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11
Nov
19

LIBERATI ma NON LIBERI. Dedicato a Liliana Segre

Wissen macht frei  (Italo Tibaldi)

 

Dal giorno della Memoria alla memoria di tutti i giorni.

Questo il passaggio di consapevolezza collettiva che auspicava il maestro e amico Italo Tibaldi.

Deportato politico – un triangolo rosso – a sedici anni, sopravvissuto al campo di Mauthausen-Ebensee, liberato (ma mai più libero), ”tornato” a casa, Italo ha passato tutto il resto  della sua (R)esistenza successiva a ricostruire la Transportliste dei 44.000 donne e uomini Italiani deportati nei campi nazisti.

Il monito della sua appassionata e convinta volontà di accompagnamento politico storico e culturale di coloro che si sono relazionati con lui fossero ricercatrici e ricercatori, studiose e studiosi, studentesse e studenti – la sua casa era sempre aperta e il suo tempo sempre generosamente “dedicato”  e dispensato a chi voleva conoscere, è stato, non a caso, Wissen macht frei.

Perché tutti, ma soprattutto i giovani, non portassero il cervello all’ammasso e imparassero il deuteroapprendimento (imparare ad imparare) e ad argomentare.

A fare storia e memoria.

Riconoscendo Storie e Memorie.

Non necessariamente (se mai e quando mai potessero esserlo) condivise.

Con onestà intellettuale.

Tibaldi esortava a restare ben ancorati alla Storia – studiandola, conoscendola e dominandola – , diceva di vivere da protagonisti dentro la stessa, senza lasciare spazio ai revisionisti e ai negazionisti, munendosi di quella “valigia degli attrezzi” che solo una formazione permanente, individuale e collettiva, può garantire.

Ai giovani devo un messaggio di speranza e di fiducia nei più alti valori umani. Insieme, giovani di ieri e di oggi, TUTTI TESTIMONI, siamo impegnati in una nuova Resistenza contro la cultura della riduzione, del revisionismo e dell’oblìo …”

(Dall’orazione di Italo Tibaldi al monumento italiano, Mauthausen 18 maggio 2008)

 

Per una cultura e una conoscenza che sole rendono liberi.

 

Ma contro l’oblìo è necessario fare storia e memoria: la memoria di tutti i giorni.

E se “Ricordare vuol dire non morire”, come ricorda Kriton Athanasulis, cosa vuol dire non morire ?

Vuol dire rendere immortale chi è stata/o deportata/o per quello che era e non per qualcosa che aveva commesso e non è tornata/o.

Come ?

Con Italo Tibaldi:

[…]

” … i campi per politici

… campi di eliminazione

… campi nei quali abbiamo … visto tutti i nostri compagni …

che purtroppo non sono tornati …

non abbandonati a se stessi perché non è giusto dire così …

forse hanno vinto anche loro …

quando abbiamo vinto noi tornando a casa …

se abbiamo continuato a fare il nostro dovere.”

Con Kriton Athanasulis: “Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz”.

Uno dei nostri doveri metodologici oggi potrebbe essere quello di mettere in primo piano la Storia, per capire la Shoah e per farla comprendere a chi non studia, nella prospettiva suggerita dallo storico Walter Barberis, docente di metodologia della ricerca storica all’Università di Torino: solo la storia si propone e dovrebbe “risolvere il caso, identificare i colpevoli, svelarne i moventi, spiegare ciò che è avvenuto, come e perché”.

Un secondo atto metodologico potrebbe consistere nel dare il giusto riconoscimento agli osservatori e alle commissioni, antenne e strumenti irrinunciabili per analizzare, misurare e restituire lo stato delle cose, i fenomeni di violenza intolleranza razzismo antisemitismo e istigazione all’odio, al fine di contrastarne le derive.

La Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza proposta dalla Senatrice a vita Signora Liliana Segre è stata approvata dal Senato nella seduta del 30 ottobre scorso con una mozione approvata con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni tutte provenienti dai banchi del centro destra.

La Commissione ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e il controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o  gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche e psichiche.

Ha una funzione propositiva, di stimolo e di impulso nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale. Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all’odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale.

La Commissione svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale. A tal fine la Commissione: a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale: 1) normative statali, sovranazionali e internazionali; 2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche; 3) dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech; b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi, nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di hate speech; c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo; la Commissione, quando necessario, può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 48 e 48-bis del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento; entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull’attività svolta, recante in allegato i risultati delle indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate; la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca.

Le compagini e le “agenzie” di propaganda e di reclutamento che sull’anonimato del web basano la diffusione dei contenuti della loro Weltanschauung e delle loro azioni di hate speech e hate crimes non possono che essere preoccupate e ovviamente contrarie alla Commissione. La loro matrice “politica” è nota ed è da presumersi che dovrebbe esserlo anche alle forze dell’ordine oltreché alla polizia postale.

L’idea della creazione della Commissione, una buona pratica, ha scatenato irricevibili manifestazioni di odio verso la Senatrice a vita Liliana Segre, prima firmataria, personalizzandone in modo errato l’istituzione. Essa indagherà sull’odio razziale e antisemita che riguarda tutti i cittadini italiani non solo gli Ebrei Italiani. In un’Italia che non disconosce i gruppi di estrema destra e non li delegittima e in un’Europa che non ha completato il processo di unificazione politica e in cui la tensione è alta e gli episodi antisemiti continui. Ricordo qui in Danimarca, tra la notte del 9 e 10 novembre anniversario della Notte dei cristalli (1938), sono state profanate con graffiti antisemiti. 84 lapidi nel cimitero ebraico di Randers.

Nel mondo l’aumento di episodi di antisemitismo, secondo uno studio dell’Università di Tel Aviv, è restituito da dati inequivocabili: la crescita di episodi violenti, dati 2018, era stata del 13% in tutto il mondo, passando da 342 a 387.

Nei primi nove mesi di quest’anno, secondo le denunce in Italia, gli episodi sono stati 190, il 70 % dei quali su  Internet.

– continua –

 

Silvia Berruto, amica e persuasa della Nonviolenza

® Riproduzione riservata

21
Set
19

PER ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN NOI RICORDEREMO. 25 anni (dopo l’esecuzione dei due reporter) senza VERITA’

Dedicato alle lettrici e ai lettori di Trascend Media Service

 

Per non dimenticare Ilaria
Festivaletteratura,
Mantova 4 settembre 2019

 

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NOI RICORDEREMO, anche se, di tanto in tanto, qualcuno preferisce che noi dimentichiamo … NOI RICORDEREMO.

 

Queste le parole con cui Marcello Fois, scrittore e sceneggiatore del film Ilaria Alpi, il più crudele dei giorni (2003), per la regia di Ferdinando Vicentini Orgnani, ha chiuso il suo contributo-ricordo-attio e impegno civile permanente per la ricerca della verità sulla morte della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

A 25 anni dal loro omicidio – un’esecuzione – avvenuto a Mogadiscio (Somalia) il 20 marzo 1994 ancora non c’è la verità giudiziaria. Venerdì 20 settembre 2019 c’è stata una nuova richiesta di archiviazione.

 

 

 

Questa è la storia di due giornalisti che amavano il loro mestiere e sapevano farlo bene e che volevano farlo fino in fondo: per la gente, per la verità e per la giustizia e che nel fare questo sono morti.
( Carlo Lucarelli )

Così si è aperto l’omaggio a Ilaria e Miran nella serata di storia, memoria e di impegno civile proposta dal Festivaletteratura di Mantova.

E’ seguita la proiezione del video della parte iniziale della notizia della loro morte data in diretta da Flavio Fusi in un’edizione straordinaria del Tg3 del 20 marzo 1994 il cui testo apre anche il volume La strada di Ilaria di Francesco Cavalli che, insieme a Gigliola Alvisi, a Marcello Fois, a Stefano Boccafoglia e a Giorgio Signoretti hanno fatto storia e memoria, mercoledì 4 settembre presso il Museo Diocesano, per non dimenticare Ilaria.

La strada di Ilaria svela la direzione da prendere. Racconta che solo col cammino si raggiunge, non solo la meta, ma la verità. Passo dopo passo. La strada può’ occultare. Ma non nascondere.
[…]
Una strada, 400 chilometri dritti dritti che solcano il deserto somalo. Non c’è nulla. Eppure si cerca. Ilaria ci è andata, ha percorso quei 400 chilometri con un’intuizione in testa.
[…]
Vorrebbero farci dimenticare quella Strada. Ci raccontano che quel 20 marzo 1994 non è successo niente. E’ stato un semplice incidente. Lei poi era andata a fare una vacanza al mare, sull’Oceano. Quale verità, quale strada. Non c’è nulla da raccontare. Smetterla.

(Estratti. Dall’introduzione di Angelo Ferrari)

 

Il contributo di Gigliola Alvisi alla serata si sviluppa nel resoconto sintetico di alcuni interventi effettuati nelle scuole oltre che nella narrazione della storia della giornalista raccontata in Ilaria Alpi. La ragazza che voleva raccontare l’inferno.
Alle pagine 129-132 si trova il testo integrale della notizia data in diretta da Flavio Fusi che è assolutamente da rileggere.

Alle immagini video proiettate è seguita la giustapposizione di Mal d’Africa (Ilaria, Miran e i sentieri delle banane), la canzone scritta da Stefano Boccafoglia di Scraps Orchestra per Ilaria e Miran nel 2003.

La musica si è inserita in progress sino a diventare protagonista di una riflessione altra. Scandisce il ritmo serrato della narrazione in continuità con lo stile della narrazione precedente, senza soluzione di continuità, a prolungarne la tensione e il pathos, in una nuova narrazione ancor più straziante e commovente.

 

Ho pianto.

 
NON TACERE – inchiesta scritta in forma di orazione civile, da Mariangela Gritta Grainer, presidente dell’associazione Ilaria Alpi, e componente della Commissione bicamerale di inchiesta sulla cooperazione con i paesi in via di sviluppo – definita l’archivio vivente della vita di Ilaria impossibilitata ad essere presente a Mantova – è stato poi citato e sintetizzato a più riprese dai relatori.

Contiene 139 volte l’espressione, in grassetto, Si sa.
Sintesi dell’iter giudiziario comprensivo delle informazioni, dei documenti, delle fonti che smontano le ipotesi di un tentativo di sequestro o di rapina finiti male.
Con i depistaggi, le contraddizioni e le connivenze che hanno costellato il caso è un documento imperdibile, è assolutamente da leggere.

 

Due giorni fa è stato conferito alla Fondazione Murialdi Roma l’ARCHIVIO della giornalista di RAI 3.

 

Una nuova richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma è arriva in aula ieri mattina.
Contro la richiesta di archiviazione ieri è stato organizzato un presidio a Piazzale Clodio (Roma) davanti al Tribunale alla presenza di FNSI (Federazione nazionale stampa italiana), l’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai), il Comitato di redazione del Tg3, Articolo 21, Libera, Libera Informazione, Amnesty International Italia, Ordine dei giornalisti del Lazio, la Rete NoBavaglio.
Per dire #NoiNonArchiviamo.

Non archiviare, è un dovere e anche un diritto per tutti i cittadini.
[ … ]
“La verità è l’unica forma di giustizia possibile. E’ la verità che fa giustizia.”
#NoiNonArchiviamo

 
Silvia Berruto

 

® Riproduzione riservata

 

 

NOI NON ARCHIVIAMO ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN
RADIORADICALE

 

PRESIDIO GIORNALISTI DAVANTI AL TRIBUNALE    RAINEWS

A VENTICINQUE ANNI DALL’ASSASSINIO DI ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN: #NoiNonArchiviamo

 

20
Set
19

PER ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN NOI RICORDEREMO. 25 anni (dopo l’esecuzione dei due reporter) senza VERITA’

Per non dimenticare Ilaria

Festivaletteratura, Mantova 4 settembre 2019

 

 

NOI RICORDEREMO, anche se, di tanto in tanto, qualcuno preferisce che noi dimentichiamo … NOI RICORDEREMO.

Queste le parole con cui Marcello Fois, scrittore e sceneggiatore del film Ilaria Alpi, il più crudele dei giorni (2003), per la regia di Ferdinando Vicentini Orgnani, ha chiuso il suo contributo-ricordo-attio e impegno civile permanente per la ricerca della verità sulla morte della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

A 25 anni dal loro omicidio – un’esecuzione – avvenuto a Mogadiscio (Somalia) il 20 marzo 1994 ancora non c’è la verità giudiziaria oggi 20 settembre 2019 in aula una nuova richiesta di archiviazione.

 

 

Questa è la storia di due giornalisti che amavano il loro mestiere e sapevano farlo bene e che volevano farlo fino in fondo: per la gente, per la verità e per la giustizia e che nel fare questo sono morti.

( Carlo Lucarelli )

 

Così si è aperto l’omaggio a Ilaria e Miran nella serata di storia, memoria e di impegno civile proposta dal Festivaletteratura di Mantova.

E’ seguita la proiezione del video della parte iniziale della notizia della loro morte data in diretta da Flavio Fusi  in un’edizione straordinaria del Tg3 del 20 marzo 1994 il cui testo apre anche il volume La strada di Ilaria di Francesco Cavalli che, insieme a Gigliola Alvisi, a Marcello Fois, a Stefano Boccafoglia e a Giorgio Signoretti hanno fatto storia e memoria, mercoledì 4 settembre presso il Museo Diocesano, per non dimenticare Ilaria.

La strada di Ilaria svela la direzione da prendere. Racconta che solo col cammino si raggiunge, non solo la meta, ma la verità. Passo dopo passo. La strada può’ occultare. Ma non nascondere.

[…]

Una strada, 400 chilometri dritti dritti che solcano il deserto somalo. Non c’è nulla. Eppure si cerca. Ilaria ci è andata, ha percorso quei 400 chilometri con un’intuizione in testa.

[…]

Vorrebbero farci dimenticare quella Strada. Ci raccontano che quel 20 marzo 1994 non è successo niente. E’ stato un semplice incidente. Lei poi era andata a fare una vacanza al mare, sull’Oceano. Quale verità, quale strada. Non c’è nulla da raccontare. Smetterla.

(Estratti. Dall’introduzione di Angelo Ferrari)

 

Il contributo di Gigliola Alvisi alla serata si sviluppa nel resoconto sintetico di alcuni interventi effettuati a scuola oltre che nella narrazione della storia della giornalista raccontata in Ilaria Alpi. La ragazza che voleva raccontare l’inferno.

Alle pagine 129-132 si trova il testo integrale della notizia data in diretta da Flavio Fusi che è assolutamente da rileggere.

Alle immagini video proiettate è seguita la giustapposizione di Mal d’Africa (Ilaria, Miran e i sentieri delle banane), la canzone scritta da Stefano Boccafoglia di Scraps Orchestra per Ilaria e Miran nel 2003.

La musica si è inserita in progress sino a diventare protagonista di una riflessione altra. Scandisce il ritmo serrato della narrazione in continuità con lo stile della narrazione precedente, senza soluzione di continuità, a prolungarne la tensione e il pathos, in una nuova narrazione ancor più straziante e commovente.

Ho pianto.

NON TACERE – inchiesta scritta in forma di orazione civile, da Mariangela Gritta Grainer, presidente dell’associazione Ilaria Alpi, e componente della Commissione bicamerale di inchiesta sulla cooperazione con i paesi in via di sviluppo – definita l’archivio vivente della vita di Ilaria impossibilitata ad essere presente a Mantova – è stato poi citato e sintetizzato a più riprese dai relatori.

Contiene 139 volte l’espressione, in grassetto, Si sa.

Sintesi dell’iter giudiziario comprensivo delle informazioni, dei documenti, delle fonti che smontano le ipotesi di un tentativo di sequestro o di rapina finiti male.

Con i depistaggi, le contraddizioni e le connivenze che hanno costellato il caso è un documento imperdibile, è assolutamente da leggere.

Ieri è stato conferito alla Fondazione Murialdi Roma l’ARCHIVIO della giornalista di RAI 3.

Una nuova richiesta di archiviazione arriva in aula questa mattina.

E’ in corso a Piazzale Clodio un presidio contro la richiesta di archiviazione.

 

Non archiviare, è un dovere e anche un diritto per tutti i cittadini.

[ … ]

“La verità è l’unica forma di giustizia possibile. E’ la verità che fa giustizia.”

 

#NoiNonArchiviamo

 

 

Silvia Berruto

 

 

 

® Riproduzione riservata

12
Ago
19

A SANT’ANNA DI STAZZEMA, PENSANDO (ANCHE) AI FRATELLI MORTI NEL MEDITERRANEO

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Help. Installazione di Carlo MOLINERO. © (?) Photo Lorenzo Guadagnucci, 12.09.2019

 

Vaccareccia, 12 agosto 2019

La Resistenza oggi si chiama nonviolenza,                                                                                                                  La Liberazione oggi si chiama disarmo 

 

Oggi, 12 agosto 2019 all’alba, alla Vaccareccia – frazione di Sant’Anna di Stazzema – il gruppo dei camminanti, partecipante alla tredicesima edizione della Camminata per la Pace, si è ritrovato attorno all’installazione HELP di Carlo Molinero.

 

A SANT’ANNA DI STAZZEMA, PENSANDO (ANCHE) AI FRATELLI MORTI NEL MEDITERRANEO

Lunedì 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema ci ritroveremo all’alba, in località Vaccareccia, per partecipare a un’installazione artistica di Carlo Molinero.

Si intitola “HELP. Hommage aux frères migrants mort en mer”.

Leggeremo e ascolteremo dei versi.

Sarà un momento di raccoglimento e di riflessione, un’occasione per meditare sul valore variabile della vita umana, sul senso di giustizia e di uguaglianza, sulle lezioni che ci arrivano dalle pagine più nere della storia del ‘900.

Sant’Anna di Stazzema è un luogo speciale, un luogo che non lascia indifferenti e quindi può aiutarci a pensare in profondità, come altrimenti non faremmo. Raccoglierci attorno ad “HELP”, proprio a Sant’Anna di Stazzema, e proprio alla Vaccareccia, uno dei luoghi dell’eccidio, è un’occasione per avanzare nella ricerca di un senso concreto e attuale per ciò che chiamiamo memoria.

Tutti sono invitati a partecipare. L’installazione rimarrà sul posto per tutta la giornata del 12 agosto. A conclusione della Camminata per la pace Monte Sole – Sant’Anna di Stazzema 2019, è il nostro modo di onorare la ricorrenza.

 

HELP
Hommage aux frères migrants morts en mer

In tutte le migrazioni, in tutte le guerre, i morti sono seppelliti.

Sotto cumuli di pietre, dentro fosse comuni, o coperti dalla neve, come i soldati italiani durante la ritirata dal fronte russo nel ’42-’43.

Nei genocidi invece si cerca di fare sparire i corpi.

E’ successo in Turchia con gli armeni, nei gulag sovietici, in Bosnia e nei campi di sterminio nazisti…

Come se fare sparire i corpi potesse in qualche modo assolvere gli assassini.

Questo vuol dire che dobbiamo dare il vero nome a ciò che succede oggi nel Mediterraneo, un mare divenuto cimitero senza lapidi né bare, un mare che ha inghiottito corpi da dimenticare.

Genocidio.

A Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944 furono trucidate centinaia di persone, lasciate con noncuranza sul terreno, nelle case, dentro le stalle, davanti a una chiesa.

Furono uccise, quelle persone, senza riguardo e senza rimorso. Per i carnefici erano non-persone, corpi di seconda classe da eliminare e dimenticare.

Contano, tutti i carnefici, di annegare i corpi in quel mare immateriale che corrode moralmente e rende impotenti: il mare dell’indifferenza.
Il mare Mediterraneo e non Mediterraneo dell’indifferenza.

 

 

Leggi:

Da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema. Una camminata per la pace                                                                      6/7-12 agosto 2019

“La pace è ogni passo” *                                                                                                                                               “Non vi è alcuna strada che porta alla pace: la pace è la via” ** 

 

 

Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza

 

 

® Riproduzione riservata

 

 

 

09
Ago
19

Da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema. Una camminata per la pace 6/7-12 agosto 2019

La pace è ogni passo (Thich Nhat Hanh)

“Non vi è alcuna strada che porta alla pace: la pace è la via” (Gandhi)

 

Camminare come azione nonviolenta.

Come atto agito in consapevolezza: fra storia e memoria.

Anche atto politico.

Atteggiamento a pensiero e impatto anche nonviolento: portatore di Nonviolenza.

Una camminata in cui la pace è la cifra di partenza e di arrivo – mezzo e fine – per nuove ripartenze. Per un andare interiore permanente, individuale e collettivo, che si autointerpreta e si invera attraverso il NOI in cui il camminare e la riflessione sono forme di empowerment collettive, a ricaduta collettiva allargata: dai partecipanti sino a tutte e a tutti coloro che non possono concretamente partecipare alla camminata.

Da Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema, “piccole capitali morali d’Italia”, così le definisce Lorenzo Guadagnucci uno dei camminatori e autore del report quotidiano in onda ogni sera sulla web-radio Radio Francigena, la voce dei cammini alle ore 20.00, riascoltabile in podcast, da martedì 6 agosto a lunedì 12 agosto.

Un percorso che si snoda sui luoghi degli eccidi nazifascisti dell’estate del 1944.

Per riflettere, per fare storia e memoria, per elaborare risposte possibili e azioni concrete.

Col rifiuto della violenza che di ogni guerra è generatrice, nella visione e in prospettiva di Resistenza, Nonviolenza e Disobbedienza civile (che si può assumere, intendere e vivere con valenza e in prospettiva nonviolenta e plurale), titolo del convegno in svolgimento oggi a Campo Tizzoro.

Un andare necessario sui luoghi della storia che tutti devono conoscere.

Laddove, come ha spiegato Andrea Marchi – per due mandati sindaco di Monzuno esperto di storia locale – nella sua lezione di storia nel bosco nel corso della tappa Monte Sole/Molino del Pallone, la storia può finire.

“Qui la vita non è più tornata.

Dopo la strage, con i suoi 770 morti accertati, la popolazione non è più tornata a Monte Sole.

Infatti oggi chi viene a visitare Monte Sole vede un bellissimo ambiente naturalistico, qualche resto di abitazione, qualche casa ancora in piedi, ma non vede certo una zona abitata.

Secoli di storia che qui ci sono stati e che sono stati anche ricostruiti dai ricercatori, la vita contadina tipica dell’Appennino bolognese e di una zona non lontana da Bologna, sufficientemente lontana per avere dei ritmi propri e che quindi ha avuto un lungo, lunghissimo, percorso, in tre giorni è stata interrotta per non ritornare mai più.

In questo senso la storia può finire. La storia umana può finire.

Poi naturalmente ne comincia un’altra.

Ma è una storia che non ha più continuità con quella precedente”

Luoghi, come ricorda Calamandrei, nei quali bisogna andare e ritornare, se vogliamo continuare a fare storia e memoria. E dove è nata la Costituzione.

Un andare, anche secondo il modo-motto-stile francescano reinterpretato e attualizzato da Alex Langer, nel suo lentius, profundius, suavius.

Da amici e persuasi della Nonviolenza che, col portato che essa propone, intendono costruire futuri possibili e vivibili per tutti.

Nessuno escluso.

Continuando in ciò che è giusto  … consapevoli che la pace è ogni passo.

 

La camminata per la pace è organizzata da ANPI Sezione di Monzuno e Club AIpino Italiano Sez. M. Fantin Bologna, la camminata è “un’esperienza di viaggio e di memoria che unisce i luoghi simbolo della “guerra nazifascista ai civili” del 1944 con il massacro di più di mille persone totalmente inermi: anziani, donne, bambini, neonati e la distruzione di ogni segno di vita nei borghi che abitavano o dove si erano rifugiati.

La Camminata, guidata attraverso l’Appennino offre ai camminanti, insieme alla scoperta dei luoghi della Linea Gotica, la bellezza dei paesaggi e i segni della lotta partigiana.

Le pause sono occasioni di scambio e riflessione sulla ricerca di strade di Pace nel mondo di oggi e di domani.”

 

Silvia Berruto, antifascista

 

Questo report è il contributo e l’impegno a fare storia e memoria. A cura del progetto culturale Collettivamente Memoria 2019.

In memoria, per storia e memoria, di Monte Sole, Sant’Anna di Stazzema e di tutti i luoghi degli eccidi nazifascisti.

In memoria passata, presente, futura e perenne di tutte le bambine e di tutti i bambini, di tutte le donne e di tutti gli uomini vittime innocenti degli eccidi che questa camminata vuole ricordare.

 

 

0_OK_programma_Camminata_della_pace_19 (trascinato)

 

 

0_OK_programma_Camminata_della_pace_19

® Riproduzione riservata

 

– continua –

27
Apr
19

Per TMS. 25 aprile 2019. aosta. collettivamente memoria e il dovere di non collaborare

Dedicato alle lettrici e ai lettori di Transcend Media Service

Extraits da una censura

 

Lettera aperta

Dalla risposta indirizzata agli organizzatori del 25 aprile 2019 (5 aprile 2019)
In merito alle celebrazioni del 25 aprile 2019 ad Aosta, si ribadisce che, poiché non sono state affrontate collettivamente, in termini storici e culturali, le ragioni della “cancellazione” della lettura del 25 aprile 2017 con spiegazioni plausibili e ricevibili, in una riunione dedicata, alla presenza di chi allora decise di non far eseguire la lettura dei Principi fondamentali dal palco delle autorità alle studentesse e agli studenti, neomaggiorenni, che si erano proposti per la lettura, non è possibile per Collettivamente memoria collaborare all’organizzazione del 25 aprile.
 

 

La vicenda è riassunta nel fascicolo agli atti, inviato via pec in data 24 aprile 2017 al protocollo del Comune di Aosta, a cui si rimanda, per la sintesi e per la comprensione di quanto è avvenuto.

 

Collettivamente Memoria per le suddette ragioni non potrà partecipare né all’organizzazione né alla lettura dei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana ad Aosta il 25 aprile  2019 – idea creativa di proprietà intellettuale dell’omonimo progetto culturale lanciata e realizzata, dal 2010 in poi, non solo ad Aosta – né all’incontro organizzativo da Voi proposto.

 

Ringraziando, il collettivo di Collettivamente memoria augura buon lavoro a tutte e a tutti e un 25 aprile di Liberazione e di Libertà per tutti.
                                                         

 

Con rispetto.
Per il collettivo di Collettivamente memoria,  Silvia Berruto

 

Se una delle parole chiave della/e Resistenza/e è PARTECIPAZIONE, la censura della lettura dei Principi fondamentali della Costituzione Italiana il 25 aprile 2017, si (è) configura(ta) come un atto di potere.
Autoritario.
Come lo è una differenza che intercorre fra democrazia e fascismo: tra una forma culturale e politica inclusiva e una forma culturale e “politica” autoritaria, non autorevole, escludente singoli individui e/o gruppi di persone dal godimento dei diritti fondamentali.
Collettivamente memoria concepisce la memoria come forma di noncollaborazione.

 

A passata, presente e futura memoria dei dedicatari del progetto culturale Collettivamente memoria, maestri autorevoli e amici: Ida Desandré, Anna Cisero e Italo Tibaldi.
A:

Ida Desandré, deportata politica a Ravensbrück, Salzgitter, Bergen-Belsen


Anna Cisero, staffetta partigiana


Italo Tibaldi, deportato politico a Mauthausen e Ebensee.

 

Per il dovere di non collaborare, Collettivamente memoria nel 2018 non ha realizzato alcuna iniziativa culturale ad Aosta e in Valle d’Aosta.

Neppure il Giorno della Memoria, 27 gennaio realizzata a Torino.

 

 

Pietro Polito (responsabile scientifico dell’archivio di Norberto Bobbio e direttore del Centro studi Piero Gobetti di Torino) nell’autografare l’imperdibile saggio Il dovere di non collaborare. Storie e idee dalla Resistenza alla nonviolenza (pubblicato dopo la prima azione di noncollaborazione realizzata da Collettivamente memoria)

ha scritto:
La memoria è la principale forma di non collaborazione nel presente che viviamo.

 

Torino, Centro Studi Sereno Regis, 27.1.2018


A Silvia e ai ragazzi e alle ragazze di Collettivamente memoria
Così è.
Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza

 

In questo blog sul 25 aprile 2017 :

Resistenze oggi. Sul 25 aprile 2017 ad Aosta
22 aprile 2017

 

“Contro la cultura del revisionismo e dell’oblìo” (Italo Tibaldi). Per un 25 aprile 2017 di tutti ad Aosta

Il 25 APRILE DAL 2010 al 2016. Secondo il progetto culturale Collettivamente memoria (CM).

“Resistenze oggi. Sul 25 aprile 2017 ad Aosta”. Pubblicato su Transcend Media Service
25 aprile 2017
28 aprile 1945-28 aprile 2017. In omaggio ad Aosta liberata dal fascinazismo si legge la Costituzione della Repubblica Italiana. In piazza Chanoux. La Festa della Liberazione è di tutte e di tutti
28 aprile 2017
Resistenze oggi. Sul 25 aprile ad Aosta pubblicato da NL/CSSR n.16/2017
29 aprile 2017

 

25 APRILE 2019. Aosta. Collettivamente Memoria e il dovere di non collaborare.
25 aprile 2019

 

® Riproduzione riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

25
Apr
19

25 APRILE 2019. Aosta. Collettivamente Memoria e il dovere di non collaborare.

Lettera aperta

 

Risposta indirizzata agli organizzatori del 25 aprile 2019 (5 aprile 2019)

In merito alle celebrazioni del 25 aprile 2019 ad Aosta, si ribadisce che, poiché non sono state affrontate collettivamente, in termini storici e culturali, le ragioni della “cancellazione” della lettura del 25 aprile 2017 con spiegazioni plausibili e ricevibili, in una riunione dedicata, alla presenza di chi allora decise di non far eseguire la lettura dei Principi fondamentali dal palco delle autorità alle studentesse e agli studenti, neomaggiorenni, che si erano proposti per la lettura, non è possibile per Collettivamente memoria collaborare all’organizzazione del 25 aprile.
 

La vicenda è riassunta nel fascicolo agli atti, inviato via pec in data 24 aprile 2017 al protocollo del Comune di Aosta, a cui si rimanda, per la sintesi e per la comprensione di quanto è avvenuto.
 

Collettivamente Memoria per le suddette ragioni non potrà partecipare né all’organizzazione né alla lettura dei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana ad Aosta il 25 aprile  2019 – idea creativa di proprietà intellettuale dell’omonimo progetto culturale lanciata e realizzata, dal 2010 in poi, non solo ad Aosta – né all’incontro organizzativo da Voi proposto.

Ringraziando, il collettivo di Collettivamente memoria augura buon lavoro a tutte e a tutti e un 25 aprile di Liberazione e di Libertà per tutti.
Con rispetto.

Per il collettivo di Collettivamente memoria,
Silvia Berruto

 

 
Se una delle parole chiave della/e Resistenza/e è PARTECIPAZIONE, la censura della lettura dei Principi fondamentali della Costituzione Italiana il 25 aprile 2017, si (è) configura(ta) come un atto di potere.

Autoritario.

Come lo è una differenza che intercorre fra democrazia e fascismo: tra una forma culturale e politica inclusiva e una forma culturale e “politica” autoritaria, non autorevole, escludente singoli individui e/o gruppi di persone dal godimento dei diritti fondamentali.

 
Collettivamente memoria concepisce la memoria come forma di noncollaborazione.

A passata, presente e futura memoria dei dedicatari del progetto culturale Collettivamente memoria, maestri autorevoli e amici: Ida Desandré, Anna Cisero e Italo Tibaldi.

A:
Ida Desandré, deportata politica a Ravensbrück, Salzgitter, Bergen-Belsen
Anna Cisero, staffetta partigiana
Italo Tibaldi, deportato politico a Mauthausen e Ebensee.

 

 
Per il dovere di non collaborare, Collettivamente memoria nel 2018 non ha realizzato alcuna iniziativa culturale ad Aosta e in Valle d’Aosta.
Neppure il Giorno della Memoria, 27 gennaio realizzata a Torino.

 

Pietro Polito (responsabile scientifico dell’archivio di Norberto Bobbio e direttore del Centro studi Piero Gobetti di Torino) nell’autografare l’imperdibile saggio Il dovere di non collaborare. Storie e idee dalla Resistenza alla nonviolenza

ha scritto:

La memoria è la principale forma di non collaborazione nel presente che viviamo.

Torino, Centro Studi Sereno Regis, 27.1.2018
A Silvia e ai ragazzi e alle ragazze di Collettivamente memoria

 

Così è.

Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza

 

 
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