e Europa. Esperienze a confronto” tenutosi presso l’Associazione Stampa Subalpina a Palazzo Ceriana Mayneri di Torino.

ANSI, i cui soci fondatori (ventiquattro) sono giornalisti professionisti iscritti all’ordine e al sindacato, è promossa da giornalisti di origine straniera che lavorano in testate italiane a larga diffusione e in media multiculturali (sarebbero circa 500 gli addetti di questo settore), si è costituita per essere punto di riferimento specifico per tutti i giornalisti di origine straniera che lavorano nei media, per promuovere l’interculturalità e le competenze specifiche in materia come elemento qualificante del giornalismo italiano, per promuovere all’interno della categoria l’aggiornamento tecnico-professionale sui temi dell’interculturalità e dell’immigrazione, per contribuire all’elaborazione e all’attuazione di politiche e pratiche per la promozione della diversità culturale all’interno dei media. L’Associazione intende agire per favorire l’accreditamento, il radicamento territoriale, il rafforzamento istituzionale, l’accesso alle risorse e alle opportunità di formazione degli stessi operatori anche attraverso lo scambio di buone pratiche a livello internazionale e, infine, per rispondere a esigenze di tutela sindacale, di messa in rete e di auto-organizzazione dei giornalisti, o aspiranti tali, di origine straniera.

Alberto Papuzzi, presidente dell’Associazione Stampa Subalpina, ha aperto i lavori. “E’ con un sentimento di legittima soddisfazione che apro questo incontro, primo di tre che hanno per soggetto la multiculturalità nell’ambito di tutto l’universo dell’informazione. Oggi noi presentiamo questo … nuovo pezzo della realtà giornalistica italiana che è l’ANSI presieduta da Viorica Nechifor. Dicevo è con legittima soddisfazione perché i giornalisti torinesi, con il loro sindacato, l’Associazione Stampa Subalpina, sono all’avanguardia nel comprendere l’importanza di questo passaggio tanto è vero che l’Ansi viene riconosciuta dalla Fnsi con la specificità di avere la sede presso la nostra associazione sindacale in questa città.”

Prima di dare inizio agli interventi Papuzzi pone una riflessione di carattere culturale sull’importanza di questo appuntamento e delle prospettive che ne scaturiscono. Il giornalista sottolinea come tutte le costituzioni dei paesi democratici riconoscano il principio della libertà di stampa e lo riconoscono in quanto diritto dei giornalisti a svolgere la propria funzione e, specularmente, in quanto diritto dei cittadini a ricevere l’informazione che permette loro di essere cittadini sostanzialmente.
“Perché non può esserci vita democratica non può esserci società democratica se non dove i suoi membri possono essere informati e sono, di fatto, informati.
Questo è il punto base della partecipazione democratica.”
E nel momento in cui di fatto si realizzano nuove comunità rispetto al passato esse devono poter esprimere il principio della libertà di stampa attraverso l’integrazione che è anche quella della stampa e dei giornalisti e l’integrazione deve avvenire sul piano della cultura ma anche sul piano delle professioni.

All’incontro partecipano Viorica Nechifor presidente di ANSI, Stefano Tallia, vice segretario dell’associazione stampa subalpina e consigliere nazionale della Fnsi, Aidan White, segretario generale della federazione internazionale della stampa (IFJ) e Anna Meli responsabile media e multiculturalità di COSPE (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti).

Stefano Tallìa ha sottolineato come per il sindacato dei giornalisti il momento sia davvero molto importante in quanto rappresenta il coronamento di un percorso iniziato, del tutto informalmente, due anni fa, proprio a Torino. Nessun ordine professionale aveva mai pensato, prima di quello del Piemonte, di riconoscere i diritti e lo status a questa categoria di giornalisti.

“Ma questo è un ulteriore inizio.” Al proposito Tallia cita il sondaggio, ma si tratta della ricerca “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti”, realizzata da Swg di Trieste e presentata il giorno prima alla Camera dei deputati, dalla quale emerge che l’area fobica e xenofoba, su un campione di 2085 giovani intervistati, in età compresa fra i 18 e i 29 anni, si attesterebbe sul 45,8%.
Il sistema dell’informazione dunque deve interrogarsi su questo dato e su quanto è successo negli ultimi vent’anni: “Su quali e quante sono le superficialità che talvolta vi sono nello svolgere questo mestiere.” E se informare è un mestiere molto più complicato del solo scrivere, “è necessario interrogarsi su che cosa si scrive quando si danno queste informazioni. E quindi mi auguro che l’ANSI ci aiuti in questo percorso, sia uno stimolo in questo percorso anche nella crescita del nostro modo di essere giornalisti e di fare i giornalisti.”

Papuzzi passa quindi la parola Viorica Nechifor, presidente di ANSI, chiedendole di raccontare, anche dal punto di vista della testimonianza personale, che cosa ha significato il progetto di questa associazione, le prospettive, le spinte, gli obiettivi, e, al di là dell’aspetto simbolico, dal punto di vista pragmatico quali possono essere gli eventuali cambiamenti reali.

Viorica Nechifor si qualifica subito come la portavoce di tanti protagonisti e ricorda la storia di ANSI che nasce cinque o sei anni fa quando alcuni giornalisti stranieri hanno cominciato a capire di esistere, a contarsi e ad analizzare la loro distribuzione sul territorio. L’incontro con COSPE, che ha coagulato in un progetto il gruppo di giornalisti stranieri i quali, dopo aver fatto rete in tutta Italia, hanno “capito che vogliamo essere una realtà.” All’inizio la compagine si è costituita su una realtà di idee, la piattaforma nazionale dei media interculturali, e poi ha ritenuto di diventare un soggetto all’interno dell’associazione Stampa Subalpina.

“L’ANSI oggi c’è e farà. Noi esistiamo e abbiamo un orientamento verso l’Europa. Noi vogliamo essere quel gruppo di giornalisti che lavorano in Italia e che hanno l’apertura e la volontà di far parte di quell’Italia orientata verso l’Europa e verso il mondo. Vogliamo contare in questo mondo che è il nel mondo della comunicazione e vogliamo contare per quello che siamo. Non intendiamo adeguarci in tutto quello che oggi l’informazione italiana è e che sentiamo che non ci rappresenta abbastanza. Noi vogliamo portare il nostro contributo e troveremo i modi di lavorare insieme. E’ passato il periodo in cui si facevano progetti per noi e ricerche su di noi. E il momento di lavorare insieme perché ci sentiamo responsabili, quanto chiunque altro, di quello che accadrà in un futuro che è nostro e dei nostri figli.”

“Ansi è oggi a Torino un’associazione a carattere nazionale. Il fatto di aver eletto come sede (la sede operativa è a Roma presso la FNSI quella legale a Torino, ndr) Torino è dovuto al fatto che abbiamo trovato terreno fertile, spazi e gente che ha avuto la pazienza di stare a sentirci.
Io ringrazio tutti quelli che sono intervenuti. Sapevamo di poter contare su di voi … ”
Viorica si interrompe per l’emozione e un lungo, caloroso e condiviso applauso sancisce la vicinanza, la stima e la partecipazione culturale e professionale dei presenti a lei e ad ANSI.

Segue l’intervento di Aidan White al quale Papuzzi chiede una sua valutazione sulla giornata ma soprattutto di spiegare la situazione in altri paesi ovvero in quale contesto internazionale si colloca l’iniziativa odierna. Secondo White la nascita di ANSI è una “extremely good news”. E lo è maggiormente se si considera il periodo attuale in Italia in cui la situazione generale dei media non è buona. Anche in Europa per chi crede nella democrazia è necessario avere un’informazione che rappresenti tutte le voci delle varie comunità”. E’ una sfida per arrivare ad una società più coesa e solidale attraverso pratiche concrete e non retoriche. Dall’Italia negli ultimi due anni sono giunte due nuove good news: la Carta di Roma (2008) e ANSI oggi. La democrazia deve avere media che rappresentino tutte le voci. I giornalisti devono essere etici, indipendenti, rispettosi della verità e dei lettori, devono “dare voce alle diverse comunità” in un periodo in cui il mondo dell’industria dei media è ovunque in continuo mutamento e in crisi in cui “c’è panico per il suo futuro ed è importante che i cittadini partecipino al dibattito. Essi vogliono essere parte del processo e il giornalista non può essere distante ed arrogante.”
E’ ancora più importante che si apra un nuovo dialogo fra i cittadini e i giornalisti che apra nuove possibilità di creazione di fiducia nel rapporto fra il giornalismo e i cittadini. Io penso, e spero, che ciò che sta partendo con questa iniziativa funga da esempio che possa essere duplicato in molti altri paesi. Vi sono attualmente gruppi in Europa che vedono l’importanza dei media etici indipendenti” ma dall’interno non vi sono ancora la consapevolezza e il coraggio sufficienti per abbracciare questo cambiamento.

Anna Meli di Cospe, associazione italiana che lavora da dieci anni per promuovere la diversità culturale nei media, segnala che sin dagli anni Novanta Cospe ha analizzato l’importanza del ruolo dei media per costruire una società, coesa e solidale, e non divisa che rispecchiasse i cambiamenti in corso. Sin dall’inizio Cospe ha eseguito i monitoraggi quotidiani della stampa e delle televisioni “per vedere come venivano rappresentati i cittadini non comunitari nel nostro paese. E la cosa che ancora mi sorprende è che a distanza di tanto tempo le analisi più recenti fatte da molte università non danno un quadro molto diverso da quello che si presentava più di dieci anni fa. Una rappresentazione parziale, soprattutto. Parziale. Non corretta. Un linguaggio non adeguato. Soprattutto un’assenza totale della voce dei protagonisti. Non esisteva la voce dei migranti. Non esiste purtroppo ancora.”

L’azione di Cospe si è sviluppata su due binari, continuando la protesta come cittadini e società civile che non ricevono corretta informazione ma anche studiando la presa di parola diretta dei migranti attraverso lo studio e l’analisi dei media multiculturali, strumenti informativi promossi direttamente dai cittadini immigrati, ai quali anche i giovani, di cosiddetta seconda generazione, si riferivano come agli unici spazi disponibili per poter esprimere il loro pensiero e la loro voce. Da qui l’accompagnamento, la promozione e il sostegno dei giornalisti stranieri attraverso le possibilità offerte dalle progettazioni italiane ed europee che permettono di sostenere incontri, predisporre strumenti, entrare in contatto, e facilitarlo sempre di più, con realtà come la federazione nazionale della stampa sullo sfondo di una congiuntura favorevole quale è stata la nascita della Carta di Roma. Fondamentale è stato anche il ruolo particolarmente attento del presidente della Fnsi che ha “un buon ascolto rispetto a queste tematiche e alla voglia di non aver un impegno solo formale sui temi della diversità culturale ma un impegno sostanziale. Credo che la nascita dell’associazione ANSI rappresenti innanzitutto la volontà dei promotori e credo che, come gruppo, rappresenta la voglia di protagonismo diretto degli immigrati. E su questo troveranno sempre un alleato nel Cospe che su questo ha lavorato da anni per cerare di promuovere un protagonismo senza tutori.”

Nel pomeriggio per “L’Associazione Nazionale Stampa Interculturale nel contesto europeo. Esperienze a confronto” sono state presentate due esperienze. Sono intervenuti Gustavo Franco Cruz della Secretaria de Mitjans de l’Immigració – Sindicat de Periodistes de Catalunya (Spagna) e Marjan Parvand di Neue Deutsche Medienmacher (Germania).

Roberto Natale, presidente del Fnsi, trattenuto a Roma nella mattinata per ragioni legate ad una riunione con il sottosegretario della Presidenza del Consiglio sul sistema dei tagli all’editoria, arriva per i lavori del pomeriggio.

Dopo i ringraziamenti, non di rito, a tutte e a tutti coloro che hanno reso possibile la festa per la nascita dell’ANSI e afferma: ” Ce n’era bisogno. Il sindacato lo avrebbe dovuto fare anche in tempi normali: riconoscere un ruolo specifico ai colleghi che sono venuti a lavorare in Italia dall’estero. Tanto più ce n’è bisogno in questi tempi che sta attraversando la società italiana.” Natale si riferisce alla prima iniziativa proposta dall’Osservatorio dalla Camera dei Deputati ovvero la presentazione della ricerca “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti” sui temi della xenofobia e del razzismo realizzata da Swg.

“La ricerca ci prende per la giacca e ci fa riflettere.” Tra i fattori che scatenano l’intolleranza tre su quattro rivelano che “facciamo troppo spesso male il nostro lavoro oltre ad un’informazione che esalta ed enfatizza la singola notizia negativa senza dare i dati complessivi.” Natale cita a questo punto Marco Binotto, Professore all’Università La Sapienza alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e uno dei collaboratori del Professor Morcellini, e presente in sala, definendolo uno dei motori dell’Osservatorio nato dalla Carta di Roma. “A dicembre insieme a loro abbiamo presentato una ricerca, i dati sono riferiti al 2008 ma non abbiamo motivo di sperare che in un anno e mezzo la situazione sia cambiata, il modo in cui la nostra informazione parla delle questioni dell’immigrazione è quasi esclusivamente negativa. Solo per associarla a problemi di sicurezza, a problemi di criminalità, a problemi di cronaca giudiziaria. Non possiamo poi stupirci se i ragazzi italiani (ma anche gli adulti, aggiungerei, ndr) hanno robuste tentazioni razziste o xenofobe e considerano come primo problema il numero di immigrati che delinque. Perché il dato per cui la delinquenza tra gli immigrati è sostanzialmente simile alla delinquenza tra i cittadini italiani noi non glielo abbiamo mai dato, non l’abbiamo mai fornito.
E allora dobbiamo sentirci chiamati in causa.”
“C’è un enorme lavoro culturale e professionale da fare per tutti insieme provare a cambiare il giornalismo italiano: un lavoro di formazione. L’ANSI lo ha scritto nelle sue ragioni costitutive. Fino ad arrivare a cambiare anche le presenze e le percentuali nelle nostre redazioni.”

La sintesi e le conclusioni della giornata sono state mirabilmente restituite dal prezioso contributo di Ed Klute di On Line / More Colour in the Media.

Stefano Tallìa ha citato più volte nei suoi interventi il fatto che Redattore Sociale abbia deciso di non impiegare più il termine clandestino (10 novembre 2008) e, lo ricordo, si trattava dell’adesione di Dire e Redattore Sociale alla campagna “Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)” lanciata da “Giornalisti contro il razzismo” – il 29 luglio 2008.

Da GCR veniva la richiesta, rivolta a chi fa informazione, di assumere due impegni che anch’io ho sottoscritto: l’impegno a non usare alcune parole (clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomadi, zingari) e a partecipare ad una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Ho siglato il mio impegno il 14 luglio 2008, reso pubblico sul blog http://www.liberostile.blogspot.com, recapitando due lettere aperte. Una al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta, con oggetto: “lettera aperta per sollecitare l’apertura di una riflessione e di una discussione all’interno dell’Ordine dei giornalisti della Valle d’Aosta sul ruolo dei media nel trattamento dell’informazione rispetto all’intolleranza e al razzismo.”, a cui non ho ricevuto risposta.

Ho consegnato una seconda all’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea, di cui sono socia e presso il quale studio, con oggetto: “lettera aperta per sollecitare l’apertura di una riflessione e di una discussione all’interno dell’Istituto storico rispetto all’intolleranza e alla recente forma di schedatura etnica di Rom e Sinti.
Ho ricevuto una risposta la cui complessità rende improbabile qualsiasi restituzione e/o sintesi.
Il materiale, non riservato, è agli atti ed è consultabile da chiunque lo ritenesse opportuno.

… salvo errori e distrazioni non mi pare di aver visto nessun giornalista appartenente all’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta qui alla presentazione nazionale dell’ANSI.

Con rispetto
Silvia Berruto
giornalista pubblicista freelance aderente a giornalisti contro il razzismo
fotoreporter freelance_TAU VISUAL Milano

Riproduzione riservata

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Feb
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MANIFESTAZIONE 1 MARZO 2010. Un’alleanza per la democrazia

COMUNICATO STAMPA

MANIFESTAZIONE 1 MARZO 2010
“Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”

Si è tenuta ieri a Roma, presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), la Conferenza Stampa di presentazione nazionale della manifestazione 1 Marzo 2010 “Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”, espressione dell’Alleanza con la Locride e la Calabria, a cui hanno aderito ad oggi 720 enti e più di 3000 persone in tutta Italia.
Il presidente del Consorzio Sociale GOEL, Vincenzo Linarello, il presidente delle ACLI – Andrea Olivero ed altri rappresentanti delle Cabine di Regia che governano l’Alleanza, tra cui ICEA e Movimento Rinascita Cristiana, hanno presentato l’iniziativa, divenuta ormai un appuntamento fisso di mobilitazione di una rete che non si ferma ai confini della Calabria, ma che vuole coinvolgere attivamente tutta la nazione, con azioni concrete e programmate, contenute nel Manifesto dell’Alleanza.
Dopo il 1 Marzo 2008 a Locri ed il 1 Marzo 2009 a Crotone, giunta alla sua terza edizione, la Manifestazione 1 Marzo si svolgerà a Reggio Emilia, città in cui l’Alleanza ha una forte e radicata presenza e che si è distinta per un chiaro impegno di lotta contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta e delle massonerie deviate.
A Reggio Emilia si è infatti costituito il Comitato Organizzativo Festa 1 Marzo a Reggio Emilia, allo scopo di sensibilizzare i cittadini anche attraverso un Osservatorio Civico Antimafie. Vi hanno aderito singoli cittadini, organizzazioni e istituzioni, tra cui il Comune di Reggio Emilia, la Provincia di Reggio Emilia, la Regione Emilia Romagna.
E’ stato presentato il programma della manifestazione, che già nei giorni 27 e 28 febbraio prevede una serie di appuntamenti in preparazione dell’evento, che culminerà il 1 Marzo con un corteo pubblico per le vie cittadine, con momento finale che vedrà gli interventi dal palco dei rappresentanti delle cabine di regia, composte dagli enti di livello nazionale e regionale che hanno aderito all’Alleanza.
Tra gli altri appuntamenti, la sera del 27 febbraio vi sarà una Veglia di Preghiera Ecumenica per la Libertà e la Democrazia, contro la ‘ndrangheta ed i poteri occulti, mentre la sera del 28 Febbraio grande concerto in Piazza.
Roma, 11.02.2010
Ufficio Stampa Consorzio Sociale GOEL
Tel/fax 0964.419191 – cell: 340.0920981
10
Feb
10

Scuola, biblioteca e agorà in Collettivamente memoria 2010. Il senso di un progetto culturale sperimentale

Dedicato a Ida Désandré

La scuola.
La biblioteca.
La piazza (agorà).
Sono luoghi di proprietà e di responsabilità collettiva della cittadinanza allargata.
Per questa ragione, quest’anno, Collettivamente memoria è andata a scuola, in biblioteca, e poi, collettivamente e trasversalmente, in piazza.
Per iniziare, non per portare a termine, un percorso collettivo, in luoghi collettivi, alla ricerca di altri spazi e di altri tempi di più ampia collettività.
E di storia.
Mi avevano persuasa di questa necessità le preziose sollecitazioni contenute in un articolo di Enzo Collotti apparso su Manifesto il 10 febbraio 2009, a cui rimando, intitolato “Smemorati a Trieste” in cui egli ricordava, in merito al Giorno della Memoria, “la destinazione prevalente ma non certo esclusiva del lavoro con e nelle scuole, e che (ndr) tornare alla metrica originaria appare assolutamente necessario” ribadendo così la necessità di tornare alla storia.
Per evitare il rischio della ritualizzazione e di indebite attualizzazioni tornare alle radici storiche è imprescindibile così come improbabile è “lo strano equilibrismo di chi, andando a Trieste, vuole andare insieme a San Sabba e alle foibe, perché mescolare due occasioni così distinte non aiuta a fare l’indispensabile operazione di distinguere”. E in chiusa: “[…] contro l’omologazione secondo la quale ogni cosa è uguale a un’altra che, oltretutto, è la via diretta per alimentare l’indifferenza.”
E ancora Paolo Rumiz, citato da Boris Pahor in “Tre volte no. Memorie di un uomo libero”, mi conforta. Dice Pahor:” Ha ragione Paolo Rumiz quando dice che l’Italia è l’unica nazione europea che ha ben due giorni dedicati alla Memoria, ma è anche l’unica a servirsene non per chiedere scusa ma per esigere scuse.”
Dopo essere tornati alla storia è necessario leggere il presente con lucidità e percepire la pericolosità di analogie, contenuti e culture del passato, non per stabilire errate e supposte coincidenze con fatti accaduti, ma per non doversi mai dire “Distratti dalla libertà” (Lorenzo Guadagnucci, coedizione Consorzio Altra Economia edizioni e Editrice Berti, 2003).
Per onestà intellettuale ricordo che il progetto culturale Collettivamente memoria è iniziato nel 2008 all’Espace populaire, in Espace Memoria, per un Giorno della Memoria davvero speciale.
Intanto perché il 27 cadeva di domenica ed è noto che gli spazi istituzionali sono spesso chiusi nei giorni festivi, e su questo si dovrà, probabilmente, prima o poi iniziare a riflettere, e Ida Désandré non avrebbe ricevuto alcun invito, per quel giorno, a quanto ne so.
Speciale perché ricordo che tutti gli (amici) intellettuali intervenuti, tra cui la giovane regista Michela Cane, Carlo Ottino e Lucio Monaco, per la presentazione di “La parola libertà. Ricordando Ravensbrück” di Anna Cherchi e per stare con Ida, erano riusciti a coinvolgere Ida e il pubblico in uno di quei rari momenti di storia e memoria, in cui solo un’azione e una compassione, culturali e politiche, possono garantire di eludere tutti i rischi di ritualizzazione.
Ma per produrre cambiamento bisogna muovere e smuovere, provocare e agire forme di partecipazione altre, credo in spazi culturali sempre diversi ma sempre più collettivi tra i quali quest’anno ho ritenuto la biblioteca, la scuola e la piazza con un programma culturale, sempre sperimentale ma in progress e in prospettiva: verso il futuro, verso il passato ma anche nel presente.
Per questo CM 2010 propone una prima assoluta in uno spazio culturale pubblico collettivo valdostano: la proiezione integrale di Shoah, il capolavoro di Claude Lanzmann, una prima, indimenticabile per tutti, quale vorrei che fosse la lettura collettiva della Costituzione Italiana, la memoria come impegno contro il razzismo secondo e a cura di Giornalisti contro il razzismo, la scelta di accompagnarsi a giovani studenti nel tentativo di opporre a facili silenzi e a posizioni allineate il dovere di ricordare, di testimoniare e di opporsi a leggi anticostituzionali.
Per me sarà certamente indimenticabile perché si comincerà la lettura collettiva della Costituzione Italiana proprio in Biblioteca regionale, coi piccoli cittadini dai quattro agli otto anni, il prossimo 11 marzo.
A chi si domanda – come fa chi è coinvolto, in prima persona in quanto sopravvissuto e testimone, agenzia educativa o attivista che sia, come lo fa, ogni anno, anche Ida Désandré, mi pare con peso sempre maggiore – quale sia il senso e se serva ancora (a soli dieci anni dalla nascita della legge che lo sancisce!) il Giorno della Memoria, rispondo che in molti hanno creduto in CM 2010 e grazie al lavoro di molti è possibile la sua realizzazione.
Ad oggi, i dati parziali confermerebbero la mia tesi: sarebbero circa 400 le persone tra cui studenti, insegnanti, cittadini – che hanno partecipato a CM 2010.
Per onestà intellettuale so che tutti gli spazi democratici e collettivi e tutte le persone democratiche e antifasciste insieme alle agenzie educative, e non, presenti sul territorio devono imparare a lavorare insieme per agire collettivamente non solo memorie.
Al più presto.
Per questo la chiamata a raccolta per la lettura collettiva della costituzione in piazza il 25 aprile 2010 è così importante e fondante: perché collettiva.
Per storia.
Per memoria.

Silvia Berruto, antifascista




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