26
ott
14

L’autoproduzione secondo Marinella Correggia alla festa dei Gas valdostani

L’autoproduzione come utopia concreta e realizzabile

L’autoproduzione, come stile di vita individuale e collettivo e come modello economico alternativo, è stato il tema al centro della giornata di festa dei gas valdostani*.
Marinella Correggia, ecoattivista, amica e persuasa della nonviolenza, autrice del noto “Io lo so fare. Piccola guida all’autoproduzione manuale, creativa ed ecologica. Far da sé, non sprecare, risparmiare”, quarantamila copie vendute, ha animato i contenuti le riflessioni dell’incontro proprio a partire da questo utile e prezioso manuale.

Concetto base, e punto di partenza dell’autoproduzione, secondo Marinella, è il non essere gli “utilizzatori finali” del processo di utilizzo e consumo di qualsiasi prodotto, e il non delegare ad altri la produzione, le idee, l’impegno individuale e collettivo.

“Autoprodurre è un atto di pace”.
Questo l’incipit del primo capitolo della quarta edizione del “saggio” manuale datato luglio 2013.
“L’autoproduzione prospetta un modello più di pace” è l’incipit dell’imperdibile contributo di Marinella alla festa.

“Se ogni persona, famiglia, comunità cercasse di farsi carico di produrre quello che consuma – dice Marinella – non solo a livello alimentare ma a livello energetico, “le guerre non scoppierebbero più perché non ci sarebbe la necessità di combattere per andare a conquistare territori o per andare ad aprirsi le strade per far transitare i combustibili fossili o le materie prime. Se le comunità, con scambi equi con altre comunità, producessero quanto consumano, non ci sarebbe la necessità di andare a “rapinare” a casa di altri. Alla fine le guerre sono determinate o dal bisogno di vendere le armi (gli Stati Uniti e i paesi occidentali ne sono il modello) o dalla necessità di mettere le mani su zone che hanno risorse che noi potremmo produrre e non lo facciamo.”

In questo senso l’autoproduzione, assunta sul serio e in modo diffuso e a livello di comunità, “sarebbe rivoluzionaria e molto pacifica.”

Altro concetto fondamentale, da agire immediatamente è: “quanto non può essere autoprodotto, a livello di comunità e in modo sostenibile, non dovrebbe proprio essere consumato” afferma con consapevolezza “contagiosa” Marinella.

“In questo libro ho voluto richiamare alcune utopie egualitarie ed ecologiste citando libri utopici nei quali la confusione tra il lavoro manuale e intellettuale, che spesso poi non è intellettuale, è fondante. Il riferimento è alla divisione tra chi fa fatica per produrre e chi lavora invece col pensiero, tipica del modello capitalistico e di sfruttamento”.
Riemerge ancora una volta qui il concetto di delega: gli utilizzatori finali delegano il lavoro “sporco” a qualcun altro.
“L’idea delle utopie che almeno in piccolo dovremmo cercare di realizzare sta qui nel mescolare i ruoli – tutti dorrebbero fare un po’ – secondo lo slogan “faticare tutti, faticare meno. Faticare meno tutti.”
E questo c’è nell’autoproduzione. Produrre un po’ del cibo che consumiamo implica, conoscendone la provenienza, la possibilità di evitare che invece “sia uno schiavo africano a produrlo.”

Marinella sottolinea che tutto quanto è suggerito nel libro richiede poco tempo. Segue una breve riflessione sul tempo e sul fatto che esso sia una risorsa scarsa per tutti e che, pertanto, deve essere impiegata bene.
Con lo slogan: “Più autoproduzione, meno bisogno di soldi, più part-time, più tempo per vivere.”

Marinella ha segnala alcuni progetti e idee “felici” di autoproduzione da diffondere ovunque.
Nel settore della coltivazione due azioni interessanti: i puericultori di alberi da frutto e i salvatori di semi e piante.

Gli alberi da frutto richiedono cure per i primi tre-quattro anni e poi “fanno da sé”. Quindi sarebbe bello che gli spazi inutilizzati o i parchi urbani fossero utilizzati per avere dei frutteti comuni a libero attingimento, a cura di tutti.
Nella prima fase ci vorrebbe la cura di questi alberi. Si fanno nascere, si curano per un po’ e quando sono “autosufficienti” si piantano dove c’è disponibilità.

Il progetto si intitola Elzéard Bouffier, in omaggio a “L’homme qui plantait des arbres” di Jean Giono, che “seminando da solo centinaia di migliaia di semi di semi di quercia e betulle su terre collettive o abbandonate – non sue – riuscì in alcuni decenni a ridar vita a un’area dimenticata da tutti, in Francia”. Un uomo che in tempo di guerra riesce a costruire mentre gli altri distruggono.

Salvatori di semi e di piante con la raccolta e l’utilizzo di fiori selvatici e la riproduzione delle rose.

Il caso di autoproduzione alimentare estremo per chi non ha neppure un balcone è l’orto sul lavello.

L’orto in barattolo si usa per fare i germogli. “E fare i germogli significa coltivare. Senza terra.” I germogli più nutrienti si fanno da grani non decorticati: frumento, soia verde, di ceci, semi di girasole e zucca non decorticati, fieno greco, alfa alfa, mung.

Se si ha una finestra, che noi affacci ovviamente su un passaggio di automobili, si possono essiccare albicocche, fichi, pomodori: tecnica questa universale propria di molte popolazioni.

Marinella cita quindi gli strumenti per l’autoproduzione: “i manodomestici”. Manovelle e pedali coi quali si usa la nostra energia “invece di sprecarla “in palestra” con una sottile vena d’ironia …
Esistono lavatrici a manovella, radio a manovella, mulini a manovella.

Nel libro vi sono ricette per l’igiene domestica e personale, la valigetta (senza farmaci) del dottore che previene l’armadietto dei farmaci, l’autocostruzione di pannelli solari termici con la segnalazione della rete italiana per l’autocostruzione, l’autocostruzione di forni solari, con descrizioni.

Tra le premesse dell’autoproduzione c’è anche quella per cui più si autoproduce a vari livelli e meno rifiuti si producono.
Marinella ha proposto un corto sulla prevenzione dei rifiuti, progetto realizzato con Mani tese, dal titolo “Previeni i rifiuti cambia la vita – Le mani del futuro”.
La prevenzione fa parte del fare da sé.
E’ solo la prevenzione dei rifiuti che cambia il sistema consumistico

L’autoproduzione ben interpretata ha valenze multiple: dalla pace, alla vera democrazia, alla redistribuzione della fatica. Essa non è estremizzata sino all’ipostatizzazione dell’autarchia ma è concepita come una forma equilibrata di autoproduzione con scambi solidali.
Con Patrizia Donadello, Marinella ha illustrato Progetto casa Sankara.
Si tratta di un progetto di affrancamento da una situazione di schiavismo a Capitanata di Puglia in cui un gruppo di lavoratori africani sta lavorando ad un progetto di terreno da coltivare, l’idea è di ottenere venti ettari da coltivare, e di foundraising per autocostruire case di legno di cui hanno fatto un prototipo.

Video Progetto Casa Sankara dal titolo L’Autocostruzione : HO COSTRUITO LA MIA CASA – Art Village San Severo - parte 2 (è in 3 parti)

* Saint-Barthélemy (Italia, Valle d’Aosta) –  21 settembre 2014
La FESTA DEI GAS VALDOSTANI si è svolta a Saint-Barthélemy domenica 21 settembre 2014

GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALI
Rete nazionale di collegamento dei G.A.S.

silvia berruto, fan e sostenitrice

GAS VdA_blog

19
ott
14

Gabriele Del Grande su “Io sto con la sposa”

Dopo la proiezione torinese di sabato 11 ottobre presso il cinema Fratelli Marx di Torino, ho incontrato informalmente Gabriele Del Grande.

Silvia Berruto_Gabriele perché questo titolo.
Per dichiarare da che parte state o ci sono anche altre valenze?

Gabriele Del Grande_ Il titolo è per me molto azzeccato.
Il titolo l’abbiamo scelto prima ancora di partire per il viaggio, quando ancora non sapevamo nemmeno dove saremmo arrivati. Poi quando ci siamo messi a cercare il titolo per il film ne abbiamo selezionati moltissimi ma nessuno ci convinceva e siamo tornati a questo titolo perché, secondo me, è quello che meglio riassume sia il senso del film sia il senso di tutta quanta l’operazione.
Questo stare con la sposa come un simbolo di disobbedienza, del prendere una posizione.
Era sia la risposta da dare in un posto di blocco per chi era senza documenti “io sto con la sposa, io viaggio con la sposa, io scappo con la sposa” e anche per chi i documenti li aveva e stava con la sposa per … disobbedire.
Il senso è quello e devo dire che funziona bene per la campagna che ci stiamo costruendo attorno.
C’è il film e poi c’è l’operazione politica e mediatica che stiamo costruendo sul film. Quel titolo secondo me le tiene dentro tutte e due perfettamente.
E poi c’è anche l’io. L’esporsi in prima persona, prendere una posizione.

SB_E poi c’è la costruzione di un NOI.

GDG_ Questa è una cosa veramente bella.
Era veramente un NOI quel viaggio.
Non è la storia degli Italiani buoni. Gli organizzatori del viaggio siamo Italiani, Palestinesi e Siriani e portiamo cinque Siriani palestinesi.
Una commistione proprio in tutto: Khaled che prende la cittadinanza, Tasnim che ha il passaporto tedesco, Tarek che ha l’asilo in Italia.
Molto bella!

SB_Il film è un atto di resistenza civile nonviolenta. Una legge ingiusta si può modificare anche attraverso la disobbedienza civile che però ha un prezzo.
Quanto sta costando questa scelta?

GDG_Per ora non c’è nessun procedimento in corso. Noi l’abbiamo messo in conto.
Noi contiamo sul fatto che sia diventata un’operazione culturale così grossa e collettiva.
L’idea nostra è di far diventare non tanto il processo a noi tre ma a queste leggi, a questo sistema.
L’intenzione è di mediatizzare il processo e di farlo diventare veramente un dibattito su queste questioni.

SB_Proverò a ragionarci su e a studiarlo come un case study per costruire un’azione collettiva di resistenza civile nonviolenta.

GDG_ Molto interessante …

SB_Gabriele che cosa ti aspetti dal futuro. Qual è il tuo sogno del NOI costruito nella vita reale oltre che nel film.

GDG_ La sfida culturale è proprio quella di cambiare l’immaginario. Rovesciare l’estetica della frontiera.

SB_ Ma tu questo l’hai già fatto con Fortress Europe coi tuoi scritti, coi tuoi viaggi, con le tue inchieste, nei tuoi libri…

GDG_E’ un percorso. E’ un percorso chiaramente. Questa cosa è più grossa di quello che ho fatto prima.
Il cinema è un altro linguaggio.
L’idea è anche quella di uscire dal giro ristretto di chi è d’accordo.
Il cinema può aiutare coloro che non hanno mai visto queste cose o che non hanno mai fatto una riflessione politica. Un film come questo ti tocca e alcune persone non se l’aspettano tutta quell’umanità nel film.
E’ il tentativo di usare un linguaggio, in un documentario che parla di cose drammatiche ma in cui comunque c’è la poesia, l’ironia, un po’ il verso alla fiction, per raggiungere più persone possibili e per dare un po’ la scossa su questi temi con un atto forte che è addirittura quello di disobbedire e con una operazione che non è di denuncia. Questo non è un film che denuncia. E’ un film che mostra quanto è bello quel mondo che abbiamo fatto esistere.
Sì c’è anche la denuncia però mi piacerebbe di più riuscire nell’operazione di affascinare, di dire “Guardate come è bello questo mondo che abbiamo fatto esistere, guarda che bella storia e che bella cosa che abbiamo fatto.
E guardate quel confine vuoto. Anche questa è una cosa interessante. Tu vai in frontiera non c’è nessuno. Non arriva mai la polizia in questo film. Noi avevamo paura, tantissima paura, però poi, all’atto pratico, quando passi dal confine non c’è nessuno.
Il confine in Europa è una dogana vuota, è un buco in una rete sulla montagna.
Alla fine il confine è dentro la testa.
Questo film è liberatorio perché noi dimostriamo che è possibile disobbedire a quella legge ma per dire delle altre cose ovvero che si può stare insieme, si può stare con la sposa, si può essere amici, ci si può sentire veramente mediterranei, che il Mediterraneo è il nostro mare e che si possono fare le cose insieme.”

E contro il logorìo della disinformazione moderna non posso non essere d’accordo con lo slogan “bisogna aiutarli a casa loro”.
Pertanto mi sforzo e segnalo, a Salvini e ai vari padani di destra, il terzo Libro bianco sulla discriminazione e la xenofobia in Italia, scaricabile gratuitamente.
Perché non resti solo “L’idiotie en politique.*

Silvia Berruto, Giornalista contro il razzismo

* L’idiotie en politique. Subversion et néo-populisme en Italie”, Lynda Dematteo, 2007, Editions de la maison des Sciences de l’homme. CNRS Editions

DSC_1607 copia

16
ott
14

Nasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili. A Roma il 17 ottobre la prima conferenza pubblica

17 ottobre

Nasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili.

Primo esperimento di contaminazione delle libertà la Cild nasce da un grandissimo numero di organizzazioni della società civile italiana che hanno deciso di dar vita a questa Coalizione, pur nella eterogeneità dei temi trattati e delle proprie storie.

Il presidente è Patrizio Gonnella, attuale presidente dell’Associazione Antigone.

Le associazioni che aderiscono sono: A buon diritto, Antigone, Arci, Arcigay, Asgi, Associazione 21 Luglio, Associazione Luca Coscioni, Associazione Nazionale Stampa Interculturale, Associazione Tefa Colombia – Cooperazione Internazionale Modena, Cie Piemonte, Certi Diritti, Cipsi, Cittadinanzattiva, Cittadini del mondo, Cospe, Diritto di sapere, Fondazione Leone Moressa, Forum Droghe, Lasciatecientrare, Lunaria, Movimento Difesa del Cittadino, Naga, Parsec, Progetto Diritti, Società della Ragione,Zabbara.

I temi di cui si occuperà la coalizione riguardano la lotta al razzismo e ogni forma di discriminazione, i diritti delle persone immigrate e di etnia rom e sinti, il contrasto a un sistema penale e penitenziario privo di garanzie e irrispettoso della dignità umana, la lotta alla corruzione e le battaglie per la trasparenza nella pubblica amministrazione, i diritti delle persone della comunità Lgbt, la questione droghe, i diritti dei minori, la violenza contro le donne.

Dalle ore 10 presso la sala Capranichetta (piazza Montecitorio), si terrà la prima Conferenza Nazionale che rappresenta il primo momento pubblico della Coalizione.

Saranno pubblicizzate tutte le raccomandazioni presentate a Ginevra dall’organizzazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che, a partire dal 27 ottobre, dovrà giudicare il paese Italia.

E’ prevista la partecipazione di: Luigi Manconi (presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica); Aryeh Neier (già direttore dell’American Civil Liberties Union, di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations); Ivan Scalfarotto (Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento); Min. Plen Gian Ludovico de Martino (Presidente Comitato Interministeriale per i Diritti Umani); Silvio di Francia (delegato del Sindaco di Roma per i Diritti Fondamentali); Balazs Dénes (Open Society Foundations); Aldo Morrone (presidente Fondazione Ime); Eligio Resta (Università di Roma Tre, filosofo del diritto); Antonio Marchesi (Presidente di Amnesty International); Judith Sunderland (Human Rights Watch); Mauro Palma Consiglio d’Europa; Uno studente del liceo classico Virgilio di Roma; Stefano Anastasia (Società della Ragione); Guido Barbera (Cipsi); Paolo Beni (Deputato PD); Valentina Brinis (A Buon Diritto); Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni); Francesca Chiavacci (Arci); Luca Cusani (Naga); Daniele Farina (Deputato Sel); Costanza Hermanin (Open Society Foundations); Pier Paolo Inserra (Parsec); Laura Liberto (Cittadinanzattiva); Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino); Giulio Marcon (Deputato Sel); Susanna Marietti (Antigone); Gennaro Migliore (Deputato Led); Leonardo Monaco (Certi Diritti); Grazia Naletto (Lunaria); Enrica Rigo (Law Clinic Università Roma Tre); Guido Romeo (Diritto di Sapere); Arturo Salerni (Progetto Diritti); Gianfranco Schiavone (Asgi); Gianluca Solera (Cospe); Maria Stagnitta (Forum Droghe); Carlo Stasolla (Associazione 21 Luglio); Gabriella Stramaccioni (Gruppo Abele); Gabriella Guido (Vicepresidente della Cild); Andrea Menapace (Cild).

Il 16 ottobre una delegazione della Cild, con alcuni degli ospiti internazionali, alcuni parlamentari e il vicesindaco di Roma, ha in programma una visita presso il Cie di Ponte Galeria e il carcere di Regina Coeli.

16
ott
14

IO STO CON LA SPOSA. Frammenti di una storia extra ordinaria

pubblicato su:
- silviaberruto.wordpress.com
Io sto con la sposa. Frammenti di una storia extra ordinaria
Io sto con la sposa – Torino 11 ottobre 2014
http://silviaberruto.wordpress.com/2014/10/13/io-sto-con-la-sposa-torino-11-ottobre-2014/

- TRANSCEND MEDIA SERVICE
Solutions-Oriented Peace Journalism
2014, Week 42 – 13 Oct – 19 Oct
In other languages, 13 october 2014
by Silvia Berruto – TRANSCEND Media Service
https://www.transcend.org/tms/2014/10/italiano-io-sto-con-la-sposa-torino-11-ottobre-2014/

- GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO
14 ottobre 2014
http://web.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_9811.html
Silvia Berruto – Giornalista contro il razzismo

13
ott
14

IO STO CON LA SPOSA – Torino 11 ottobre 2014

IO STO CON LA SPOSA
frammenti di una storia di extra ordinaria umanità
Torino (Piemonte – Italy) – sabato 11 ottobre 2014 – Cinema Fratelli Marx

“Se devi vivere,
vivi libero
altrimenti muori
come gli alberi,
immobile.”

” Quando la guerra
ti entra in casa

dopo migliaia di morti
nei tuoi mari
e migliaia di arresti
nelle tue città

non resta che
disobbedire

cinque palestinesi e siriani
in fuga dalla guerra

e i loro speciali
contrabbandieri

in una emozionante
avventura on the road

alla ricerca della
P A C E

Una storia fantastica
eppure dannatamente vera.

Il film è dedicato ai nostri figli perché nella vita arriva il momento in cui bisogna decidere da che parte stare.”

“Io sto con la sposa” è un film documentario.
Atto politico.
Culturale.
Umano.
Deontologico.
Necessario.

Un documento di impegno civile.
Atto totale di resistenza civile nonviolenta.
Azione nonviolenta di ribellione a leggi ingiuste.
Irresponsabili, inefficaci, inefficienti, inutili e punitive quelle italiane.
Complementari alle leggi europee.
“Diciassette paesi europei si dichiarano accoglienti nei confronti dei profughi ma poi dove sono?” conclude, sconcertato, Ahmed, uno dei cinque profughi partecipanti al corteo nuziale, del film-verità, composto da 23 donne e uomini Italiani, Siriani e Palestinesi.
La controprova è il problema irrisolto delle migrazioni che non più soltanto un tratto distintivo di alcuni popoli, ma è ormai divenuto un universale culturale del nostro presente planetario.
E come tale va assunto e affrontato insieme al con-seguente dovere-diritto universale di libera circolazione per tutti.

“Io sto con la sposa” è la storia vera di un viaggio, durato quattro giorni (dal 14 al 18 novembre 2013) e tremila chilometri percorsi, a piedi, in auto, in treno da Milano fino a Malmo (Svezia), compiuto da un fittizio corteo nuziale composto da 23 persone tra cui il giovane Manar.

E’ un viaggio interiore, e viaggio reale insieme, compiuto da un gruppo di persone che ha deciso di fare qualcosa per la libertà degli altri e, in definitiva, contemporaneamente, per la propria.

“Se devi vivere, vivi libero altrimenti muori …” sono le parole di un amico di Abdallah – lo sposo – quasi un fratello come dichiara nel film.

Abdallah è sopravvissuto al naufragio del 11 ottobre 2013 dove morirono 26 persone e 250 sono stati i dispersi. “Siamo rimasti un’ora e mezza a largo, tutto intorno c’erano cadaveri che galleggiavano, ma né Malta né l’Italia si decidevano ad intervenire – racconta. A un certo punto hanno iniziato a buttare i cadaveri a bordo, uno sull’altro, me li sentivo addosso, mentre ero disteso a terra. Ma non riuscivo a muovermi, così ho mosso una mano per far capire che ero vivo. Ero riuscito a sopravvivere a un naufragio e stavo per soffocare sotto i cadaveri.”

Un’azione collettiva per il riconoscimento della libertà e della dignità di chi è costretto a spostarsi – il profugo – e che aspira al purtroppo solo minimalista, dovuto, riconoscimento dello status di rifugiato per poter ricominciare una nuova vita.

Per togliere i migranti dalle mani avide dei contrabbandieri – una delle parti del problema – alcuni dei quali sono addirittura capaci di portare i migranti sulle Alpi, farsi pagare, e poi abbandonarli dicendo loro che si trovano in Svezia.
Con passeurs amici, civili inermi ma imbattibili proprio per la loro azione disobbediente e co-organizzata, si compie invece quell’atto – straordinario nel film ma ordinario nella quotidianità di una vita di senso – del farsi carico delle storie degli altri, delle vite dei profughi segnate da ferite non rimarginabili che nel film si sono autorappresentate nell’esercizio di un mutuo aiuto che, in definìtiva, altro non è che mero dovere civile.
Fors’anche per quel vecchio Leitmotiv per il quale o si è tutti liberi o nessuno è libero e per tutte le verità contenute nelle toccanti parole di Tasneem (la sposa) quando dice che c’è un sole per tutti, che il cielo è di tutti e che la vita è per tutti rendendo omaggio al diritto collettivo universale alla vita e alla mobilità che è di tutti e per tutti: nessuno escluso.
In questo senso il film sdogana la libertà di circolazione per tutti senza se e senza ma.

Perfettamente riuscito, perché restituito in modo magistrale dalle immagini, è l’incanto della rap-presentazione di questi speciali “compagni” nell’accezione etimologica latina del termine di compagno ovvero di colui “che mangia lo stesso pane”.
Compagni di viaggio, e non solo, di questa indimenticabile storia filmica e di vita.
Compagni persempre.

La purezza e la fascinazione di una scelta che richiama alla mente il Talmud – nel concetto “chi salva una vita, salva il mondo intero” – e la seduzione per la bellezza di un mondo “altro” da quello dei contrabbandieri, delle leggi e degli uomini non giusti, sono restituiti dalle emozioni palpabili, forti, vere che hanno cambiato le esistenze di tutti e che ritmano il film raggiungendo spesso climax di rara umanità e “stupendità.”

La “nostalghìa” straziante ma dignitosa dei profughi a tratti si rarefà contaminandosi con la forza e la determinazione della necessità del dover-voler arrivare alla fine del viaggio al più presto possibile.

Canzoni, danze, poesie, preghiere sono presenti in quella dinamica nonviolenta così necessaria che è la festa quando, a notte inoltrata, viene a riempire la vita e la giornata fatta di dodici ore di viaggio. A rinfrancare dalla stanchezza, dalla tensione, dalla paura tutti i protagonisti che celebrano così quel rito felice, sublime e collettivo talmente tanto normale da essere stato da taluni dimenticato e osteggiato, dell’accoglienza e della solidarietà condivisa fra pari.
Perché la pace, così tanto agognata e ricercata, significata nel trailer del film, si canta, si danza, si prega e si recita. Con poesia. Collettivamente.

In ogni sosta notturna il gruppo viene accolto da amici ospitali, che insieme ricordano, festeggiano e supportano la voglia di resistere e di riscatto del gruppo, ma soprattutto dei cinque profughi, a testimonianza che un altro mondo e un’altra Europa solidali esistono.

Le riprese sono state effettuate in presa diretta, senza dialoghi scritti né personaggi. Ognuno è stato interprete di se stesso. “Abbiamo ragionato per scene” dice Gabriele.

Ad agosto 2014, apprendiamo alla fine del film, Abdallah, Mona e Ahmed hanno ottenuto lo status di rifugiati mentre, dopo quattro mesi dall’arrivo a Malmo, Alaa e Manar sono stati “rispediti” in Italia.
Li abbiamo incontrati ieri sera a Torino al cinema Fratelli Marx nel corso dell’incontro col regista Gabriele del Grande.
L’emozione e la fatica, per una corresponsabilità così pesante, mi hanno impedito di parlare con Manar e Alaa come avrei voluto. Tenterò di porre rimedio a questo.

Ma se l’altro è un altro me stesso, e se così si sceglie di vivere ogni giorno, allora non ha più bisogno di spiegazioni quel “NOI” di cui parla Gabriele e che è alla base della scelta del gruppo e dell’azione politica culturale nonviolenta di disobbedienza civile e di accompagnamento verso la libertà.

“Se è nostro il mare, nostri sono i morti e nostri sono i vivi”, come ricorda Gabriele, costruiamo mondi, e modi, possibili in cui non esistano più profughi ma donne e uomini, seppur migranti, nostre compagne e compagni di vita, vive e vivi, libere e liberi.
Ovunque.
Altrimenti possiamo NOI morire come gli alberi.
Immobili.”

Imperdibile.

Silvia Berruto, Giornalista contro il Razzismo

Io sto con la sposa

I numeri:
3 registi, 23 persone nel corteo nuziale, 2167 produttori dal basso che attraverso il crowdfunding ha portato più di 98.000 euro.

A Torino (Piemonte – Italy), sabato 11 ottobre 2014, al Cinema Fratelli Marx si sono registrate 482 presenze nelle tre proiezioni.

“Io sto con sposa” è stato presentato fuori concorso nella sezione ORIZZONTI della 71° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto il Premio FEDIC, il Premio HRNs – Human Rights Nights Award per il Cinema dei Diritti Umani e il Premio di critica sociale Sorriso diverso Venezia 2014.
E’ stato selezionato all’IDFA – International Documentary Film Festival di Amsterdam – (19-
30 novembre 2014) uno dei più importanti festival del documentario al mondo.

Soggetto, sceneggiatura e regia

Antonio Augugliaro

Gabriele Del Grande

Khaled Soliman Al Nastri



con

Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed, Mona Al Ghabr, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry, Tareq Al Jabr, Marta Bellingreri, Rachele Masci, Chiara Denaro, Valeria Verdolini, Elena Bissaca, Ruben Bianchetti, Daniele Regoli, Marco Garofalo, Silvia Turati, Gina Bruno.



Prodotto da 

Gina Films



Produttore associato

DocLab



Finanziato da
2.167 produttori dal basso


Distribuzione cinematografica in Italia

Cineama



Direttore della fotografia

Gianni Bonardi



Operatori di ripresa

Antonio Augugliaro

Marco Artusi

Valentina Bonifacio



Fotografo di scena

Marco Garofalo



Suono in presa diretta

Tommaso Barbaro



Montaggio

Antonio Augugliaro



Supervisione al montaggio

Lizi Gelber



Color Correction

Gabriele Cipolla



Sound design e montaggio del suono

Tommaso Barbaro



Sound mix

Massimo Mariani



Musiche Originali

Dissòi Lògoi

Tommaso Leddi

Matteo Maltauro

Alberto Morelli

Franco Parravicini

Federico Sanesi

MC Manar

Mosè – C.O.V.



Calligramma locandina

Khereddin Obed

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DSC_1619 copia-001

02
ott
14

Giornata internazionale della Nonviolenza_Gavardo (BS). La proposta del progetto-intervento © LIB(E)RI NON BOMBE

2 ottobre giornata pace

02
ott
14

2 ottobre 2014_Giornata Internazionale della Nonviolenza_”Un’altra difesa è possibile”

comunicato stampa

CS2




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