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Mar
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Dio odia le donne. Intervista a Giuliana Sgrena

STORIE è la sezione dedicata a cinque narrazioni che invitano a riflettere su violenza e nonviolenza, resistenze, pace e guerre.
La proposta è inserita nello spazio Espace memoria, all’Espace Populaire di Aosta (Italy), dove è nato 10 anni fa il progetto culturale Collettivamente memoria di cui sono ideatrice, conduttrice e quest’anno co-promotrice.

Il secondo incontro è con Giuliana Sgrena per la presentazione del suo nuovo libro.

Silvia BERRUTO_”Dio odia le donne … Limatha*, perché questo titolo? ”

Giuliana SGRENA _ “Il titolo è un po’ provocatorio.
Io sono diventata atea e per me Dio non esiste.
Per me a odiare le donne sono quegli uomini che pensano di interpretare Dio.
Il titolo esatto sarebbe “Le religioni odiano le donne”.
Il sistema patriarcale si afferma prima delle religioni monoteiste che hanno dato e continuano a dare un grande supporto al sistema patriarcale. Per questo penso che le religioni monoteiste odino le donne.”

SB_” E’ il dio degli uomini che odia le donne, non Dio.
Tu dici che il libro vuol presentare al lettore i risultati di una ricerca personale, lo sguardo di una donna atea che nelle intenzioni vuol essere “neutrale” rispetto alle diverse religioni prese in considerazione.
Come si fa ad essere equidistanti?”

GS_ “Spero di esserci riuscita. Ho avuto un conflitto con la religione cattolica per la mia esperienza vissuta da bambina che poi mi ha fatto diventare atea.
Le altre religioni sono per me più uno studio.
Con la religione islamica ho avuto molti contatti frequentando paesi
musulmani e vivendo da vicino l’esperienza di tante donne che sono represse dalla religione islamica. Anche con la religione ebraica, frequentando Palestina e Israele, i contatti ci sono stati.
Con la religione cattolica … vivo in un paese dove la religione ha una diffusione capillare e si insinua in tutti i meandri anche della vita politica.
Penso di essere riuscita a essere abbastanza distaccata, anche dalla mia esperienza passata.
Spero di essere riuscita ad essere abbastanza neutrale.
Sono contro le religioni, non contro la fede che una persona può avere. Contro le religioni in quanto istituzioni, in quanto corpo che cerca di influenzare la vita di tutti i credenti attraverso varie regole e varie imposizioni. Ho pensato che a questo punto fossi in grado di affrontare, con una ricerca, le tre religioni, senza sentirmi implicata in una piuttosto che in un’altra.”

SB_”Quindi l’ideale per tutte e tre le religioni che tu prendi in considerazione sembrerebbe essere quello di una donna virtuale: virtuosa, atarassica, passiva, rigorosamente ubbidiente e apolitica,
funzionalmente sottomessa, in balìa dei costruzionismi e di posizioni contraddittorie dei maschi.
Questo, secondo me, garantisce il dominio dei maschi, toglie progressivamente il potere alle donne, assicura l’improbabilità di un’emancipazione collettiva, oltreché singola delle donne, in alcuni paesi.
E’ così? Questa analisi ti sembra appropriata?”

GS_ “Si. Penso che la repressione delle donne, oppressione, questo fatto di non volere dare spazio alle donne nell’ambito pubblico è proprio una questione di potere.
D’altra parte tutte le religioni sono sempre state strettamente implicate con il potere.”

Giuliana fa riferimento a guerre passate e a guerre di religione in corso nelle quali la religione c’entra perché il riferimento è e va alla religione, ma i retroscena attengono, e sono legati, a questioni di potere: politico, economico, geopolitico.

Il tentativo del maschio di escludere la donna dal potere è declinato trasversalmente in tutti i settori della vita politica, sociale, culturale.
L’intento è di escludere la donna non solo dalla vita religiosa ma da ogni ambito di potere.

SB_”Seppur la donna faccia il suo empowerment c’è sempre il dominio del maschio e dunque c’è sempre un’asimmetria permanente e progressiva a livello planetario.”

GS_”Si, assolutamente. In tutti i paesi. Ci sono differenze ovviamente, ci sono dei corsi e ricorsi, ci sono dei paesi dove le donne avevano acquistato un po’ più di potere e poi l’hanno perso,
altri in cui cercano di acquistarlo e hanno progredito nella loro azione e nelle loro conquiste che però sono sempre a rischio.
In nessun paese le donne sono riuscite a raggiungere un livello di parità nella loro differenza con i maschi. E’ tutta una lotta da continuare, sperando che ci siano delle possibilità di affermazione.
D’altra parte io non penso che la liberazione, ma neanche l’emancipazione della donna, siano possibili attraverso le religioni.”

SB_”ll tuo auspicio, cito, è che “questo libro possa contribuire al dibattito in un momento di crisi dei valori che porta ad un diffuso bisogno di spiritualismo”.
Poi però affermi che non si può essere tolleranti con le religioni. L’unica conclusione e soluzione possibile, risolutiva e nonviolenta, è dunque la laicità?”

GS_”Si penso che l’unica via possibile sia quella della laicità.
Dico che non si può essere tolleranti ma naturalmente neanche intolleranti.
Penso che la laicità si debba basare sui valori che sono quelli della Rivoluzione francese: bisogna tornare a quei valori per affermare quei valori.
La religione deve essere un fatto individuale.
Io non dico che non debbano esserci le religioni in assoluto. Le religioni ci possono essere ma devono essere praticate in un ambito individuale: nessuna religione deve interferire con la politica, con lo stato. Questa è anche l’unica garanzia perché tutte le religioni siano trattate allo stesso modo altrimenti se c’è una religione che prevale sulle altre, le altre non possono avere la stessa opportunità di esprimersi.
E non è neanche possibile costruire uno stato laico se ci sono delle interferenze religiose: lo vediamo in Italia dove non c’è un stato laico perché c’è una continua interferenza della religione, in questo caso, cattolica.

Spero che il mio libro possa contribuire ad un dibattito intanto per conoscere quali sono le religioni, perché spesso c’è una scarsa conoscenza l’uno dell’altro. Si parla molto di religione islamica in questo momento ma magari non si sa che le stesse cose vengono affermate nella Bibbia e non solo nel Corano.
E’ meglio conoscere la realtà dell’altro per evitare delle contrapposizioni e anche per evitare che, sulla base di alcune affermazioni e alcune interpretazioni fondamentaliste, si diventi tolleranti rispetto ad alcune pratiche che sono non solo negative per noi ma sono negative soprattutto per le persone alle quali queste pratiche vengono imposte e soprattutto alle donne musulmane.
Se noi riconosciamo alcune pratiche religiose imposte dai maschi musulmani andiamo contro non solo alla laicità del nostro stato ma anche ai diritti individuali di quelle persone che poi sono succube di pratiche che derivano spesso da interpretazioni fondamentaliste della religione.”

* perché, in arabo

Silvia Berruto

® Riproduzione riservata

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