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AMNESTY INTERNATIONAL e IDEA ROM

Giulia Castellazzi AI Ivrea – Sala Gandhi Centro Studi Sereno Regis (Torino)
22 aprile 2010 – © Photo Silvia Berruto

Vesna Vuletić (a sx) e Ivana Nikolić- Sala Gandhi Centro Studi Sereno Regis (Torino)
22 aprile 2010 – © Photo Silvia Berruto


AMNESTY INTERNATIONAL di Ivrea e IDEA ROM
La conoscenza e il diritto alla base delle idee per una convivenza civile

La convivenza c’è, è un dato di realtà, un segno di civiltà e di scambio che promuove una sana acculturazione fra chi concepisce e vive come una ricchezza l’incontro e la condivisione delle diversità.
All’insegna dei diritti umani e dei doveri comuni in cui tolleranza, rispetto e pari opportunità sono i valori e i contenuti chiave per l’esercizio nonviolento di una cittadinanza inetrculturale e multikulti possibile, già in essere in alcune e non più isolate isole felici, liberi laboratori di cittadinanza allargata dove si decostruiscono, spesso in modo anche contraddittorio, luoghi comuni e pregiudizi per costruire alfabeti e codici di comprensione alternativi.
In uno di questi spazi si è svolto un interessante scambio culturale.
Con questi prerequisiti, uniti all’intenzione di conoscere, di far conoscere i dati sulla violazione dei diritti sui minori e di farsi riconoscere, Amnesty International, sezione di Ivrea, e l’Associazione “Idea Rom” si sono incontrate con la popolazione torinese nella sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis nell’ambito del ciclo di incontri “Cultura di Pace e Nonviolenza: Lavori in Corso”.
Protagoniste le relatrici Giulia Castellazzi respondabile di AI di Ivrea e Ivana Nikolić e Vesna Vuletić, presidentessa, dell’associazione femminile “Idea Rom”.
Giulia Castellazzi ha effettuato una panoramica sui minori e sui diritti violati dei minori con una ricognizione generale sugli avvenimenti che si producono su scala mondiale per restringere progressivamente la prospettiva all’Italia, per giungere, in conclusione, alle violazioni perpetrate sui bambini rom. (A tal proposito mi permetto di rimandare ad un mio contributo pubblicato su Azione Nonviolenta, agosto-settembre 2008 pagine 20-21, http://nonviolenti.org/doc/An_08-09.08.pdf)
E lo ha fatto riferendosi all’appello dei premi Nobel per la Pace che chiedeva un mondo migliore, fatto di nonviolenza, per i bambini rivolgendosi agli Stati, ai governi e alle società civili, perché sviluppassero un mondo di nonviolenza per i bambini.
A più di dieci anni dall’appello e alla fine del “Decennio ONU per una cultura della Nonviolenza”. Educazione alla pace e alla nonviolenza” direi che è sconsolante lo stato delle cose in merito alle numerosissime violazioni dei diritti umani, e in particolare, alle violazioni dei diritti dei minori.
“Uno dei diritti violati che rappresenta la violazione più estrema dei diritti umani è la violazione del diritto alla vita” afferma Giulia.
“La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 stabilisce il diritto alla vita all’articolo 3. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, approvata nel novembre 1989, all’articolo 6 stabilisce che gli Stati debbano riconoscere che ogni minore ha il proprio diritto alla vita.
Ma non sempre questo accade perché ci sono ancora alcuni paesi che mettono a morte i minorenni.
AI ha stimato che dal 1990 sono state 82 le esecuzioni di minorenni (al momento del reato) in 9 paesi: Arabia Saudita, la Cina, la Repubblica Democratica (?, ndr) del Congo, l’Iran, la Nigeria, il Pakistan, lo Yemen, il Sudan e gli Stati Uniti d’America.
Nel 2007 le esecuzioni di minori sono state 14. Nel 2009 sono state 7.
Un’altra grave violazione dei diritti sui minori è l’impiego bambine e bambine nei conflitti: sarebbero circa 250.000 e sarebbero arruolati tanto negli eserciti regolari quanto in quelli irregolari. Le bambine e i bambini sarebbero di età compresa fra i 14 e i 18 anni ma anche di età inferiore, tra i 10 e i 13 anni.
L’arruolamento dei bambini segue all’uso indiscriminato e sproporzionato delle armi leggere, maneggevoli e facili da usare incalza Giulia.
Essi sono più assoggettabili degli adulti, non esigono uno stipendio e raramente disertano. Le bambine e i bambini partecipano ai combattimenti, posizionano le mine e gli esplosivi, fanno ricognizioni, svolgono il ruolo di spie, vengono usati come corrieri o “esche”, impiegati nei lavori domestici.
Per il piacere deviato degli adulti sono impiegate e impiegati come schiave e schiavi sessuali al seguito dei combattenti.
Sui presunti 250.000 arruolati circa il 40% è rappresentato da bambine.
Giulia passa quindi all’analisi delle violazioni dei diritti sui minori in Europa.
Cita i casi della Bulgaria e dell’Albania. Qui sono violati diversi articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Convenzione Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza. In Bulgaria sarebbero violati l’articolo 2, 24, 25, 26 inerenti al diritto alla salute.
In Albania a rischio il diritto ad avere un alloggio adeguato. Violato l’articolo 27 della Convenzione Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Vi è poi un’altra pesante violazione dei diritti dei minori ed è la tratta delle bambine e dei bambini il cui paese di destinazione è l’Italia. La stima attesta a due milioni l’anno le giovani vite con più diritti negati, vittime queste avviate poi al mercato della prostituzione, dell’accattonaggio, del lavoro forzato, con un giro di affari di circa 5-7 miliardi di euro l’anno.
La tratta di esseri umani è la terza fonte di profitto del crimine organizzato internazionale, dopo la droga e dopo le armi.
Un terzo delle donne vittime della tratta che arrivano in Italia sono bambine e ragazze. Hanno cioè meno di diciotto anni.
Altro diritto violato è il diritto all’istruzione.
A questo punto Giulia lancia “un ponte” tra l’azione di AI e l’azione dell’Associazione “Idea Rom” sui diritti dei bambini Rom, taglio e focus insieme della serata.
AI ha studiato la situazione in Slovacchia, Bosnia, la Slovenia e la Croazia rilevando che il diritto all’istruzione dei bambini Rom è sistematicamente violato.
Si va dalla segregazione in scuole per soli Rom ad “internamenti” in classi e scuole speciali dedicate a bambini con speciali e con particolari bisogni educativi.
Ci si trova qui di fronte ad un caso di discriminazione razziale.
Mentre AI col “Progetto scuole sicure” assicura la sicurezza e dunque il diritto allo studio delle bambine, “La risposta sbagliata” è un rapporto lanciato da AI lo scorso 11 marzo 2010, che esprime la convinzione che il Piano Nomadi non sia la risposta corretta ad un fenomeno sociale come è quello dei Rom e dei campi nomadi.
Vesna Vuletić, presidentessa, dell’associazione femminile “Idea Rom” racconta le ragioni della nascita dell’associazione.
“Idea Rom” all’inizio era composta da 11 donne Rom di tutte le etnie: romene, bosniache, macedoni, serbe sottolinea Vesna.
Nata in opposizione ai progetti governativi italiani della presa delle impronte digitali e degli insulti ricevuti (ricordo un insultante copertina di Panorama del 3 luglio 2008: “Nati per rubare” di cui la stampa deontologicamente corretta e intellettualmente onesta chiede scusa) e per contrastarli l’associazione ha messo in campo proposte concrete e costruttive per tutelare le bambine e i bambini Rom.
Le donne dell’associazione si sono messe al lavoro e hanno deciso di progettare loro stesse azioni e progetti concreti per produrre il cambiamento e per trovare soluzioni ai problemi esistenti.
Vesna ha lasciato la parola a Ivana Nikolić, giovane donna dell’associazione, per un contributo storico e culturale sui Rom.
Dopo il necessario e importante excursus storico di Ivana Vesna riprende la presentazione e con determinazione esprime la forza e la dignità di chi lotta per essere riconosciuto e che chiama il riconoscimento e lo svolgersi di alcuni processi “integrazione”.
Per non ipostatizzare due piani, che in quanto tali sono comunque asimmetrici, dal canto mio, preferisco chiamare l’esito di questi processi e il processo stesso semplicemente “convivenza”.
“Idea Rom” ha messo in piedi progetti di mediazione culturale nelle scuole, ma anche nelle case popolari, e progetti di formazione per le maestre. Anzi sono le maestre stesse a chiedere un aiuto congiunto all’associazione in zone come la Falchera in cui vi sono 80/90 alunne e alunni Rom.
Per quanto riguarda l’autonomia dei Rom adulti, Vesna rivendica uno scatto maggiore di determinazione e di assunzione-riassunzione di autonomia da parte dei Rom stessi, sollecita processi corretti e rapporti equilibrati con i servizi per la facilitazione e per la promozione dell’emancipazione reale dei Rom, riconoscendo ruoli e responsabilità precisi oltre al superamento di tutte le prassi di delega che ritardano qualsiasi processo di emancipazione.
L’associazione ha fatto l’importante sforzo di presentarsi alle istituzioni e alla popolazione e in attesa di riposte di merito rispetto ai progetti presentati, e agiti ancora in forma volontaria, l’associazione promuove l’incontro con gli altri.
Vesna auspica di lavorare con gli Italiani per l’obiettivo più importante da raggiungere che è certamente la convivenza pacifica.
Ma per questo chiede diritti: casa, lavoro e istruzione per tutti i Rom, ovvero i diritti riconosciuti universalmente a tutti.

Silvia Berruto, gagé engagée

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