02
Ott
16

2 ottobre. Giornata internazionale della Nonviolenza

Oggi le amiche e gli amici, persuasi della Nonviolenza, sono particolarmente coinvolti.

Agire la nonviolenza a partire dall’affrontare, per risolvere, la propria violenza interiore. A partire da sè.

Per giungere ad un punto che altro non sarà che un obiettivo, una tappa, una transizione da cui trans-ire per continuare.

Spesso sembra di dover ricominciare. Sempre quando le armi hanno APPARENTEMENTE la meglio e così è effettivamente per tutte le-gli esseri senzienti uccisi e COLLETTIVA è la responsabilità. NOI dobbiamo ricominciare in ogni istante, e da zero, finché un’arma verrà usata. Dunque costruita, comprata, distribuita coi soldi delle tasse delle donne e degli uomini di tutto il pianeta. Di ognuno di NOI.

Perché, mi domando e domando, nessun sostenitore del SI al referendum costituzionale – salvo errori e, non solo mie, OMISSIONI – ha detto che l’ITALIA potrebbe risparmiare in primis sulle ARMI.

Perché, domando e mi domando, nessun sostenitore del SI dice che ogni cittadina e ogni cittadino potrebbe fare, da chi non arriva alla prima settimana del mese a chi ha pluripensioni e vitalizi, grandi risparmi. Di morti e di vite distrutte persempre, prima che di soldi.

“Un euro al giorno leva la guerra di torno” diceva Nanni (Salio).

Perché nessun sostenitore del SI ha l’onestà intellettuale di segnalare e spiegare tutti i passaggi di modifica dell’ARTICOLO 78 sulla DICHIARAZINE DELLO STATO DI GUERRA ?

Perché non si dice che se passa la nuova s-versione della Costituzione anche su questo articolo deciderà solo LA CAMERA e non più anche i senatori cancellando così la maggioranza assoluta dei componenti.

Perché i deformatori di testi e di articoli non dicono al popolo italiano che nella prima versione era prevista, e sufficiente, la maggioranza semplice dei presenti.

Cito Ernesto Incorvaia e la parte finale del suo messaggio del 20 febbraio 2015:

“I depu­tati paci­fi­sti ave­vano pro­po­sto che la mag­gio­ranza fosse qua­li­fi­cata, almeno dei due terzi. Visto che l’articolo 11 della Costi­tu­zione ci dice che «l’Italia ripu­dia la guerra come stru­mento di offesa», se que­sta deve essere dichia­rata (evi­den­te­mente in casi ecce­zio­nali, estremi e solo per motivi di difesa dei con­fini), allora che sia una deci­sione il più con­di­visa pos­si­bile. I loro emen­da­menti sono stati bocciati.

Per­ché la modi­fica di venerdì notte è gra­vis­sima?Per­ché la riforma costi­tu­zio­nale è affian­cata da una riforma elet­to­rale (l’Italicum) che pre­vede il pre­mio di mag­gio­ranza al par­tito vin­ci­tore delle ele­zioni. Il com­bi­nato dispo­sto delle due riforme dà di fatto ad un par­tito poli­tico (che potrà avere la mag­gio­ranza asso­luta alla Camera anche con una mag­gio­ranza rela­tiva dei voti dell’elettorato) il potere e la respon­sa­bi­lità di dichia­rare lo «stato di guerra».

E come potrebbe avvenire dunque, nella prospettiva di cambiamento e di applicazione del nuovo testo dell’ex articolo 78, la decisione di intervenire in Libia ? Risegnalo il pezzo di Mao Valpiana “Avventura libica: Eia, Eia ! Alalà ! C’era una volta l’articolo 11” dello scorso 12 marzo. (https://silviaberruto.wordpress.com/2016/03/12/avventura-libica-eia-eia-alala-di-mao-valpiana-presidente-nazionale-del-movimento-nonviolento-ricevo-e-volentieri-posto/).

Perché non vogliamo spendere per la vita di tutte e di tutti, piuttosto che per la morte di tutte e di tutti.

Che senso ha oggi essere e fare il medico, soprattutto in zone di guerra, se non quello di dire di NO alla guerra in una disperata e disperante marcia, senza fine,  in salita come è quello di Sisifo ?

Che senso ha essere un giurista e un costituzionalista, non solo in zone di guerra, se non quello di dire, con leggi migliori, che altri modi e mondi sono possibili. E poi darsi da fare per costruirli.

Che senso ha oggi essere un giornalista se non è di GIORNALISMO DI PACE che si deve parlare, scrivere e raccontare.

Col/i COSTRUZIONISMO/I della guerra si dice SI a tutto ciò che distrugge. Quando parlo delle armi agli studenti dichiaro sempre, col groppo in gola, che non ho mai visto un’arma che, sparando, produca VITA …

Perché torturarci, e farci torturare, con acrobazie ed equilibrismi improbabili come le definizioni di GUERRE UMANITARIE?

Perché non volere subito che bambine e bambini, giovani donne e uomini, anziane e anziani di dovunque, siano felici e VIVI a livello planetario?

Con tutti i diritti alla VITA, al cibo, all’uguaglianza, alla salute, allo studio, rispettati.

Questo passaggio culturale e umano è una RIVOLUZIONE possibile e attuabile in una vision e in una prospettiva “PANORAMICA” in cui la Nonviolenza, davvero salvifica, è il varco della storia, come ha insegnato Aldo Capitini.

Per la realizzazione di una ECONOMIA, nonviolenta, applicata e planetaria, buona PER TUTTE E PER TUTTI.

Non solo per qualcuno.

Perché o TUTTI SONO LIBERI o NESSUNO è LIBERO.

Neppure di VIVERE.

Oppure si sia coscienti di vivere a tradimento! Aggiunga ogni lettore i complementi oggetti che ritiene più significativi e rappresentativi.

Allora oggi, ieri e domani, pur nella totale disperazione nei confronti delle armi, con altre e con altri, sto cercando di impegnarmi in ciò che so e che imparo a fare, quotidianamente, per un’utopia concreta:  per UN’ALTRA DIFESA POSSIBILE.

cs_2ottobre_altradifesapossibile

 

Silvia Berruto, referente per la Valle d’Aosta di UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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